ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso la manovra

Pensioni, allo studio incentivi per chi ritarda l'uscita dal lavoro

L’esecutivo starebbe lavorando su un doppio binario: finestre per l’uscita anticipata, per esempio a 62 o 63 anni con un “congruo” numero minimo di anni di contributi, ma anche incentivi per chi decide di restare con un aumento in busta paga che potrebbe essere anche del 10%

Pensioni, Giorgetti: indicizzazione assorbirà 50 mld nel 2022-25

3' di lettura

Dopo il via libera da parte del Governo al quarto decreto per sostenere famiglie e aziende travolte dal caro energia, l’attenzione si è spostata tutta sulla manovra 2023, come dimostrano gli incontri che l’esecutivo ha avuto con sindacati e associazioni datoriali.

Il doppio binario sulle pensioni

Tra le misure che potrebbero far parte del pacchetto della prossima legge di Bilancio - il via libera al ddl da parte del Consiglio dei ministri è atteso nella seconda metà di novembre, dopo la trasferta della premier Meloni in Indonesia per il G20 di Bali - alcune potrebbero riguardare le pensioni. Il Governo starebbe lavorando su un doppio binario: finestre per l’uscita anticipata, per esempio a 62 o 63 anni con un “congruo” numero minimo di anni di contributi, ma anche incentivi per chi decide di restare con un aumento in busta paga che potrebbe essere anche del 10%.

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Tempi stretti: a fine anno scade quota 102, può tornare la legge Fornero

Il tema è caldissimo e i tempi sono molto stretti: perché se il governo non trovasse una soluzione entro dicembre, quando scadranno quota 102, Ape sociale e Opzione donna tornerebbe in vigore il regime previsto dalla legge Fornero da sempre visto come fumo negli occhi da molta parte della maggioranza, Lega in primis. E se per le prime due misure si prevede un proroga, bisognerà trovare una soluzione per tutto il resto.

La coperta (corta) delle risorse

La questione pensionistica rappresenta anche un elefante nella fragile cristalleria delle finanze pubbliche, perchè qualsiasi intervento costerà caro, abbastanza caro. Basti pensare che solo per l'adeguamento degli assegni all'inflazione da qui al 2025, appena decretato, serviranno 50 miliardi e gli spazi di manovra sono molto ristretti viste tutte le altre emergenze da tamponare, in primis il caro energia.

Pensioni, il piano Giorgetti: premio del 10% a chi resta

Sul fronte delle pensioni l’idea sulla quale starebbe lavorando il Tesoro, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, prevederebbe che un lavoratore che abbia maturato i requisiti possa restare al lavoro; in questo caso smetterebbe, come anche il datore di lavoro di versare i contributi e una parte di questa cifra entrerebbe in busta paga con un aumento pulito del 10 per cento. La misura avrebbe lo scopo di non privare il sistema Italia di competenze acquisite e specializzazioni.

Per tutto il resto della platea da tempo si discute sulla possibilità di arrivare alla cosiddetta Quota 41: ovvero in pensione con 41 anni di contributi. Il nodo è se vincolarla o meno ad una determinata età del lavoratore. Sul tavolo c’è anche la possibilità di un esperimento di un anno per valutare il peso reale della misura che, senza prevedere un limite minimo di età costerebbe circa 4,5-5 miliardi l’anno. È la soluzione appoggiata dai sindacati che attendono una convocazione dal governo.

Durigon: “In 2023 quota 41 aspettando la riforma organica”

Sul tema è intervenuto Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, secondo il quale “a gennaio non si tornerà pienamente alla legge Fornero. Avremo una Quota 41 con 61 o 62 anni per il solo 2023, come misura ponte verso la riforma organica che faremo il prossimo anno. Spenderemo meno di 1 miliardo per agevolare 40-50 mila lavoratori. Pensavamo anche a un bonus per chi resta a lavorare, ma la prudenza di bilancio ci induce a rinunciare”.

Intervistato da Repubblica Durigon spiega che “quota 41 ’pulita’, senza vincoli di età, costa 4 miliardi il primo anno e poi a salire. Se la limitiamo a chi ha 61 o 62 anni, con il divieto di cumulo con un reddito da lavoro, il costo - spiega Durigon - scende sotto il miliardo, con un piccolo trascinamento nel 2024”. “Vogliamo intanto separare la spesa per assistenza da quella per la previdenza, per dare un segnale di sostenibilità delle pensioni italiane all’Europa e ai mercati. E poi penso a una flessibilità in uscita per tutti, a partire da una certa età e tenendo conto che il metodo contributivo sta diventando prevalente tra i lavoratori. Rivedremo tutte le uscite anticipate, con un occhio di riguardo a giovani, donne e mestieri usuranti” conclude.

Dalla cessione dei crediti per il superbonus al Pnrr, gli altri dossier urgenti

Tra i dossier urgenti che il governo si appresta ad affrontare sul fronte economico non ci sono solo quelli strettamente inerenti alla legge di Bilancio: da tutti gli strascichi ancora aperti riguardo alla cessione dei crediti per il superbonus, alla stretta decisa sul monitoraggio sugli investimenti del Pnrr, di fronte alla necessità di accelerare sul Piano. Il segretario generale della Fabi Lando Sileoni denuncia la situazione di caos legata allo stop della cessione dei crediti sul superbonus con aggressioni ai dipendenti bancari e chiede con Ance e Abi un aumento della capienza del credito degli istituti; diversi emendamenti si annunciano al dl aiuti quater con Fi che chiede uno slittamento dei tempi.

Per quanto riguarda il Pnrr, cominceranno dall’inizio della settimana gli incontri del ministro Raffaele Fitto con i singoli ministeri sui diversi progetti, per verificarne lo stato dell’arte mentre è stato annunciato uno snellimento delle procedure per i Comuni per l’affidamento di gare e lavori.

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