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Governo Draghi: politica, imprese, think tank, ecco gli incarichi esterni della squadra tecnica di governo

Ai ministri tecnici dell’esecutivo dell’ex presidente della Bce sono affidati i principali dicasteri di spesa. Ecco, dal report di Openpolis, i rapporti esterni dei ministri tecnici

di Nicoletta Cottone

La squadra di governo del premier Mario Draghi

6' di lettura

Sono otto i ministri tecnici del nuovo esecutivo di Mario Draghi. É stato definito un governo tecnico-politico, ma in realtà molte delle personalità “tecniche” che ne fanno parte hanno già ricoperto in passato incarichi politici di peso. E proprio a loro l’ex presidente della Bce ed ex governatore di Bankitalia ha affidato incarichi pesanti: sette sono al vertice di ministeri con portafoglio e solo uno è senza portafoglio. E di fatto la programmazione dei fondi europei legati al Recovery plan sarà affidata nelle mani soprattutto di questi ministri.Un report di Openpolis esamina gli incarichi politici, istituzionali, nelle imprese e nei think tank degli otto ministri tecnici e del sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Draghi.

La squadra tecnica di Mario Draghi

La squadra di governo di Mario Draghi è formata da 23 ministri e 15 sono diretta espressione dei partiti che sostengono l’esecutivo del nuovo premier. Otto, invece, sono ministri tecnici, come tecnico è il sottosegretario alla presidenza del consiglio nominato da Draghi. Alle figure tecniche sono affidati i principali ministeri di spesa: Economia (Daniele Franco), ambiente, che si chiamerà ministero per la transizione ecologica(Roberto Cingolani), infrastrutture e trasporti (Enrico Giovannini), istruzione (Patrizio Bianchi), università e ricerca (Cristina Messa), giustizia (Marta Cartabia)e interno (Lucuiana Lamorgese). Poi c’è il ministro senza portafoglio Vittorio Colao, che ha le deleghe all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale. E pur essendo un dicastero senza portafoglio, avrà un ruolo centrale nella spesa dei fondi del Next generation Eu destinati all’innovazione tecnologica. Ecco gli incarichi politici, nelle istituzioni, nelle imprese e nei think tank degli otto ministri tecnici e del sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Draghi.

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Davide Franco, già ragioniere dello Stato

Il ministero dell’Economia è stato assegnato a Daniele Franco, il «super-tecnico» nuovo ministro dell'Economia, che già conosce bene gli uffici di via XX settembre, per essere stato ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, nominato dall’allora ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni nel governo Letta e confermato da Pier Carlo Padoan (governi Renzi e Gentiloni) e Giovanni Tria (governo Conte I). Dal 2019 Franco è in Bankitalia, prima come vice direttore generale e poi, incarico attuale, come direttore generale. Franco è anche presidente dell’Ivass, l’Istituto per la vigilanza delle assicurazioni, fa parte del comitato esecutivo del think tank Aspen Institute Italia (presieduto dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti), e del comitato direttivo dello Iai, l'istituto affari internazionali.

Enrico Giovannini, l’ex ministro paladino della sostenibilità ambientale

Non è distante dalla politica il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Enrico Giovannini, paladino dello sviluppo sostenibile. Anche lui è nel direttivo di Iai e non è al primo incarico di governo. Per circa 10 mesi è stato ministro del Lavoro nel governo Letta, tra il 2013 e il 2014. È anche membro del board scientifico di “Scuola di politiche” (presidente Enrico Letta), dell'assemblea del Forum disuguaglianze e diversità (coordinato tra gli altri dall'ex ministro Fabrizio Barca) e dell'associazione Merita Meridione - Italia. È portavoce dell'alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) da lui fondata. É uno dei tre ministri tecnici del nuovo governo, insieme a Colao e Cingolani, ad aver fatto parte della task force per la ripresa economica, istituita durante il governo Conte bis.

Cingolani alla guida della Transizione ecologica

Roberto Cingolani è il titolare del nuovo dicastero dell’Ambiente, che cambierà il suo nome in “ministero per la Transizione ecologica”. Cingolani, già direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), è nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo, il think tank della Leonardo Finmeccanica Spa, società detenuta a maggioranza dal ministero dell'Economia. Dal 2019 Cingolani è anche consigliere nel board della multinazionale Illycaffè Spa. É uno dei tre i ministri tecnici del nuovo governo, insieme a Colao e Giovannini, ad aver fatto parte della task force per la ripresa economica, istituita durante il governo Conte bis.

All’Istruzione Patrizio Bianchi, già assessore regionale a scuola e università

Il neo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi è un ministro tecnico che ha già avuto a che fare con la politica. Dal 2010 al 2020 è stato assessore regionale a scuola, università e formazione dell'Emilia Romagna con il centrosinistra, nominato prima da Vasco Errani e poi dall'attuale governatore Stefano Bonaccini. É stato per 10 anni assessore regionale dell'Emilia Romagna, con il centrosinistra.E tre giorni prima di giurare al Quirinale, è stato nominato nel consiglio d'amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), come ultimo atto di Gaetano Manfredi, poche ore prima di terminare il suo incarico da ministro dell’Università e della ricerca.

