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Governo, Boccia: non importa colore ma economia

Secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del Meeting di Rimini, «serve una manovra economica che ponga attenzione al lavoro e alla crescita


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2' di lettura

«Non ci aspettiamo nessun tipo di governo in termini di colori. In termini economici ci aspettiamo delle risposte importanti per il futuro che abbiamo davanti a noi» ovvero «una fase difficile in termini economici». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del Meeting di Rimini.

A chi gli chiedeva quale fosse la preferenza degli imprenditori, se un nuovo governo con questo Parlamento o nuove elezioni, il presidente degli industriali ha risposto: «Noi non entriamo nel merito delle tattiche e della questione voto sì, voto no. Entriamo nel merito economico, abbiamo delle date importanti davanti a noi». Boccia, in particolare, ha sottolineato che «entro il 26 agosto bisogna definire il nome di un commissario italiano (per l’esecutivo europeo, ndr), per noi dovrebbe essere non solo un nome autorevole nell'interesse del Paese ma dovremmo ambire a un commissario alla Concorrenza, al Mercato interno o al Commercio, per avere un ruolo determinante da protagonisti in Europa.

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«C'è un rischio stagnazione e possibile recessione: molte filiere del lusso italiano sono collegate alla filiera tedesca. Il fatto che la Germania non
vada bene non è certo un segnale positivo per l'Italia» ha rilevato il presidente di Confindustria. Anche per questo «abbiamo davanti a noi una manovra economica che non è affatto semplice». La situazione che vede un rallentamento della crescita della Germania, che si avvia a una fase recessiva, la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina che non aiutano un Paese esportatore come il nostro e quindi c’è una priorità economica che andrebbe affrontata all’interno di una domanda: fare un governo per fare cosa? Questa è la domanda determinante».

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Il presidente di Confindustria ha sottolineato la necessità di «una manovra economica che ponga attenzione al lavoro e alla crescita, che sono state al centro delle cinque convocazioni» delle parti sociali «prima della crisi di governo in cui molte delle parti sociali convergevano su alcuni punti, ossia la riduzione delle tasse sul lavoro, una grande dotazione infrastrutturale e il salario minimo, che non è una critica ma bisogna collegarlo ai contratti di rappresentanza».

«Si dovrebbe partire da un metodo: capire per ogni provvedimento quali sono gli effetti sull'economia reale. Abbiamo una emergenza occupazionale al Sud che si avvia a essere una emergenza anche al Nord. Abbiamo necessità - ha aggiunto Boccia al Meeting di Rimini - di affrontare queste cose in una logica di equilibrio tra sviluppo e consenso. Questi elementi sono determinati: serve una proposta in chiave europea di una grande dotazione infrastrutturale transnazionale eventualmente finanziabile con 'eurobond'. E serve una attenzione ai giovani che sono esclusi dalla società italiana».

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