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Senato, capigruppo divisi: oggi voto in aula sul calendario della crisi. Pd-Leu attaccano Casellati

Di Maio su Fb: non vogliamo sederci al tavolo con Renzi, Salvini ha tradito italiani, faccia dimettere suoi ministri. M5s-Pd-Misto mobilitano 159 senatori per il possibile voto. La presidente del Senato: in un momento così delicato il rispetto delle regole è l’unico metro da adottare. Il Pd mobilita i senatori, domani tutti presenti


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7' di lettura

Il Senato è convocato martedì alle ore 18, per il voto sul calendario dei lavori. Lo riferisce l'ufficio stampa di Palazzo Madama al termine della conferenza dei capigruppo che, come era atteso, non ha raggiunto l'unanimità sull'agenda della crisi di governo. La capigruppo ha fissato per il 20 agosto le comunicazioni del premier Giuseppe Conte.
La capigruppo della Camera, invece, prevista inizialmente per le 12 è stata spostata alle ore 19, dunque dopo il voto dell'aula del Senato sul calendario. Lo riferisce Montecitorio.

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Già ieri la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, aveva avvertito che «la convocazione dell’Assemblea, nell'ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l'applicazione del regolamento». Aggiungendo che «l’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’assemblea, che è sovrana. Non il Presidente, dunque». «In un momento così delicato per il Paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole» ha concluso Casellati.

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Pd e LeU parlano di « forzatura gravissima quando nella capigruppo c'era l'accordo della maggioranza su Conte che avrebbe riferito il 20 in Aula». Per Anna Maria Bernini (Fi) «M5S e Pd creano una rampa di lancio per Conte bis o un nuovo governo».

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Intanto, in diretta Facebook il leader M5S Luigi Di Maio chiude la porta a Matteo Renzi: «Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Sento parlare di aperture o di chiusure ma il M5s vuole solo una cosa: che si apra al taglio dei parlamentari. Ci aspettiamo che la Camera possa votare la legge». «La Lega pugnala l’Italia alle spalle e la pagherà nelle urne» dichiara poi Di Maio durante una diretta Facebook che ha registrato oltre 34mila utenti connessi, ribadendo la richiesta alla Lega di far «dimettere i suoi ministri» già avanzata stamane nel corso dell’assemblea dei parlamentari M5S. Per Di Maio Salvini è responsabile del rischio dell’esercizio provvisorio: «Salvini ha deciso di mettere a rischio il Paese: un governo che nasce dopo il voto a ottobre non avrà il tempo di fare le cose. Se tutto va bene un nuovo governo ci sarà a dicembre - dice il leader M5S - e non avrà il tempo per fare tante cose come il taglio dell'Iva o di confermare il reddito e la pensione di cittadinanza. Andremo in esercizio provvisorio: un rischio assurdo». «Bisogna andare al voto ma» senza «dire al presidente Mattarella cosa fare. È lui che decide come e quando si va» alle urne, ha aggiunto poi Di Maio.

Di Maio: Lega stacca spina perchè vicina a revoca concessioni Benetton
Secondo il capo politico Cinquestelle «la Lega ha deciso di staccare la spina a questo governo perché era arrivato» il momento del «taglio delle concessioni ai Benetton». Per Di Maio sulle decisioni del Carroccio ha influito il fatto che fossero ormai imminenti «la riforma della prescrizione», ha detto in diretta Facebook, «la riforma della giustizia» e «il taglio di 345 parlamentari». Siccome, ragiona Di Maio, come governo «stavamo arrivando a questo, la Lega ha deciso di staccare la spina, mettendo a rischio l'Italia, le famiglie e le imprese». Dal canto suo, Matteo Salvini ribadisce: «Noi stiamo già lavorando alla manovra economica per il prossimo governo ». «Non rispondiamo agli insulti quotidiani di chi non vuole mollare la poltrona, Renzi e 5Stelle - aggiunge Salvini - prima si vota prima l'Italia riparte: chi ha paura delle elezioni?». In serata, al termine dell’assemblea con i parlamentari leghisti in un hotel romano, rispondendo alla domanda se sia intenzionato a ritirare la delegazione della Lega nel governo, Salvini sottolinea: «Non siamo attaccati alle poltrone, lo vedrete presto...». E sui tempi del voto, «confido nella saggezza del Presidente della Repubblica» Mattarella. «Non c’è una maggioranza, il Parlamento è bloccato. Noi siamo per dare voce al popolo, mi domando “chi ha paura degli italiani”, se qualcuno la tira in lungo poi spiega l'aumento dell'Iva». Alla domanda se ci sia un accordo tra Lega e Forza Italia, Salvini ha risposto: «L’unico accordo che vedo è quello fra Renzi e M5S per salvare la poltrona».

Voto di oggi, M5S Pd e Misto mobilitano 159 senatori
A quanto si apprende, secondo calcoli del Pd, in Aula al voto sul calendario del Senato potrebbero essere presenti (al netto di chi non riesce a rientrare dalle vacanze) 102 senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi. Il nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l'informativa di Conte non prima della prossima settimana.

Il Pd ha mobilitato i senatori con un messaggio. «Qualora la presidente Casellati con una assurda forzatura decidesse, a seguito della capigruppo di oggi, di convocare l’aula per il voto sul calendario già domani, martedì 13 agosto, sarà fondamentale la presenza di tutti», recita la nota che sarebbe giunta ai parlamentari. Posizione ribadita anche dal presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci: «È inaudito e impensabile convocare domani l’Aula sulla crisi, servono i tempi necessari», ha detto arrivando a Palazzo Madama per la capigruppo. «Ci risulta che ci sia una richiesta formale da parte del presidente del Consiglio Conte» di fare le sue comunicazioni, ha aggiunto, «per noi si deve partire da lì poi si aprirà formalmente la crisi».

