PER ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

Google, multa record dall’Europa: 4,3 miliardi di euro per Android

di Alberto Magnani


La maxi multa Ue a Google per Android spiegata in 9 punti

3' di lettura

La Commissione europea ha inflitto a Google una maximulta da 4,3 miliardi di euro per l'abuso di posizione dominante esercitato dal suo sistema operativo mobile, Android. La sanzione, la più alta mai imposta a un'azienda, è stata annunciata a Bruxelles dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, confermando i rumor già circolati in mattinata sulla stampa internazionale. Ora l’azienda ha 90 giorni di tempo per adeguarsi o rischia ulteriori sanzioni, pari al 5% dei ricavi medi giornalieri di Alphabet, la holding che controlla Big G. Vestager, secondo quanto riporta l'agenzia americana Bloomberg, aveva già allertato il ceo di Google Sundar Pichai, con una telefonata privata in attesa della conferenza stampa di oggi.

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Il totale delle penalità inflitte al colosso californiano sale così a 6,7 miliardi di euro nell'arco di soli due anni, dopo i 2,4 miliardi chiesti nel 2017 per aver favorito il suo sistema di comparazione prezzi (Google Shopping). La somma, ha spiegato Vestager nella conferenza stampa successiva all’annuncio, è parametrata in basa a durata della violazione, gravità dell’illecito e giro d’affari della holding. Nel frattempo è in corso una terza indagine, incentrata sulla - presunta - rimozione di inserzionisti rivali dal sistema di pubblicità online Google AdSense.

Le “tre gambe” dell’indagine
In sostanza, l’accusa della Commissione è di aver sfruttato Android per “dirottare” tutto il traffico sul motore di ricerca Google. «Google ha usato Android come un veicolo per cementare il dominio del suo motore di ricerca - ha detto Vestager - Queste pratiche hanno negato ai concorrenti la possibilità di innovare e competere nel merito». L’inchiesta si regge su tre filoni, tutti tesi a evidenziare i comportamenti anticoncorrenziali di Android, oggi forte di una quota di mercato pari all’80% del totale. Nell’ordine, Big G avrebbe imposto ai produttori di smartphone di preinstallare app come Google Search e Google Chrome “in cambio” dell’accesso a Google Play, oltre a impedire l’utilizzo di versioni di Android derivate dall’originale (Android Fork) e distribuire incentivi economici per rimanere fedeli ai servizi di Big G. La sanzione è frutto di un’indagine iniziata nel 2016, sotto la regia di Vestager (ribattezzata da Donald Trump «Lady tax»), anche se i regolatori fanno notare che la condotta illegale di Google «risale originariamente al 2011»

Google: faremo ricorso
La reazione dell’azienda non si è fatta attendere. Google ha già annunciato che «farà ricorso» contro la multa record, ribadendo un concetto già espresso in vista del verdetto. «Android - dice un portavoce di Google - ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione». In un secondo momento è arrivata anche la replica di Sundar Pichai, il ceo del colosso californiano. La decisione, dice Pichain, «non tiene in considerazione il fatto che i telefoni Android siano in concorrenza con i telefoni iOS, cosa che è stata confermata dall'89% di coloro che hanno risposto all'indagine di mercato condotta dalla stessa Commissione». Pichai batte anche sul tasto della “democratizzazione” degli smartphone che sarebbe stata garantit a da Android, consentendo a «milioni di sviluppatori di costruire il proprio business» e «a miliardi di consumatori» di «permettersi di acquistare e utilizzare dispositivi Android all'avanguardia».

Al di là dell’impatto finanziario, quasi contenuto rispetto al fatturato aziendale di Google (oltre 110 miliardi di dollari di ricavi in un anno e riserve cash per quasi 103 miliardi), la decisione obbligherà il gruppo a rivedere le sue pratiche commerciali su Android: un business vitale per il colosso, in un periodo dove la clientela e le inserzioni pubblicitarie migrano in massa verso il mondo mobile. Pichai ha lasciato intendere, fra le righe, che il sistema operativo potrebbe diventare a pagamento («Siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l'equilibrio raggiunto con Android»).

Le conseguenze politiche
La decisione europea potrebbe scatenare reazioni che vanno ben oltre il rapporto - già teso - fra Bruxelles e le grandi aziende tech americane. La maximulta arriva nel vivo delle turbolenze innescate dalla guerra commerciale di Donald Trump contro il resto del mondo, inclusi i partner europei. Una sanzione di questo calibro su una multinazionale americana potrebbe solleticare ancora di più l’insofferenza della Casa Bianca per l’Unione europea, giudicata alla stregua di un nemico da Trump.

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