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Governo, la propaganda non è un buon affare

La propaganda continua ad essere un tratto distintivo anche di questo esecutivo, presentato come di “svolta” politica e non solo

di Guido Gentili


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(ANSA)

2' di lettura

Stallo propagandistico: è quello in cui sembra restare impigliato il secondo Governo Conte. Sarà perché il passaggio dal governo gialloverde “a contratto” Mov5Stelle-Lega a quello giallorosso 3+1 (Mov5Stelle, Pd, Leu cui si è aggiunta Italia Viva) è stato troppo repentino e difficile da “digerire” un po’ per tutti i contraenti politici.

Sarà perché permane viva, nel secondo governo Conte2, l'idea del Salvini “pigliatutto” corroborata dal grande successo delle elezioni umbre. Sarà perché, Salvini o non Salvini, nella campagna elettorale permanente la ricerca del consenso per il consenso prevale su ogni altra considerazione fattuale.

Ma un dato è certo: la propaganda (“Azione che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi, e l'insieme dei mezzi con cui viene svolta”, secondo la definizione del vocabolario Treccani) continua ad essere un tratto distintivo anche di questo esecutivo, presentato come di “svolta” politica e non solo.

Ministri e propaganda
Due esempi (tra i tanti possibili). Il ministro degli Esteri Luigi di Maio (Mov5Stelle) ha detto in una trasmissione tv che «abbiamo fatto il più grande blocco di aumenti delle tasse degli ultimi dieci anni».

Intervistata da “La Stampa”, la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd), ha spiegato che «questa manovra è un miracolo. Avevamo la tassa-Papeete ereditata da Salvini di 23 miliardi (…), abbiamo evitato che aumentasse l'iva e non accettiamo lezioni da chi ne aveva previsto l'aumento».

Un problema che tornerà
Le famose clausole iva , ancora loro. Una storia che data dal 2011, che ha visto da allora tutti i governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte1) scaricare e insieme ricaricare la pistola cercando di guadagnare tempo. Disinnesco che per i 23 miliardi (4 sono quelli di cui è responsabile l'esecutivo gialloverde Conte-Di Maio-Salvini) richiamati dai i ministri del secondo governo Conte è stato coperto con debito e altre tasse. E problema che si ripropone, pari pari, nel 2021 e nel 2022 per un totale di 43 miliardi.

Meglio spiegare le cose come stanno
Questa è la realtà dei numeri e la tempistica che si profila. Dichiaratosi con un orizzonte di legislatura il Governo dovrebbe essere il primo interessato a spiegare le cose come stanno e le relative scelte fatte e in cantiere uscendo dallo stallo propagandistico.

E tenendo anche conto che, stando al quadro di comando e alimentando con queste modalità la campagna elettorale permanente, è destinato a perdere consensi, non ad aumentarli.

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