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Governo, appoggio esterno? Letta avverte M5S e Lega

Ancora tensioni nella maggioranza che sostiene l’esecutivo guidato da Mario Draghi

di Emilia Patta

Draghi: "Non capisco perché mi si voglia tirare dentro vicenda M5s"

3' di lettura

«Sosterremo fino alla fine questo governo, non un altro. Questo governo deve durare fino alla fine della legislatura e deve rimanere così. Se ci sono traumi non saremo della partita. La continuità è necessaria». Enrico Letta riunisce la direzione del Pd per fare il punto sull’agenda politica dopo il successo delle candidature di centrosinistra alle comunali.

Ma è giocoforza che, in presenza dell’ultimo scontro inscenato da Giuseppe Conte contro il premier Mario Draghi per le sue presunte intromissioni nella vita interna del M5s, l’attenzione sia soprattutto rivolta alla stabilità.

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E il messaggio di Letta all’”alleato” del campo largo - ma anche alla Lega di Matteo Salvini - è chiaro: nessun appoggio esterno, il Pd non continuerà a sostenere il governo se qualcuno pensa di scappare. Avvertimento che arriva a Conte assieme a quello dello stesso Draghi («non sono disposto a guidare un governo con un’altra maggioranza») e anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella («dopo Draghi ci sono solo le elezioni»).

Ora Conte è di fronte a un bivio. E deve prepararsi bene all’incontro con Draghi, previsto nei prossimi giorni ma non ancora in agenda. Le pressioni dei parlamentari rimasti nel M5s dopo la scissione ad opera di Luigi Di Maio con la costituzione dei gruppi di Insieme per il futuro sono molto forti: si chiede al leader l’uscita dal governo e il passaggio all’appoggio esterno. E anche se lo stesso Conte ha escluso questa eventualità nel suo colloquio di mercoledì sera con il Presidente Mattarella, nessuno tra Palazzo Chigi e Largo del Nazareno è pronto a escludere possibili scivoloni. Intanto Di Maio, che ieri è riuscito a formare il gruppo anche al Senato grazie al prestito del simbolo Centro democratico di Bruno Tabacci, avverte: «Nasciamo per stabilizzare l’esecutivo e per difenderlo dai colpi di testa di alcune forze politiche». Parole che rafforzano i sospetti pentastellati di «operazioni di palazzo a tutela dell’elite», come dice il vicecapogruppo alla Camera Luigi Gallo.

Draghi: il governo non è a rischio, mai detto di rimuovere Conte

Ma il punto è che Conte non può uscire dal governo, non ora almeno: se lo facesse romperebbe l’alleanza con il Pd e sarebbe costretto a correre da solo alle politiche, con tutti i rischi connessi. E proprio in queste ore scadono i termini per presentare le candidature per le primarie di coalizione in Sicilia - dove in autunno si voterà per la regione - già fissate per il 23 luglio: una volta preclusa la strada di Giancarlo Cancelleri per via della regola del limite del secondo mandato, la scelta del M5s è caduta su Barbara Floridia , sottosegretaria all’Istruzione, mentre il Pd ha già puntato le sue fiches sull’eurodeputata Caterina Chinnici e la sinistra su Claudio Fava.

Come è pensabile uscire dal governo e rompere con Letta mentre si stanno per celebrare le prime primarie insieme? Ma è anche vero che il presidente del M5s non può neanche chiudere lo scontro aperto con Draghi senza nulla in cambio. La prossima settimana arriverà in Aula alla Camera il decreto Aiuti, che contiene due questioni ad alto rischio: lo stop al superbonus al 110% e la norma che autorizza la costruzione del termovalorizzatore a Roma. Margini di mediazione tuttavia non sembrano esserci. E già si ragiona su l’astensione o l’uscita dall’Aula al momento del voto (alla Camera sì alla fiducia e astensione sul testo, in Senato dove il voto è unico uscita dall’Aula). Sarà politicamente sostenibile?

Continua intanto il duello a distanza tra Letta e Salvini sulla questione dello ius scholae e della cannabis che i giallorossi hanno voluto portare in Aula alla Camera nonostante la contrarietà del centrodestra. Con il leader leghista che minaccia a sua volta la crisi di governo se il Pd non rinuncia ai provvedimenti e Letta che risponde «non arretriamo». Ma è Draghi stesso a disinnescare la miccia: «Su questi provvedimenti di iniziativa parlamentare non mi esprimo, il governo non è coinvolto».

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