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Governance FtseMib, il 92,5% delle aziende ha un comitato di sostenibilità

Erano appena il 25% dieci anni fa. C’è però un deficit: soltanto 1 consigliere su 6 ha competenze in sostenibilità. Emerge dai risultati dell’Osservatorio di Sustainability Makers

di Chiara Di Michele

3' di lettura

Integrare la sostenibilità nella corporate governance è diventata da qualche anno la normalità per le grandi aziende quotate italiane, che cominciano anche a riservare un posto esclusivo alle tematiche ambientali e sociali all’interno dei board. Oggi il 92,5% delle aziende del Ftse-Mib ha un comitato di sostenibilità nel consiglio d’amministrazione mentre nel 2013 questa percentuale si limitava al 25%. Soprattutto, si osserva che quasi la metà di queste aziende (45,9% nel 2022) ha un comitato endoconsiliare dedicato esclusivamente ai temi socio-ambientali, a fronte del 28,6% nel 2020 (+17,3%).

L’Osservatorio sulla governance

Sebbene sia frequente trovare comitati con più deleghe, soprattutto con la sostenibilità unita al controllo dei rischi (24,3%), l'aumento di questi organi con deleghe esclusive, indica che la «sostenibilità viene interpretata non solo come un tema di gestione dei rischi ma come un’opportunità», commenta Matteo Pedrini, direttore scientifico di Sustainability Makers, il network dei professionisti della sostenibilità, che nel 2013 ha istituito l’Osservatorio “Governance della sostenibilità”, insieme ad Altis Graduate School of Sustainable Management dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, con lo scopo di monitorare l'integrazione della sostenibilità nella corporate governance in Italia e in Europa.

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Carenza di competenze

L’edizione di quest’anno per la prima volta supera i confini europei analizzando un campione di oltre 1.400 aziende quotate in tutto il mondo. L’Italia insieme alla Francia ricopre una posizione di leadership per la diffusione di comitati endoconsiliari con responsabilità legate alla sostenibilità, ma il Paese soffre di una carenza di competenze, come emerge dall’analisi di oltre 2.500 curriculum vitae di membri dei consigli d’amministrazione.

Quasi tutte le aziende quotate nell’indice Ftse-Mib (85%) hanno almeno un consigliere con competenze legate agli aspetti Esg, contro il 57,5% del 2020 (+17,5%), ma osservando il quadro complessivo in media in Italia solo un consigliere su sei (circa il 15%) è competente in sostenibilità.

«Le competenze stanno entrando nei consigli d'amministrazione ma in molti casi sono ancora assenti o poco diffuse», spiega Pedrini, che parla di un quadro «allarmante, considerata l’urgenza di integrare la sostenibilità nel modello di business e nel modo di operare delle imprese, per raggiungere gli obiettivi di transizione ambientale e di responsabilità sociale».

In questo scenario, secondo il ricercatore, diventa sempre più centrale il ruolo del sustainability manager. Per cui, è necessario «un legame più forte tra governance e management, in modo da allineare le competenze del board con le competenze necessarie per gestire le tematiche di sostenibilità. È questo il vero nodo».

La politica delle remunerazioni

A segnare un'accelerazione in questi anni è l'integrazione degli obiettivi di sostenibilità negli schemi di remunerazione dei vertici aziendali. In Italia l'87,5% delle aziende quotate ha definito una politica della remunerazione variabile basata su criteri Esg (+25% rispetto al 2020), in Francia la diffusione di questi obiettivi riguarda il 100% delle aziende Cac-40 (in quanto esiste un obbligo normativo), mentre nel Regno Unito è il 76,8% e negli Stati Uniti la presenza è residuale (14%).

Gli obiettivi più utilizzati riguardano i temi della diversità e dell'inclusione, inseriti al primo posto in Italia (48,5%), seguiti dalle emissioni (prevalenti in Francia e Uk), e da quelli di sicurezza e salute dei dipendenti. «Stiamo andando verso una standardizzazione delle aree tematiche che vengono incluse nei sistemi di incentivazione mentre fino a due anni fa c’era una giungla», spiega Pedrini, evidenziando come in Italia ci siano aziende che stanno investendo in modo significativo sulla sostenibilità, assegnando un peso fino al 40% a questo indicatore nella remunerazione dei vertici.

Per quanto riguarda l'impatto dei meccanismi di governance della sostenibilità sulle performance aziendali, questi generano un discreto miglioramento sui risultati ambientali e sociali mentre non sembrano così rilevanti per le performance economiche.

La presenza di un comitato di sostenibilità e di una policy sulla remunerazione legata agli obiettivi Esg è associata a un discreto aumento della redditività del capitale investito (Roa) mentre la policy sulle competenze è ancora poco efficace ed è associata a un calo del Roa. «Quando si investe in piani di sviluppo sostenibile si hanno dei costi che comportano un abbattimento del Roa nel breve periodo, ma potenzialmente c'è un miglioramento nel medio-lungo periodo», osserva Pedrini.

La domanda da porsi è se un modello sostenibile, compatibile con l'ambiente e la società, stia diventando gradualmente una precondizione per l'operatività di un'azienda a livello europeo. Infatti, «è difficile immaginare che un'organizzazione di grandi dimensioni, fra qualche anno, possa fare business senza avere un certo grado di attenzione agli aspetti ambientali e sociali».


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