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Di Maio: Lega ritiri suoi ministri, noi a fianco di Conte
Già in mattinata, ieri, Di Maio era andato all’attacco del Carroccio. «La Lega faccia dimettere tutti i suoi ministri da questo Governo - ha detto il vicepremier all’assemblea dei parlamentari M5S -. I ministri della Lega dovrebbero votare contro se stessi. Noi saremo al fianco di Giuseppe Conte. Ha il diritto di presentarsi alle Camere per dire quello che abbiamo fatto, quello che potevamo fare e che non faremo. Ci devono guardare negli occhi». Secondo il leader Cinquestelle «Salvini non ha tradito il movimento o Conte , ma milioni di italiani a cui per 14 mesi aveva detto che non guardava i sondaggi. Ha tradito il contratto di governo per i suoi interessi». «Berlusconi e Salvini stanno andando dal notaio per firmare un patto che assicura seggi a Berlusconi - ha continuato poi il leader M5S -. Lo dico a Forza Italia: oggi Berlusconi vi mollerà. E Salvini svenderà Lega a Berlusconi come fece 20 anni fa». Attacchi a Salvini anche da parte di Beppe Grillo, che sul suo blog scrive: «Lo sceriffo è in fuga dalla città, attraversa a gran velocità gli stati del sud accolto da un oceano di fischi».

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Parlamentari M5s: Salvini traditore, su voto decide Mattarella
Oltre all’accusa a Salvini di essere “un traditore” degli italiani e del contratto di Governo, m anche di un «capitano che abbandona la nave», nel corso dell’assemblea Ms5 di stamattina con Di Maio è emerso l’orientamento di affidarsi al presidente Mattarella che «è l'unico che decide quando e se andare a votare». Il “sentiment” della riunione vede le posizioni allineate a quelle del capo politico del Movimento. Non sono mancati interventi critici anche se di una minoranza». Di Maio è tornato anche sulla questione del taglio dei parlamentari, un «taglio che si deve fare», «non mi improta chi lo voti, basta che si faccia». Nel corso dell'assemblea M5S molte voci critiche si sono levate attribuendo a Di Maio la scarsa trasparenza nei processi decisionali. Tra le più critiche quella della presidente della Commissione Finanze, ed ex membro del direttorio, Carla Ruocco, che ha evidenziato come «la 'demeritocrazia' è la definizione più indicata ed adatta alla gestione che Luigi Di Maio ha messo in campo e che la 'demeritocrazia' è un cancro di tutti i contesti che vogliano avere un futuro». Ruocco ha portato l’esempio della sua proposta di legge sulle semplificazioni fiscali che Di Maio ha osteggiato in quanto si trattava di un «provvedimento utile ai cittadini che aveva l'unica colpa di essere stata scritta da me».

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Buffagni (M5S): sono il per il voto
Arrivando all’assemblea, il sottosegretario Cinquestelle Stefano Buffagni ha dichiarato:«Io sono per andare a votare», e «l’alleanza con il Pd non è il tema» che va discusso nella riunione dei gruppi M5S. Mentre Stefano Patuanelli, capogruppo Cinquestelle al Senato, ai microfoni di Radio24 fa sapere che Di Maio «è il nostro capo politico», ma che sul candidato premier «ci sono diverse possibilità, le valuteremo nelle prossime settimane».

Grasso: opposizione può fermare “blitz” salviniano
Ma il “blitz” salviniano sul calendario potrebbe essere fermato dall’opposizione. Lo spiega su Facebook Pietro Grasso (LeU): «Salvini vorrebbe votare la mozione di sfiducia prima di ferragosto - spiega Grasso - gli altri intorno al 20, per dare modo a tutte le senatrici e i senatori di poter partecipare ad un voto così importante. Con ogni probabilità a prevalere in quella riunione sarà la data del 20, ma siccome non ci sarà unanimità potrebbe essere convocata l'Aula in modo che si voti sul calendario, magari sfruttando le possibili assenze e provando a “ribaltare” il risultato ottenuto in capigruppo», prosegue il senatore. «Come evitare il “blitz salviniano” sul calendario, un ulteriore sfregio al Parlamento? È abbastanza semplice - spiega ancora Grasso - partendo da un semplice calcolo matematico: Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia in Senato NON hanno la maggioranza di 161 voti necessaria per imporre nulla. Basterà contarsi prima: se i senatori di centrodestra sono meno degli altri si potrà votare il calendario in Aula, e fissare la discussione per il 20 agosto (o il 21, o il 22…). Se invece sono di più, semplicemente se gli altri non entreranno in Aula il centrodestra non avrà mai il numero legale per il blitz, e saranno costretti a rimandare di giorno in giorno l'Assemblea.In questo modo Salvini, ogni giorno più nervoso e contestato, capirà che il Parlamento non è a sua disposizione, per ora».

Moavero: il meglio per Paese lo decideranno gli italiani
Intanto, il ministro degli Esteri Enzo Moavero -a Sant’Anna di Stazzema (Lucca) a margine delle celebrazioni per l’eccidio del 1944 - fa sapere che «il meglio per il Paese lo decideranno gli italiani e vedremo come l’evoluzione dei prossimi giorni ci permetterà di progredire». A chi chiedeva se questo futuro verrà deciso dentro o fuori il Parlamento il ministro ha risposto: «Anzitutto in Parlamento».

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