mozione di sfiducia alla vicepremier

Governo irlandese sull’orlo della crisi alla vigilia del Consiglio Ue su Brexit

di Michele Pignatelli

Il premier irlandese Leo Varadkar

2' di lettura

L’Irlanda rischia una crisi di governo a tre settimane da un Consiglio europeo decisivo sulla Brexit, in cui uno dei nodi fondamentali - il futuro del confine tra Eire e Ulster - è di primario interesse per Dublino.

Il Fianna Fail - principale partito di opposizione, che garantisce un appoggio esterno al governo di minoranza guidato dal Fine Gael - ha infatti presentato una mozione di sfiducia nei confronti della vicepremier Frances Fitzgerald. La vicenda si trascina da anni, anche se di recente sono emersi nuovi dettagli: Fitzgerald è accusata di aver gestito male, quando era ministro della Giustizia nel 2015, un caso decennale di corruzione della polizia. Più in dettaglio, non avrebbe fatto nulla per fermare una campagna diffamatoria contro il sergente che aveva sollevato il caso. Sulla vicepremier si sta consumando però la rottura dell’accordo politico stipulato dopo le elezioni di 18 mesi fa, in base al quale il Fianna Fail si impegnava tra l’altro ad astenersi da eventuali voti di fiducia sui ministri.

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Ora invece, per ritirare la mozione che dovrebbe essere votata martedì, il partito guidato da Micheàl Martin chiede le dimissioni di Fitzgerald, che il Fine Gael non è disposto a concedere: il premier Leo Varadkar ancora oggi le ha ribadito la fiducia. E senza l’appoggio esterno degli storici rivali del Fianna Fail il governo cade.

Il rischio concreto, dunque, è quello di elezioni anticipate, che tuttavia non potrebbero tenersi prima del Consiglio europeo di metà dicembre, in cui la Ue deciderà se dichiarare conclusa la prima fase dei negoziati su Brexit per passare alle trattative commerciali. Come è noto, uno dei tre nodi che Bruxelles vuole prima sciogliere - gli altri sono il contro del divorzio e i diritti dei cittadini - è quello del confine tra le due Irlande, che diventerà dopo Brexit l’unica frontiera terrestre tra Unione europea e Regno Unito.

Dublino teme il ristabilimento di dazi e controlli per merci e persone, un “hard border” che - oltre a prospettare pesanti ripercussioni economico-commerciali - rievoca anche la memoria storica di trent’anni di conflitto tra Nord e Sud ; nei giorni scorsi ha addirittura minacciato il veto al Consiglio Ue di dicembre che dovrà approvare l’eventuale intesa con Londra se non dovesse arrivare una garanzia scritta che non si tornerà a un confine fisico tra le due parti dell’isola.

Ora però Varadkar rischia di arrivare a quel summit come premier dimezzato.

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