crisi istituzionale

Governo, Cottarelli accetta l’incarico: «Con la fiducia al voto dopo legge di bilancio, senza a fine estate». Borse in rosso, riparte lo spread

di Vittorio Nuti e Nicola Barone

Da Previti a Gratteri, tutti i ministri stoppati dal Colle prima di Savona


7' di lettura

È stato affidato all’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli l’incarico di tentare la formazione di un governo dopo la rinuncia dell’avvocato Giuseppe Conte, venuta meno la possibilità di un esecutivo Lega-M5S. Cottarelli, che attualmente dirige l'Osservatorio conti pubblici dell'Università Cattolica, ha accettato l’incarico da parte del presidente della Repubblica con riserva e i primi passaggi, lasciato il Quirinale, sono stati i colloqui di prassi con i presidenti dei due rami del Parlamento.

L’impegno a non candidarsi. Lista ministri in tempi stretti
«Il presidente mi ha chiesto di presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese a nuove elezioni», ha spiegato Cottarelli nel suo primo intervento pubblico. Se il suo governo otterrà la fiducia presenterà la legge di Bilancio per il 2019, dopodiché il governo si dimetterà aprendo la strada alle elezioni a inizio 2019. In caso contrario, si occuperà solo dell’ordinaria amministrazione e le elezioni si terranno a breve, «dopo il mese di agosto». Cottarelli ha poi assicurato la «completa neutralità» del governo rispetto al dibattito elettorale e il suo impegno «a non candidarmi», che verrà chiesto anche «a tutti i membri del futuro governo». I tempi per la presentazione della lista dei ministri - che dovrebbero essere pochi - saranno «molto stretti»: forse domani o già nella stessa serata di oggi. Un’accelerazione che potrebbe permettere giuramento e richiesta di fiducia alle Camere entro la settimana.

Cottarelli: “O fiducia e Finanziaria 2019, o voto dopo agosto”

Gestione «prudente» dei conti pubblici, sì alla moneta unica
«Negli ultimi giorni sono aumentate le tensioni sui mercati finanziari, lo spread è aumentato, tuttavia l'economia italiana è in crescita e i conti pubblici rimangono sotto controllo», ha aggiunto Cottarelli, e «un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici». Per il presidente incaricato, «il dialogo con la Ue in difesa dei nostri interessi è essenziale, deve essere un dialogo costruttivo, nel pieno riconoscimento del ruolo essenziale» dell'Italia. Confermata anche la «continua partecipazione all'area dell'euro».

Salvini: no al colpo di coda dei poteri forti
I rapidi sviluppi della crisi istituzionale, con la convocazione lampo di mister spending review al Quirinale alimentano gli attacchi al Colle del leader della Lega, che risponde alle dichiarazioni ”programmatiche” del premier incaricato parlando di un partito «bocciato dagli italiani», il Pd, che tramite Cottarelli «torna al governo grazie a Mattarella». «Questa non è democrazia, questo non è rispetto del voto popolare», si legge in una nota diffusa dal Carroccio, ma è «solo il colpo di coda dei poteri forti che vogliono l'Italia schiava, impaurita e precaria. Le prossime elezioni saranno un plebiscito, Popolo e vita vera contro vecchie caste e signori dello spread».

Spread in salita, Grillo, mercato parla al posto degli italiani
Lo scontro politico e istituzionale resta altissimo, mentre la Borsa è in rosso e lo spread è tornato a salire, e il “garante” del M5S, Beppe Grillo, accusa il mercato di “parlare” al posto degli italiani. «Questa mattina sono uscito e ho visto questa cosa avvilente, le persone non parlano, guardano nel vuoto, come se fossero state sostituite da un alieno come nei film di fantascienza. Perché la gente non parla? Perché è avvilita la gente? Perché c'è qualcuno che parla al posto di milioni di italiani: il mercato. Il mercato oggi è lo pseudonimo del capitalismo più avvilente e di predazione che abbiamo in Italia», spiega in un video pubblicato su Fb.

