diritti umani

Google, protesta dei dipendenti dopo la morte di George Floyd: «Basta vendita servizi alla polizia Usa»

Il movimento di critica ai comportamenti della Polizia ha visto aziende come Amazon e IBM prendere le distanze e bocciare l’utilizzo delle tecnologie per il riconoscimento facciale

di Biagio Simonetta

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(REUTERS)

Il movimento di critica ai comportamenti della Polizia ha visto aziende come Amazon e IBM prendere le distanze e bocciare l’utilizzo delle tecnologie per il riconoscimento facciale


2' di lettura

Un gruppo sempre più numeroso di dipendenti (oltre 1.600 secondo Techcrunch) ha chiesto a Google di bloccare la vendita di tecnologia ai dipartimenti di Polizia negli Stati Uniti. Una richiesta che affonda le sue ragioni nel vasto movimento di critica ai comportamenti della Polizia esploso dopo la morte di George Floyd, e che ha visto già aziende come Amazon e IBM prendere le distanze e bocciare l’utilizzo delle tecnologie per il riconoscimento facciale.

Le lettera al ceo

«Siamo delusi dal fatto che Google stia ancora vendendo la sua tecnologia alle forze di polizia, che pubblicizzi questa partnership e che cerchi di espandere questo business, anziché tagliare i legami con la Polizia e unirsi a milioni di persone» hanno scritto i dipendenti in una lettera al Ceo di Alphabet, Sundar Pichai.

In sostanza i dipendenti si chiedono perché sia necessario «aiutare le istituzioni responsabili del ginocchio al collo di George Floyd ad essere più efficaci a livello organizzativo». E tirano in ballo la storia del dipartimento di Polizia di Clarkstown, che ha in essere un contratto sul Cloud con Google che la stessa società di Menlo Park pubblicizza come un successo, e invece è stato citato più volte con accuse di sorveglianza illegale dagli organizzatori di Black Lives Matter.

La lettera gira fra i dipendenti di Google da circa una settimana, e a quanto pare sta raccogliendo consensi su consensi. Giova ricordare che già in passato i dipendenti di Big G sono stati in grado di esercitare pressioni vincenti sull’azienda, come quando chiesero di smettere di lavorare al Progetto Maven, e Google decise di non rinnovare il contratto con il Pentagono.

Stavolta, per i dipendenti del colosso californiano, sono le partnership con la Polizia a essere in netto contrasto con le dichiarazioni di equità razziale che dirigenti come Pichai portano avanti da anni.

Nessuna marcia indietro

Sulla partnership con la Polizia, però, da Mountain View cercano di chiarire: in una dichiarazione rilasciata da The Verge, un portavoce di Google ha fatto intendere che la società non ha alcuna intenzione di interrompere il proprio lavoro con il governo, le forze dell’ordine o i dipartimenti di polizia, citando le linee guida etiche di Google come protezione contro gli abusi. «Anni fa siamo stati la prima grande azienda a non pubblicizzare commercialmente il riconoscimento facciale e abbiamo principi di intelligenza artificiale molto chiari che ne vietano l’uso o la vendita per la sorveglianza. Abbiamo termini di utilizzo di lunga data per piattaforme informatiche generalmente disponibili come Gmail, GSuite e Google Cloud Platform, e questi prodotti rimarranno disponibili per i governi e le autorità locali, compresi i dipartimenti di polizia».

Google contro Trump

Intanto la società californiana ha preso le distanze dalla scelta di Trump di sospendere i visti per i lavoratori stranieri. «Gli immigrati non solo hanno alimentato le innovazioni tecnologiche e creato nuove attività e posti di lavoro, ma hanno anche arricchito la vita americana - ha affermato il portavoce di Google Jose Castaneda - Il continuo successo dell’America dipende dalle aziende che hanno accesso ai migliori talenti di tutto il mondo. Soprattutto ora, abbiamo bisogno di quel talento per contribuire alla ripresa economica dell’America».

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