La partita sulla rete

Governo in attesa, soluzioni allo studio

di Carmine Fotina

(Reuters)

3' di lettura

Sembra acclarato ormai che fin dall’inizio dell’affondo di Vivendi sul mercato italiano alcune mosse dei francesi non siano apparse al governo un esempio di zelo formale e di trasparenza. Prima la scalata in Mediaset condotta in modi considerati «opachi», poi la tardiva notifica su Tim. La sensazione che possibili conflitti di interesse tra le due società vadano attentamente monitorati. E l’idea che non ci sia stato in questi mesi un grande interesse da parte dei vertici ad avere contatti diretti. Per questo anche le frasi di de Puyfontaine rimbalzate ieri da Capri - «Siamo disponibili a incontrare il Governo e le Autorità regolatorie» - vengono accolte con cautela. Dovrà essere l’azienda a chiedere ufficialmente un incontro, si fa capire, e ovviamente sarà ricevuta. Secondo alcune voci, i francesi si sarebbero mossi per una richiesta di incontro al premier Paolo Gentiloni e al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Ma fino a ieri sera tutto questo non risultava ancora formalizzato.

C’è un tema di forma non disgiunto dalla sostanza. Perché un incontro potrebbe servire a entrare nel merito di alcune questioni strategiche, che vanno dagli investimenti alla centralità della rete in riferimento anche allo sviluppo della banda ultralarga. Nell’intervista concessa la settimana scorsa al Sole 24 Ore, il ministro Calenda ha fatto riferimento anche all’infrastruttura di accesso di Tim dicendo che si sta «approfondendo il modo più giusto per affrontare il tema di una rete sempre più aperta, sicura, neutrale e moderna».

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È un argomento di estrema delicatezza, sul quale sarebbero stati chiesti diversi pareri ad esperti tra i quali Francesco Caio, ex ad di Poste, tra i massimi conoscitori del settore delle tlc e ora consulente del governo per la politica industriale. Sarebbe stata interpellata in via informale anche l’Authority per le comunicazioni, che potrebbe a breve avere un incontro (non è stato ancora fissato) con i nuovi vertici ma come si fa in tutti i casi in cui un’azienda regolata cambia il management.

A quanto risulta l’ipotesi di una norma impositiva per lo spin off della rete sarebbe stata accantonata. Diverso il discorso se, ispirandosi magari a quanto richiesto dall’authority inglese Ofcom a British Telecom per ampliare le garanzie della rete Openreach, si parlasse di separazione societaria (non proprietaria) su basi regolamentari o volontarie. L’esame, per ora a livello tecnico, sarebbe tutt’al più a questo punto. Solo in una fase successiva, con una eventuale società separata, entrerebbero nel vivo valutazioni su una quota pubblica nel nuovo soggetto (Cassa depositi e prestiti resta sempre il primo indiziato ) e in un futuro ancora più lontano su una società unica delle reti con Open Fiber.

C’è però un aspetto, osservano fonti di governo, tutt’altro che marginale. I vertici di Tim non hanno al momento manifestato interessi formali verso ipotesi di questo tipo. Quanto poi all’altra partita in corso, quella relativa al possibile esercizio del «golden power» su Telecom Sparkle, non c’è l’intenzione di fare partite di scambio, osservano le stesse fonti.

Per diradare ogni nube ad ogni modo i tempi saranno brevi. Entro ottobre - probabilmente già a metà mese - dovrebbe essere presa una decisione definitiva sul golden power. E, sull’altro fronte, se davvero si dovesse aprire un dialogo sulla rete di accesso non si potrebbe temporeggiare, considerando la complessità tecnica dell’operazione e il declinare della legislatura.

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