La Guardasigilli Cartabia, prima donna presidente della Corte costituzionale

La nuova Guardasigilli Marta Cartabia è stata la prima donna presidente della Corte costituzionale in Italia. Dal 2014 al settembre scorso giudice della corte costituzionale, nominata dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Al Viminale confermata l’ex prefetta Lamorgese

Tra i ministri confermati rispetto al governo Conte II c'è Luciana Lamorgese all'interno. Se è vero che all'inizio dell'esecutivo giallo-rosso era considerata una ministra tecnica, è altrettanto rilevante che nell'ultimo anno e mezzo abbia ricoperto il delicato ruolo di titolare del Viminale in un governo del tutto politico. L'ex prefetta di Venezia e Milano, inoltre, era già stata al ministero dell'interno come capo di gabinetto, nominata dai ministri Angelino Alfano e Domenico Minniti, entrambi appartenenti a esecutivi di centrosinistra.

Maria Cristina Messa, la rettrice della Bicocca all’Università

Al vertice del ministero dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa, già rettrice dell’Università Bicocca dal 2013 al 2019. Musica e biomedicali fra i suoi interessi: è anche vice presidente del cda della Fondazione orchestra sinfonica di Milano e consigliera della Bracco Imaging Spa, azienda sanitaria che si occupa di apparecchiature biomedicali.

Colao, il manager della task force per la ripresa all’innovazione tecnologica

Al manager Vittorio Colao è stato affidato il ministero senza portafoglio per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. Nei mesi della pandemia il governo Conte bis ha nominato Colao a capo del “Comitato di esperti in materia economica e sociale per la ripresa - Covid19”, la task force per la ripresa economica voluta dall’allora presidente del consiglio Conte, di cui facevano parte peraltro anche i neo ministri Giovannini e Cingolani. Colao è un manager di lungo corso, con ruoli apicali in Vodafone e Rcs media group, oltre che con consulenze per banche d’affari come la Morgan Stanley.

Il sottosegretario Garofoli, già capo di gabinetto di Tria

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli, già capo di gabinetto al ministero dell’Economia dall'allora ministro Giovanni Tria (governo Conte I), è membro del think tank Italianieuropei, presieduto da Massimo D'Alema, e di cui fa parte anche il ministro della Salute Roberto Speranza.

I ministeri politici

Sul fronte politico il M5S, forza di maggioranza relativa in Parlamento, ha ottenuto il maggior numero di ministeri, due con portafoglio (esteri, con la conferma di Luigi Di Maio e politiche agricole con Stefano Patuanelli) e due senza portafoglio (politiche giovanili con Fabiana Dadone e rapporti con il parlamento con Federico D’Incà). A Pd, Lega e Forza Italia tre ministeri ciascuno, ma di diverso peso. Al Pd sono andati tre ministeri di spesa, tutti al maschile, fra le polemiche (lavoro con Andrea Orlando, difesa con la conferma di Lorenzo Guerini e beni culturali con la conferma di dario Franceschini). Alla Lega invece è andato un ministero con portafoglio (sviluppo economico con Giancarlo Giorgetti), uno al turismo con Massimo Garavaglia, per ora senza portafoglio nella fase di transizione, ma che lo avrà e uno alla disabilità con Erika Stefani, senza portafoglio. I tre ministri di Forza Italia invece sono tutti e tre senza portafoglio (Sud e coesione territoriale con Mara Carfagna, affari generali e autonomia con Mariastella Gelmini e pubblica amministrazione con Renato Brunetta). Due ministri sono stati nominati tra i politici di due formazioni minori che sostengono la maggioranza: Leu che ha mantenuto Roberto Speranza al ministero della salute e Italia viva che ha mantenuto Elena Bonetti, dimissionaria nel Conte II, alle pari opportunità.

Governo più ampio delle ultime due legislature

Quello di Draghi è il governo più ampio delle ultime due legislature. Il governo Letta e il secondo governo Conte, hanno avuto tuttie due 13 ministri con portafoglio e otto senza. Il governo più leggero è stato quello di Matteo Renzi, con 13 ministri con portafoglio e solo tre senza.

La disparità di genere

La parità di genere è stata un tasto dolente del nuovo governo, nel quale solo il 34,78% è donna tra i ministri del governo Draghi. Se si considerano i ministri a inizio incarico, la quota di donne presenti nel governo Draghi è però seconda solo al governo Renzi, che all'inizio della sua esperienza aveva il 50% di ministre donne. Segno comunque di una scarsa attenzione generale alla presenza femminile negli esecutivi.


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