Google Arts & Culture

Google per il patrimonio culturale minacciato dal cambiamento climatico

Con la piattaforma Heritage on the Edge monitora i danni del mutamento su cinque siti UNESCO selezionati da CyArk e ICOMOS

di Giuditta Giardini

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Rapa Nui - Isola di Pasqua

Con la piattaforma Heritage on the Edge monitora i danni del mutamento su cinque siti UNESCO selezionati da CyArk e ICOMOS


4' di lettura

Mercoledì 29 gennaio, Google Arts & Culture ha lanciato la piattaforma Heritage on the Edge con l'intento di sensibilizzare i naviganti della rete ai danni causati dal cambiamento climatico su siti culturali esposti agli agenti climatici. A presentarlo al grande pubblico sul blog di Google è stato il professore PhD Toshiyuki Kono presidente dell'International Council on Monuments and Sites (ICOMOS), organizzazione partner del progetto. A collaborare con Google sono anche esperti, archeologi, architetti, storici da ogni paese e CyArk , un'organizzazione no-profit artefice dell'archivio digitale/3D di siti culturali in pericolo e a rischio di scomparsa più grande e dettagliato del mondo. Il lavoro sul campo ha interessato cinque siti già eletti Patrimonio dell'Umanità UNESCO e selezionati in base all'impatto che il cambiamento climatico sta avendo su di essi: Rapa Nui (Isola di Pasqua), Kilwa Kisiwani (Costa Swahili, Tanzania), Città Vecchia e Nuova di Edimburgo (Scozia), Moschea Città di Bagerhat (Bangladesh) e l'antica città di Chan Chan (Perù).

Moschea Città di Bagerhat - Bangladesh

Che Google Arts & Culture mettesse a portata di mouse storie, immagini, musei di più di 80 paesi già si sapeva, ma dal 2011 il colosso di Mountain View lavora per l'innovazione delle istituzioni culturali, lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie che aiutano a preservare e condividere la cultura in nuovi modi. Heritage on the Edge era uno dei tanti progetti in cantiere, «per il lancio della piattaforma sono stati selezionati da CyArk e ICOMOS cinque siti UNESCO, ma l'apporto di Google è stato prettamente tecnologico» spiega uno degli archeologi responsabili del progetto, Chance Coughenour «il contributo di Google permette di esplorare in street view i siti culturali, avere accesso a 50 esposizioni su climate change, a modelli 3D, nonché di ascoltare interviste ad esperti e gente del posto». «Le testimonianze degli abitanti delle zone limitrofe ai cinque siti culturali che parlano dell'importanza per le loro vite delle statue di Rapa Nui sull'Isola di Pasqua, o del carattere identitario della Moschea di Bagerhat in Bangladesh o del Castello di Edimburgo per la città e per l'intera Scozia sono la parte del progetto che più mi sta a cuore» racconta Coughenour intervistato in occasione del lancio da ArtEconomy24.

Chan Chan - Perù

Come nasce il progetto?
Google e i suoi partner hanno già lavorato ad altri progetti relativi alla preservazione di siti culturali, bersaglio di conflitti armati e catastrofi naturali, a queste minacce, oggi, si aggiungono gli effetti disastrosi del cambiamento climatico. Possiamo renderci conto dei danni che il mutamento del clima provoca a questi siti monitorandoli attraverso la piattaforma. Possiamo definire questo progetto “unico” perché fino ad ora nessuno aveva fatto studi simili e archiviato tutto questo materiale con lo scopo di osservare l'impatto che il mutamento del clima ha sui siti culturali. Il progetto è in fieri e stiamo continuando a collaborare con i partner per capire che direzioni prendere per il futuro.

Castello di Edimburgo - Scozia

Qual è lo scopo di Heritage on the Edge?
La piattaforma Google, disponibile gratuitamente online, permette di monitorare in continuazione le condizioni dei siti prescelti. Per esempio, è oggi possibile controllare che le famose statue dell'Isola di Pasqua, collocate a ridosso della costa e minacciate dall'innalzamento delle acque e dalle mareggiate, non rovinino nel mare. I dati raccolti attraverso spedizioni in loco e continuamente aggiornati permettono di fissare punti nel tempo. Se ad una determinata data è associata un'immagine del sito, comparando questi punti diventa possibile capire a che velocità viaggino gli effetti distruttivi dei mutamenti del clima. Al tempo stesso sono stati condotti programmi di formazione locale per valutare le vulnerabilità del sito e sviluppare piani di gestione e conservazione.

Kilwa Kisiwani -Costa Swahili, Tanzania

Come vengono raccolti i dati?
Il progetto di raccolta dati è stato condotto da CyArk a mezzo di droni e mettendo insieme fotografie aeree, scattate da terra e scansioni 3D per un anno e mezzo. Alcuni dei siti selezionati non erano mai stati documentati in questo modo. Fondamentale per la raccolta delle informazioni è stato l'apporto della comunità scientifica e l'aiuto delle autorità locali che hanno assistito gli esperti nella fase di raccolta dei cultural data.

ArtEconomy24 si è già interessata di cultural data, la domanda è sempre la stessa: come vengono gestiti i dati raccolti? Sono messi a disposizione del pubblico?
I dati culturali sono raccolti e gestiti da CyArk in modo democratico. Il materiale è messo a disposizione degli utenti della rete con l'aiuto della Google Cloud Platform , ma per usi diversi da quelli aventi scopo di lucro. Se si raggiunge il fondo della pagina iniziale di Heritage on the Edge si trova un banner con un invito a remixare e ri-utilizzare i dati raccolti da CyArk e un link a OpenHeritage3d . Su OpenHeritage3d sono disponibili anche dati relativi a siti non inclusi in Heritage on the Edge, per l'Italia è disponibile materiale sulla Piazza del Duomo di Pisa del 2006 e Pompei raccolti nel luglio 2003 da DIAPReM - Università di Ferrara , su Stabia antica e la Villa di Arianna anche questi resi disponibili dal lavoro dell'Università di Ferrara e Cyark.

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