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Pubblicità, Google e Facebook indagate da Commissione Ue e Antitrust Uk

La Commissione europea e l’Autorità antitrust britannica hanno avviato indagini su un accordo del 2018 fra riguardante la pubblicità display online

di Andrea Biondi

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2' di lettura

Un patto di non aggressione tra i leader della pubblicità su Internet, dove Facebook accettava di non competere con gli strumenti e servizi tecnologici di Google e in cambio otteneva un trattamento speciale nell’utilizzarli. L’intesa aveva anche un nome in codice preso in prestito dalla fantascienza di Guerre Stellari: Jedi Blue. Insomma, ci sarebbe stato un patto di cooperazione e mutua assistenza fra i due big del Web. E il tutto a danno degli editori e inserzionisti pubblicitari

È su queste basi che si fonda l’azione di Commissione europea e Antitrust del Regno Unito (Cma) che si sono mossi formalmente, con indagine, su Google e Meta (Facebook) sospettati di aver violato le regole di concorrenza. Nel mirino c’è un accordo raggiunto dai due gruppi nel 2018 per lavorare a strettissimo contatto sulla frontiera delle inserzioni digitali, viziando aste e prezzi. Questione non da poco se si considera che, almeno stando alle rilevazioni Wpp, Alphabet (Google), Meta (Facebook) e Amazon, insieme valgono il 50% della pubblicità globale e fra l’80 e il 90% di quella digitale.

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Quale il caso, dunque, alla base dell’indagine? Google fornisce servizi di tecnologia pubblicitaria che fungono da intermediari tra inserzionisti ed editori mediante la vendita all’asta in tempo reale di spazi pubblicitari display online su siti Web o app mobili, anche attraverso il suo programma “Open Bidding”. Meta a sua volta fornisce servizi di pubblicità display online e, attraverso la sua “Meta Audience Network”, partecipando alle aste per spazi pubblicitari di editori terzi utilizzando i servizi di tecnologia pubblicitaria di Google e concorrenti.

L’accordo Jedi Blue consente a Meta, tramite il suo Meta Audience Network, di partecipare al programma Open Bidding di Google a condizioni di vantaggio. Il che potrebbe tradursi in un modo per «distorcere la concorrenza in un mercato già altamente concentrato, a scapito delle tecnologie concorrenti di diffusione pubblicitaria, degli editori (di contenuti) e, infine, dei consumatori», ha detto la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager. Il rischio per i due colossi è di vedersi comminare sanzioni fino al 10% del fatturato globale. È anche vero che indagini di questo tipo richiedono anni.

Si tratta di accuse «false», ha replicato un portavoce di Google dopo l’annuncio dell’apertura di due indagini da parte di Bruxelles e Londra. «Si tratta di un accordo documentato pubblicamente e a favore della competizione, che consente a Facebook Audience Network (Fan) di partecipare al nostro programma Open Bidding, insieme a decine di altre società», sottolinea il portavoce, indicando che l’obiettivo è «aumentare la domanda di spazi pubblicitari degli editori, così da aiutare gli editori ad aumentare i ricavi».

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