cantiere del governo

Governo M5S-Lega, il primo scoglio sarà una manovra da almeno 30 miliardi

di Marco Rogari


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2' di lettura

A che punto collocare l’asticella del deficit 2019? È la domanda che fa da sfondo al serrato confronto tra M5S e Lega per definire il contratto programmatico su cui costruire il nuovo governo giallo-verde. Anche perché il conto della prossima manovra partirebbe da almeno 30 miliardi (probabilmente salendo ancora) con lo stop alle clausole Iva da quasi 12,5 miliardi, il superamento della legge Fornero sulle pensioni da 5-8 miliardi, l’avvio del reddito di cittadinanza sul modello del reddito di autonomia lombardo da 2 miliardi, il ricorso a una flat tax , seppure in versione “morbida” (due aliquote e quattro scaglioni per le deduzioni), le misure per imprese, scuola e lavoro, oltre alla copertura delle cosiddette spese indifferibili.

La cura, anche massiccia, a colpi di tagli alla spesa e di potatura della giungla degli sconti fiscali, alla quale pensano il Carroccio e i Pentastellati, da sola non basterebbe a garantire la dote necessaria a “sostenere” la prossima legge di bilancio, a meno di non voler correre il rischio di una ricaduta negativa in termini recessivi. Nelle intenzioni di Lega e M5S la spending review, partendo da alcune delle misure contenute nel dossier Cottarelli, dovrà essere rafforzata (almeno 5-10 miliardi). Ma i due partiti puntano soprattutto a intervenire sulle tax expenditures con un’operazione vicina ai 10 miliardi (forse anche 15), innescata dalla flat tax e finalizzata anche a eliminare i bonus sugli interventi dannosi per l’ambiente. In ogni caso la dote per la manovra sarebbe insufficiente. Di qui la necessità di azionare al leva del deficit. Ma su questo punto M5S e Lega sono ancora distanti. Nelle riunioni di ieri non si sarebbe entrati troppo nel dettaglio del problema “indebitamento della Pa”.

La questione deficit sarà affrontata negli incontri in calendario oggi con la Lega che resta propensa ad avvicinarsi al “tetto ideale” del 3% (senza comunque sfondarlo, almeno per il momento) mentre i Pentastellati sono orientati a mantenere una posizione più un in linea con i vincoli Ue. Non a caso almeno fino ai giorni scorsi le prime stime elaborate dai Cinquestelle prevedevano un deficit programmatico per il prossimo anno non distante dallo 0,8% indicato nel quadro tendenziale del Def presentato dal Governo Gentiloni. Con tutta probabilità, il compromesso verrà trovato a metà strada con un deficit tra l’1,1% e l’1,4%, comunque inferiore all’1,6% registrato quest’anno ma in grado di garantire un minimo di margine di manovra contabile, al netto della correzione da apportare per il 2019 (0,1%). Un margine che sarebbe però insufficiente. Ecco allora che potrebbe prendere corpo l’opzione, che starebbe valutando il M5S, di un’operazione straordinaria magari per far uscire gli investimenti dal perimetro dell’indebitamento Pa (ma non attraverso la Cdp). Un’idea che sembra assomigliare alla banca per gli investimenti pubblici valutata in passato anche dal Carroccio.

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