FALSI

Governo e marchi del made in Italy insieme contro la contraffazione

di Laura Cavestri

2' di lettura

Un gruppo di lavoro pubblico-privato, che coinvolgerà anche le imprese al ministero dell’Economia per identificare e trasformare in proposte di legge gli strumenti più adeguati per bloccare gli ingenti flussi di denaro legati ai reati connessi alla contraffazione. Dunque, Governo e Indicam (l’associazione anticontraffazione che riunisce i grandi marchi del Made in Italy e conta oltre 130 associati, che insieme contribuiscono al 2.5% del Pil italiano) uniti per combattere non solo la contraffazione ma anche i crimini collegati. A spiegarlo è stato, a Milano, il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, all'annuale Forum di Indicam.

«Stiamo lavorando per organizzare un tavolo tra player coinvolti in materia – ha affermato Casero – per proposte sia legislative che parlamentari per contrastare il fenomeno in tutti i suoi aspetti. Puntiamo anche a un’azione basata su vere e proprie linee guida per il sistema nel suo complesso» e responsabilizzare imprese, filiera, professionisti e istituzioni. «Con questa proposta – ha sottolineato Mario Peserico, presidente di Indicam – si punta a contrastare l’enorme quantità di violazioni che online danneggiano industrie e consumatori». La sfida, ha aggiunto il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, «è riuscire ad adeguare le norme al mutare dei traffici illeciti. Ad esempio, la gestione delle merci sequestrate che deve diventare sostenibile per il sistema Giustizia e per chi operi nel contrasto, così come la possibilità di adeguare il livello di risposta del sistema normativo all'evoluzione che i traffici dei prodotti contraffatti hanno subito».

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Secondo gli ultimi dati della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane, l'anno scorso sono stati quasi 15mila i sequestri per 26 milioni di articoli contraffatti. Il giro d’affari nazionale del fenomeno contraffazione si attesta sempre attorno ai 7 miliardi (stime Censis) anche se le confische sono diminuite del 6,6% perché il trend della criminalità organizzata è quello di privilegiare piccole spedizioni ( più difficili da intercettare) piuttosto che grandi container. Ne fa le spese l’economia legale, cui il fenomeno sottrae 100mila posti di lavoro, e il Fisco che perde 1,7 miliardi di gettito l'anno (ma può arrivare a 5 miliardi se si considerano anche gli effetti indiretti). Gli articoli più sequestrati non sono quelli di moda, ma i componenti per cellulari e apparecchi elettronici e i ricambi di auto. Tra i beni più contraffatti ci sono sempre l’abbigliamento e gli accessori.

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