ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL BRACCIO di FERRO 

Governo ai ferri cortissimi. È giallo su nuovo Cdm in settimana

di Manuela Perrone


Scontro Salvini-Conte in Cdm

2' di lettura

Fino a notte in Consiglio dei ministri sono volati gli stracci. Ma Matteo Salvini non l’ha spuntata: sul decreto sicurezza bis è partito soltanto «l’inizio dell’esame», come recitava l’ordine del giorno. Il premier Giuseppe Conte ha riferito delle “criticità” sollevate dal Colle, a cui il provvedimento, insieme al decreto famiglia di Luigi Di Maio, era stato inviato ieri per conoscenza.

E anche il Dl sulla natalità slitta, gelato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria: «Non sono individuate le coperture». Che per Di Maio vanno rintracciate nel miliardo che dovrebbe avanzare dal reddito di cittadinanza. Ma è un risparmio eventuale, appunto, che peraltro Tria vorrebbe destinare alla riduzione del deficit.

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Palazzo Chigi si trasforma in un teatro dell’assurdo: il Cdm già convocato in due round diventa in tre fasi, con in mezzo un vertice a tre tra Conte e i suoi vice. I Cinque Stelle aprono a valutare correzioni del decreto sicurezza, Salvini è costretto a incassare un rinvio. Ma chiede che il Consiglio dei ministri sia riconvocato in settimana, già domani o dopodomani. Dall’entourage del premier stamattina nicchiano: «Non si sa se ci sarà». «L’accordo è questo», replicano dal Carroccio. Che lima il Dl confermando le multe alle navi che non rispettano il divieto di ingresso nelle acque italiani, ma cancellando il riferimento agli interventi di soccorso ai migranti. Il decreto riformulato è ora al vaglio degli uffici di Palazzo Chigi e Quirinale.

A cinque giorni dalle elezioni europee, il clima è pessimo. Non soltanto tra gli alleati-rivali, ma anche tra Conte e la Lega. L’attacco sferrato ieri dalle pagine de La Stampa dal sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha lasciato il segno. «Non è più figura di garanzia», aveva tuonato Giorgetti, disertando il Cdm ufficialmente per un impegno già preso da giorni a Milano. «È gravissimo mettere in dubbio la mia imparzialità», ha reagito il premier.

È vero che sulle nomine (del nuovo Ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta, del comandante della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana, e del presidente Inps Pasquale Tridico) il patto di Governo tiene. Ma per il resto l’Esecutivo è paralizzato, con Salvini che ha bisogno di stringere sulla sicurezza dopo aver già ingoiato il rospo del “licenziamento” del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri.

«Il Governo andrà avanti, bisogna vedere come», ha sottolineato Di Maio. Il M5S confida che il cambio di strategia comunicativa adottato dopo il tracollo alle regionali, che ha visto mettere Salvini e la Lega nel mirino quotidiano dei pentastellati, alle urne premierà, evitando un distacco troppo ampio dal Carroccio. Ma il nodo è ormai la fiducia reciproca e quella dei leghisti nel premier. Il timore è che sia stata superata la linea rossa e che dopo il 26 maggio continuare come se niente fosse sarà difficile.

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