IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA

Governo, Bonomi: c’è uno stato confusionale non decisionale, Paese non si fida

Il presidente dell’associazione datoriale a Zapping: tak force Recovery Plan soluzione bizantina, la manovra non guarda alla ripartenza

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Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi (foto Ansa)

Il presidente dell’associazione datoriale a Zapping: tak force Recovery Plan soluzione bizantina, la manovra non guarda alla ripartenza


3' di lettura

«Quello che è il tema centrale è la fiducia, gli italiani nel primo lockdown hanno dimostrato un alto senso civico perché gli era stato detto cosa veniva chiesto e quali erano le risposte attese, con l'estate questo patrimonio di fiducia è stato devastato e quindi nessuno su fida più. Siamo ad una settimana dall'apertura della stagione sciistica e ancora non c'e' chiarezza». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, intervenuto a Zapping.

Il Paese dice che non si fida

«È questo che oggi sta minando, che ogni settimana si cambia idea - ha aggiunto Bonomi-: le scuole si riaprono, si richiudono, si aprono a pezzi. Dà l'idea che c’è uno stato confusionale e non decisionale e questa è la cosa peggiore: è venuta meno la fiducia e non lo diciamo noi, lo dicono i depositi bancari degli italiani. In un periodo di crisi è aumentato il risparmio privato perché nessuno spende più. Era dai tempi della crisi petrolifera che non c'era un risparmio così. Siamo in un periodo di crisi e il Paese dice che non si fida. Non c'e' chiarezza, non c'e' una linea e questo è dato dal mancato ascolto».

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Recovery Plan: task force soluzione bizantina , non è la strada

Il presidente di Confindustria ha espresso perplessità sull’approccio dell’esecutivo nei confronti del Recovery Plan. «Parto dalla Task force, diciamo che siamo rimasti senza parole perché dire che è una soluzione bizantina è poco - ha affermato Bonomi -: c'è un comitato di tre ministri che dà la misura che si cerca una mediazione politica per gestire una situazione difficile all'interno della maggioranza ma soprattutto si certifica che i ministeri e la Pa non sono in grado di gestire i fondi del Next Generation Ue. Vengono proposti sei manager che spero non siano manager di Stato, perché vorrebbe dire una statalizzazione dell'intervento europeo e, soprattutto, siano manager senza conflitti di interesse perché sarebbe strano che gestiscano fondi Recovery e poi arrivino a favore di progetti per le loro imprese. E i 300 esperti è veramente l’apoteosi». «Perché se questo deve essere la struttura che gestisce i fondi con rapidità, capacità decisionale ed efficacia credo che non sia quella la strada - ha continuato il presidente di Confindustria -. Ricordo che nel decreto semplificazioni di luglio dovevano essere nominarti 50 commissari per lo sblocco delle grandi opere. Siamo ancora in attesa dell'elenco. De Micheli ha detto che è arrivato a Palazzo Chigi e lì si è fermato. Non abbiamo chiarezza, non abbiamo trasparenza, è una politica degli annunci e vengono continuamente fatti annunci a cui non seguono i fatti e questi ci preoccupa molto».

Manovra non guarda a ripartenza, non bastano sussidi e ristori

Quanto poi alla manovra, all’esame della Camera, il ddl di Bilancio «dà l'idea che non c'è visione, è ancora concentrata sull'emergenza e non guarda alla ripartenza». «Il tema - ha spiegato - non è tanto il blocco dei licenziamenti o la cassa Covid ma che la manovra è un insieme di tanti provvedimenti slegati tra di loro e che non danno una visione di ripartenza. Questo è il vero problema di questa manovra e noi lo continuiamo a denunciare ma restiamo inascoltati. Non è con i continui sussidi che si fa ripartire il Paese», ha aggiunto. Quanto ai ristori, Bononi ha chiarito: «È giusto nell'emergenza intervenire perché nessuno deve rimanere indietro ma bisogna creare le condizioni per la ripartenza. Non è con i ristori che arriveremo alla ripartenza, non è questa la strada».

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