dopo il bando trump

Google toglie la licenza Android a Huawei, l’azienda: «Continueremo a dare aggiornamenti e servizi»

di Biagio Simonetta


Ecco cosa succede dopo lo schiaffo di Google a Huawei

5' di lettura

Una bomba a orologeria. A pochi giorni dalla decisione dell’amministrazione Trump di porre Huawei in una blacklist commerciale, la prima conseguenza ha del clamoroso, e rischia di avere ripercussioni sull’intero mondo tecnologico. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, infatti, Google ha deciso di sospendere ogni rapporto commerciale con l’azienda cinese, mandando in frantumi accordi milionari. Un’azione dalla portata enorme che andrebbe a sconvolgere il mercato degli smartphone e i suoi equilibri.
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Lab24/ La lunga cavalcata degli smartphone: guarda la corsa di Huawei, da outsider a leader.

La mossa di Mountain View
La notizia è stata ancitipata da Reuters cita fonti vicine al colosso di Mountain View, poi è arrivata una nota di Google, che in sostanza conferma, e una di Huawei (vedi in fondo all’articolo). Come conseguenza del bando di Trump, Google dovrebbe interrompere i rapporti commerciali con Huawei, costringendo l’azienda di Shenzhen a correre ai ripari e trovare un piano B per i suoi smartphone. Intanto, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, anche le aziende Usa produttrici di chip e microchip - da Intel a Qualcomm, da Xilinx a Broadcom - si sono adeguate alla linea dettata dall’amministrazione Trump e hanno tagliato i ponti con Huawei, congelando le forniture destinate al colosso tecnologico cinese.

Si tratta di sviluppi che rischiano di portare alle stelle le tensioni tra Washington e Pechino, già impegnate in un braccio di ferro sui dazi.

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Rischio tsunami per il big player cinese
Huawei, che è il secondo produttore di smartphone più importante al mondo (dietro la coreana Samsung) e che non ha mai nascosto le sue aspirazioni di primato, produce device del macrocosmo Android, sistema operativo di Google. E proprio con Google ha accordi commerciali che tengono in piedi questo rapporto. Per quanto di base Android sia un sistema open source, le versioni del sistema operativo ottimizzate - con annesse app del mondo Google (da Gmail a Maps, fino a YouTube e Chrome) - sono frutto di accordi fra i produttori di smartphone e Big G. Accordi che prevedono delle entrate per il colosso californiano, che si fa pagare una sorta di licenza. A oggi, dunque, anche Huawei paga Google per ottenere questi servizi. Con la decisione di interrompere ogni forma di rapporti commerciali, invece, quello che si prospetta è un vero e proprio tsunami nel mondo tech.

Cosa succede agli smartphone Huawei
Ma andiamo per gradi, e iniziamo dagli smartphone Android: cosa succederà adesso? Se Google ha deciso di stroncare le sue partnership con Huawei, quello che potrebbe succedere ai telefoni del produttore cinese è presto detto. I device già in commercio, per esempio il nuovo Huawei P30, dovrebbero smettere di ricevere gli aggiornamenti di Android e app Google. Nel giro di un anno (ma anche meno), dunque, diventerebbero dispositivi con software non aggiornato, dunque più esposti a rischi e meno performanti. Per quanto concerne i nuovi smartphone (quelli non ancora in commercio), il discorso sarebbe ancora più complicato, perché Huawei non avrebbe alcuna licenza e potrebbe installare su di questi solo la versione Aosp di Android, cioè quella open source che non prevede, tra le altre cose, il pacchetto delle Google Apps. Una soluzione, questa, che ricorda quella di marchi minori, molto spesso cinesi, che non hanno grandi velleità sul mercato.

Huawei e Kirin Os
C’è da dire che, per quanto la decisione di Google possa sembrare un fulmine a ciel sereno, qualche sentore c’era già stato. Qualche mese fa avevamo scritto di come Huawei stesse lavorando a un suo sistema operativo che potrebbe chiamarsi Kirin Os. La preoccupazione che la scure di Trump potesse abbattersi concretamente sui propri prodotti, come pare stia accadendo in queste ore, ha spinto il produttore cinese a portarsi avanti. E oggi non è escluso che dagli uffici di Shenzhen possa spuntare fuori un sistema operativo già pronto per rimpiazzare Android. La vera domanda, però, è quanto questo possa essere competitivo sul mercato. E la risposta, in fondo, la conosciamo già.

Le possibili conseguenze
Oggi Android (e tutto l’ecosistema Google che si porta in grembo) è il sistema operativo più usato al mondo. Le Google Apps sono utility diffusissime: dalle mappe a YouTube, da Gmail a Calendar, da Google Foto a Drive. Ed è veramente difficile immaginare che i device Huawei senza più Android possano avere lo stesso appeal fra i consumatori. Le conseguenze per il produttore cinese, insomma, potrebbero essere veramente pesantissime. Ma le ripercussioni, aprendo lo sguardo, sembrano poter avere una portata ancora superiore. Perché l’eco di questa storia fa tremare ogni equilibro in corso fra Cina e Stati Uniti.

Rischio rappresaglie su iPhone
Non bisogna dimenticare che uno degli smartphone cardine del sogno tech americano, l’iPhone, viene prodotto in Cina. E che da Pechino potrebbero - per esempio - decidere di bloccare il tutto come risposta a Washington. Una ipotesi che sembra abbastanza remota, certo (l’indotto cinese sul telefonino di Apple è enorme, e uno stop farebbe malissimo alla filiera, quindi all’economia cinese), ma che in una situazione come quella attuale non è da escludere a priori. E gli altri produttori? Per l’analista Carolina Milanesi si intravedono spiragli di opportunità. «È una situazione complessa, ma un’opportunità per OnePlus, Xiaomi e, se Google si muove un po’ di fretta con accordi carriers, anche per Pixel», ha scritto la Milanesi su Twitter. Relativamente a Pixel, molto dipenderà da quanto Big G voglia veramente puntare sul mercato degli smartphone. Quello che potrà succedere, insomma, è tutto da scrivere. La miccia è appena stata accesa. L’effetto domino che rischia di scaturirne può scatenare un terremoto internazionale senza precedenti per il mondo tech e non solo. Siamo solo all’inizio.

Le note di Google e di Huawei
«Ci stiamo conformando all'ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti» ha scritto in una nota Google. Mentre Huawei: «Huawei ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Come uno dei principali partner globali di Android, abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open-source per sviluppare un ecosistema che ha portato benefici sia agli utenti che all'industria. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti i prodotti Huawei e Honor esistenti per smartphone e tablet che coprono quelli venduti o ancora disponibili a livello globale. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza per tutti gli utenti a livello globale».

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