Spread, perché sale e perché ci deve interessare

Quirinale sotto assedio
Non si ferma intanto il pressing sul Capo dello Stato per via della minaccia - di Luigi Di Maio e anche di Giorgia Meloni - di messa in stato di accusa del presidente, con tanto di evocazione della piazza.
«Il presidente è andato oltre le sue prerogative» ha detto il capo politico del M5S nel corso di una diretta “Facebook” dopo aver incontrato il segretario della Lega, affermando che «la messa in stato di accusa si può fare» e che «se la Lega non fa passi indietro è una certezza pressochè assoluta». Questo, ha aggiunto, per «obbligare» il Parlamento a «discutere di quello che si è fatto ieri». Di Maio ha quindi chiamato «gli attivisti alla mobilitazione», sui social, con «foto e l'hashtag il mio voto conta» e nelle piazze «dove si organizzeranno passeggiate simboliche» a ha invitato a esporre «il tricolore alla finestra». E si preannuncia «un grande evento il 2 giugno a Roma».

Salvini: Costituzione non impedisce cambio regole Ue
Per Salvini l’economista anti-euro Savona «era il meglio non leghista, non grillino» a disposizione « che ci avrebbe garantito grandi risultati in Europa, nessun altro avrebbe avuto lo stesso successo». Il leghista Giorgetti al Mef, come suggerito dal capo dello Stato «non avrebbe avuto lo stesso peso in Europa, lo sa lui e lo so io». Insomma, Savona «sarebbe stato un perno attorno al quale costruire il governo». Lo sfogo e l’analisi della situazione politica dopo il naufragio imposto dal Colle al progetto di Governo giallo-verde sono proseguiti in diretta Facebook. «Sergio Mattarella ha scelto i mercati e le regole europee alla faccia del voto degli italiani e questo è grave», ha attaccato Salvini, insistendo nel tenere il punto su Savona e sulla modifica dei trattati Ue come previsto dal “contratto di Governo”. «Ho letto e riletto la Costituzione e non c’è nessun articolo che proibisca di cambiare le regole Ue». Torna anche la minaccia di «andare a Roma» se entro domani non verrà indicata dal Colle una data per le
elezioni.

Cottarelli convocato da Mattarella. Scontro istituzionale: M5S invoca impeachment

Il leader del Carroccio: falso che volessi andare alle urne
Nel corso dell’intervista radiofonica, il leader della Lega si è anche difeso dall’accusa di aver forzato la mano del Colle presentando il nome di un economista ostile all’Europa proprio per far precipitare la situazione e andare alle urne a stretto giro. «Non è vero che volevamo andare alle urne: il trattamento e le calunnie che ho sentito in tv non ha precedenti, ha spiegato. Molta più cautela invece sull’ipotesi di unire la forze di Lega e M5S per presentarsi insieme alle urne: «Vedremo, valuteremo sui progetti. Ma vorrei sapere che fa Berlusconi. Savona? Non uso il suo nome a vanvera ma abbiamo trovato una persona che se volesse potrebbe essere con noi». «Ora si parte dal lavoro che abbiamo fatto assieme», ha concluso.

La prospettiva del voto anticipato - per il quale ieri sera ha chiesto tempi rapidi e certi - non preoccupa il leader della Lega, che si dice sicuro di arrivare «al 70 per cento». «Nessuno pensa alla marcia su Roma. L'unica cosa certa - ha spiegato - è che c'è una maggioranza parlamentare a Camera e Senato che, per quello che mi riguarda, può proporre e approvare leggi. Una maggioranza Lega-M5S c'è e siccome l'Italia è una repubblica parlamentare, sulla carta, vediamo di far partire dal Parlamento una discussione sulla legge elettorale» di modo che «chi ha un voto in più possa governare. Quello che non è stato permesso di fare tramite il Governo proviamo a farlo tramite il Parlamento. Se non siamo un Paese a sovranità limitata, allora diamo le chiavi del Paese a Merkel e Macron».

