il consiglio dei ministri rinviato

Governance Recovery Plan, riforma Mes e nuova legge elettorale: i tre dossier che dividono la maggioranza. Renzi: «Rottura? temo di sì»

Prossime ore decisive sia per definire una cabina di regia con il compito di gestire i 196 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza sia per trovare un’intesa sulla riforma del Salva Stati

di Andrea Carli

Pronte regole Recovery, 60 progetti sul tavolo

4' di lettura

La governance sull’utilizzo dei 196 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La riforma del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, anche detto “Fondo Salva Stati”. E poi, a completare il pacchetto dei dossier nei quali si registrano le distanze più considerevoli all’interno della maggioranza, il capitolo riforme, con in prima fila la nuova legge elettorale. Distanze che, come nel caso del via libera alla riforma del Mes, potrebbero destabilizzare gli equilibri interni del Conte due fino - ma è lo scenario più “estremo” - a delineare lo scenario di un nuovo esecutivo. L’allarme è comunque rosso, e nelle prossime ore si capirà se è destinato a rientrare o meno.

Il braccio di ferro sulla governance del Recovery Fund

Il primo nodo riguarda la struttura di governance dei fondi che arriveranno dall’Europa. Il consiglio dei ministri che si sarebbe dovuto tenere il giorno dell’Immacolata è alla fine saltato, segnale che all’interno della maggioranza le distanze sulla cabina di regia permangono. Italia Viva è contraria. Già irritati dalla resistenza di Conte al rimpasto, i renziani sono pronti a far pesare i loro numeri in parlamento. L'orientamento emerso nel corso della giornata di lunedì 7 dicembre, dopo un consiglio dei ministri già di per sé era piuttosto teso, era quello di puntare su un decreto ad hoc. Le norme per definire la cabina di regia dei fondi europei non sarebbero più introdotte come emendamento alla manovra, all’esame della Camera, ma con un provvedimento autonomo. Una volta trovata la quadra, il piano andrà poi inviato al parlamento e alla commissione europea.

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Renzi: «La struttura di Conte moltiplica le poltrone. Rottura? temo di sì»

«La struttura di Conte pensa a moltiplicare le poltrone ma non va a dare una mano ai disoccupati, ai negozi chiusi a chi soffre. Se le cose rimangono come sono voteremo contro. Per noi un ideale vale più di una poltrona. Circa il rischio di una rottura, spero proprio di no, ma temo di sì», ha dichiarato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, al Tg2.

La partita sulla riforma del Mes

Il 9 dicembre sarà invece una giornata determinante per gli equilibri del governo su un altro dossier caldo, quello del Mes, e in particolare sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità che ha ottenuto il via libera dell’Eurogruppo. Al Senato si voterà su questo dossier, ma l’aula di Palazzo Madama non sarà chiamata a dare il via libera all’attivazione della linea di credito contro la pandemia. Nonostante il capo politico dei Cinque Stelle Vito Crimi abbia lanciato messaggi tranquillizzanti, assicurando che non ci saranno problemi, anche perché chi vota “no” vota contro una decisione presa dal gruppo M5S e quindi rischia l’espulsione dal MoVimento, il rischio di uno sgambetto alla maggioranza da parte dei frondisti Cinque Stelle non si può escludere. «Ho trascorso due intere giornate insieme ad altri 60 parlamentari per mediare le posizioni, per trovare un punto di caduta - ha scritto la senatrice M5S Barbara Lezzi sul suo profilo facebook -. Grazie a questo lavoro è venuta fuori una risoluzione che non è quella ideale ma, almeno, rivendica il ruolo del Parlamento in sede di ratifica e avverte che non sarà disposto al voto finale se non ci sarà l'avanzamento significativo del resto del pacchetto di riforme (Edis prima di tutto). Tutto a posto? No - ha continuato la senatrice -. Il testo dovrà essere ulteriormente mediato con il resto delle forze di maggioranza». E qui si delinea l’ennesimo ostacolo: Italia Viva al momento si è sfilata dalla risoluzione di maggioranza depositata al Senato.

Il cambiamento di linea di Forza Italia

A Palazzo Madama la maggioranza ha sempre avuto numeri non ampi ma ora, dopo la lettera degli ortodossi M5s della settimana scorsa contrari alla riforma, è chiaro che l'alleanza giallorossa si prepara a una giornata di passione, anche perché il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, dopo il sostegno sul via libera allo scostamento di bilancio, ha annunciato il no del suo partito. «Noi non ci facciamo dettare le nostre scelte né dagli alleati né dagli avversari», ha spiegato l’ex premier.

La risoluzione unitaria

Sul Mes la chiave per smussare la fronda pentastellata è la risoluzione unitaria M5S, Pd, Iv e Leu che verrà presentata in aula al Senato, dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 10 e 11, che dovrebbe dare il via libera alla riforma del Salva Stati. Ogni parola sarà pesata e sarà probabile oggetto di lunghe contese tra gli alleati. Conte non ha mai nascosto la sua contrarietà al fondo ma, allo stesso tempo, a Bruxelles dovrà avere un mandato chiaro del parlamento, in vista del rush finale sul negoziato sul Recovery. Porre veti sul Mes e attaccare chi, come Polonia e Ungheria, continuano ad opporsi al Recovery sarebbe un “non sense” che azzopperebbe la strategia italiana. Il Mes può diventare la Tav. Le divisioni sul fondo Salva stati potrebbero portare la maggioranza al punto di non ritorno, come avvenne con l'alta velocità, che fotografò in Parlamento la spaccatura fra il M5s e la Lega.

L’impasse sulla nuova legge elettorale

Il terzo tema divisivo è quello delle riforme. Il Pd è in pressing: vuole che siano rispettati gli impegni sui correttivi costituzionali e la legge elettorale da approvare dopo il taglio dei parlamentari. Itavia Viva anche in questo caso frena e chiede di varare un pacchetto più complessivo, dalla riforma del bicameralismo alla clausola di supremazia con le Regioni, prima di mettere mano alla legge elettorale. Anche sulla legge elettorale che sarà le distanze non mancano, a partire dalla soglia di sbarramento che nel Germanicum è fissata al 5% e che Leu vorrebbe almeno al 4%. M5s spinge per proseguire sull'impostazione proporzionale del Germanicum. Conte ha chiarito che vedrà i leader dei partiti di maggioranza all'esito del lavoro dei tavoli, auspicando al contempo riforme «coraggiose».

Sullo sfondo dei diversi dossier, la sfida delle prossime amministrative con il voto in città chiave come Roma, Milano, Napoli, Torino. Ma quella partita, considerati il percorso che attende la maggioranza nelle prossime ore e le fibrillazioni crescenti, allo stato attuale appartiene a un orizzonte, allo stato attuale, lontano, con gran parte delle variabili ancora tutte da definire.

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