Bergamo

Gori: «L’integrazione di istruzione e quartieri è perno dell’inclusione»

Reti di comunità

di Giovanna Mancini

Piazza Vecchia, Bergamo

2' di lettura

L’esperienza della pandemia ha riportato l’attenzione delle città sui quartieri e le comunità. «Una dimensione in cui le persone si sentono meno sole e possono trovare sostegno anche al di là dei servizi che l’amministrazione pubblica è in grado di offrire perché, purtroppo, noi e le nostre strutture arriviamo fino a un certo punto». Per il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, l’esperienza tragica del Covid ha dimostrato la necessità di investire sulle comunità di quartiere, quindi sulle reti sociali che le compongono, sul commercio di vicinato, ma anche sulle connessioni tra i quartieri stessi e con il centro cittadino.

Proprio il tema delle comunità e della loro coesione ispira la strategia preliminare del progetto «Spaz_Are», presentato dal Comune di Bergamo per la Manifestazione di interesse indetta da Regione Lombardia. «Questo bando ci consente di affrontare molti temi, dalla riqualificazione urbanistica alla mobilità sostenibile, alla coesione sociale – spiega il sindaco Gori –. Il tema di fondo è mettere insieme hardware e software, per così dire: programmare cioè interventi sulla componente fisica della città, legate però ad azioni che incidano sulla componente sociale». Una visione che si sposa con altri progetti precedentemente avviati dall’amministrazione, come l’intervento Legami urbani, dedicato alla parte sud della città, che alcuni anni fa arrivò quarto nel bando nazionale sulle periferie. «Questa volta abbiamo deciso di concentrarci su tre quartieri della cintura Nord-Est, che insieme contano 15mila abitanti, il 12% della popolazione cittadina, e hanno alcune caratteristiche in comune», aggiunge Gori. Sono quartieri moto vivaci, con una tradizione di cittadinanza attiva e partecipazione alla vita pubblica. Ma hanno anche punti di fragilità: una popolazione anziana numerosa (oltre 4mila unità), una percentuale elevata di famiglie mononucleari (il 41%), problematiche socio-sanitarie e assenza di piazze e luoghi di aggregazione.

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«A partire da questi elementi e dalla presenza di un grande istituto scolastico che aveva necessità di essere ricostruito, abbiamo elaborato un progetto fondato su quattro driver – precisa il sindaco -: il primo è la rifunzionalizzazione degli edifici scolastici, con l’idea di realizzare un modello di integrazione tra scuola e territorio, in cui gli istituti educativi funzionino come elementi di raccordo delle comunità di quartiere, al di là delle funzioni strettamente formative». Secondo driver, la riqualificazione di contesti abitativi dismessi o in disuso con l’obiettivo di creare un Villaggio della comunità che ospiti residenze per anziani o per disabili, un asilo nido e una Casa della comunità. Il terzo driver prevede di incrementare la mobilità dolce, il verde urbano e l’animazione sociale. Infine, la parte software del progetto, con una serie di azioni di inclusione sociale, a sostegno delle reti di quartiere.

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