Martina (Pd): sì del Pd a fiducia per governo Cottarelli
Intanto a sinistra qualcosa si muove visto che il Pd, rimasto in pratica alla finestra in questi giorni, riunirà domani l’assemblea dei senatori e dei deputati per valutare il quadro politico. Il programma di governo annunciato dal premier incaricato riceverà comunque l’appoggio dei dem. «Questa è una situazione delicata, ha spiegato il segretario reggente, Maurizio Martina intervistato da Radio 1 Rai, ed è difficile immaginare una legislatura che vada avanti». Ora però «bisogna dare una mano al presidente Mattarella», e «noi del Pd dobbiamo essere pronti ad ogni scenario e lavorare uniti ed aperti». Carlo Calenda, ministro uscente dello Sviluppo economico, fa invece sapere via twitter («io candidato? Ci puoi scommettere!») di essere pronto a metterci la faccia e assicura di volersi candidare alle prossime elezioni.

Franceschini: ora serve un Pd unito
E in casa Pd arrivano nuovi segnali di mobilitazione dopo le prese di posizione dei giorni scorsi, tutte critiche per l’assedio al Quirinale da parte di Lega e M5S. In attesa dell’assemblea dei senatori dem, convocata per domani, Dario Franceschini lancia oggi su Twitter un appello all’unità del partito: «Adesso serve un Pd unito. Sono in gioco i valori della nostra democrazia e la difesa della Costituzione. Poi verrà il tempo del confronto interno ma ora ogni divisione tra noi sarebbe imperdonabile #Pd unito #iostoconMattarella».

Mattarella ricorda strage Brescia: contro intolleranza fedeltà a democrazia
Nel crescendo di polemiche e contrapposizioni che da ieri infuoca il clima politico, dal Colle è arrivato oggi un appello a «tenere alta la comune sensibilità democratica e restare fedeli ai principi che ispirano la nostra convivenza» per «sconfiggere chi intende seminare ancora intolleranza e paura». Le parole di Mattarella sono contenute in un messaggio in occasione del 44mo anniversario della strage di Piazza della Loggia. La memoria dei fatti di Brescia, sottolinea il capo dello Stato, «sollecita tutti noi a rafforzare sempre più la nostra cultura democratica, a costruire insieme il bene comune, a trasmettere alle nuove generazioni i valori di una civiltà che rispetta la libertà e le differenze». La minaccia della violenza, prosegue il messaggio, «non è stata cancellata nella nostra comunità. Siamo tutti testimoni di come possa assumere forme e modalità nuove, nel perseguimento di uno stesso obiettivo: colpire la dignità delle persone e il loro libero arbitrio».

Cgil-Cisl-Uil esprimono stima a Mattarella
I leader di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Furlan e Barbagallo scrivono a Mattarella per esprimere la loro «stima e rispetto» e la «viva preoccupazione per il perdurare di una crisi politica e istituzionale che ha pochi precedenti nella storia della nostra Repubblica». Viene ribadito con forza l’ impegno dei sindacati «a difesa della Costituzione che fissa con chiarezza ruolo e prerogative del Presidente della Repubblica e delle Istituzioni democratiche. Ci permettiamo di sottolineare l'urgenza di decisioni rapide per l'economia e il lavoro».

Sostegno anche dai Cavalieri del Lavoro
«La forzatura istituzionale che ha portato alla rottura del percorso di formazione del governo è del tutto fuori luogo sul piano sia politico sia istituzionale. Chi l'ha praticata, al di là dell'arroganza e della provocazione istituzionale, non poteva non sapere quale sarebbe stato l'esito e dimostra la chiara intenzione di voler tornare alle urne nel tentativo del tutto egoistico, e non certo per il bene del Paese, di cercare di rafforzare le recenti affermazioni elettorali. Dimostrando così di avere in ben poco conto non solo gli interessi ma anche l'intelligenza degli italiani». Il presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro Antonio D’Amato esprime piena condivisione e apprezzamento per la scelta di Sergio Mattarella. «Non possono esserci incertezze ed esitazioni sulla collocazione internazionale del Paese e sulla nostra appartenenza all'area Euro. L'Europa va riformata e rafforzata con il metodo della trattativa tra partners e non con decisioni unilaterali. Quanto più radicali vogliono essere le riforme da portare avanti, tanto più responsabili, autorevoli e coerenti devono essere sia i contenuti sia i comportamenti istituzionali».

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