160 i voti contrari

Respinte dal Senato le mozioni di sfiducia a Bonafede

Il Guardasigilli: sul capo Dap nessun condizionamento. Matteo Renzi alla fine si decide per il no

Bonafede: il dibattito al Senato sulle mozioni di sfiducia

Il Guardasigilli: sul capo Dap nessun condizionamento. Matteo Renzi alla fine si decide per il no


3' di lettura

L'Aula del Senato ha respinto le due mozioni di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. La prima, presentata a firma dei capigruppo di Lega, FdI e Fi, Massimiliano Romeo, Luca Ciriani e Anna Maria Bernini, partiva alla vicenda della mancata nomina a capo del Dap del pubblico ministero, Nino Di Matteo, è stata bocciata con 131 sì, 160 no e un astenuto. Stessa sorte per la seconda, presentata da Emma Bonino (+Europa): 158 no, 124 sì, 19 astenuti. Matteo Renzi che aveva lasciato in sospeso la maggioranza alla fine ha votato per “salvare” l’esponente del Movimento 5 Stelle.

Il caso Dap e le scarcerazioni
In Aula il ministro Bonafede ha provato a rintuzzare le accuse sul suo operato. A partire dalla scelta del capo del Dap che portò il ministro della Giustizia a scegliere Francesco Basentini invece di Nino Di Matteo: non ci fu «nessun condizionamento. Non sono più disposto a tollerare alcuna allusione o ridicola illazione» ha assicurato il Guardasigilli. Una vicenda che «è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte» e «sono stati ampiamente sgomberati tutti gli pseudo-dubbi». E ancora su un altro punto che aveva rovesciato sul Guardasigilli gli attacchi dell’opposizione: «È totalmente falsa l’immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti più pericolosi», perché i giudici che hanno scarcerato i detenuti in questi ultimi mesi lo hanno fatto in base a leggi «in vigore da 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato».

Le scelte di Renzi

L’intervento più atteso era quello di Matteo Renzi: senza i voti di Italia viva la tenuta della maggioranza era a rischio. «Voteremo contro le mozioni di sfiducia, ma riconosciamo al centrodestra e Emma Bonino di aver posto dei temi veri. La sua mozione non era strumentale» ha annunciato l’ex premier, che fino martedì sera non aveva sciolto la riserva tenendo alta la tensione nella maggioranza. Ma un lungo colloquio tra il premier Giuseppe Conte e Maria Elena Boschi aveva fugato gli ultimi dubbi. Possibile un ingresso del partito dell’ex segretario del Pd al dicastero di via Arenula. Anche se, rivolto al presidente del Consiglio nella dichiarazione di voto, Renzi ha scandito: «Non ci interessa un sottosegretario ma sbloccare i cantieri. Quando portiamo delle idee non stiamo cercando visibilità».

Parlando al Senato Renzi ha però affermato che «non si fa politica pensando alla legge del taglione: certe sue espressioni sul giustizialismo ci hanno fatto male. Disse “se c’è un sospetto anche chi è pulito si dimetta”. No, bisogna rifiutare la cultura del sospetto, definita da Falcone l'anticamera del komeinismo».

Da parte sua Bonafede ha replicato dicendo di aver «sempre rigettato l’idea di una giustizia divisa tra giustizialismo e garantismo. La stella polare è la Costituzione». Ha poi garantito che sulla riforma del processo penale e del Csm il «confronto nella maggioranza sarà costante approfondito e improntato a leale collaborazione». Apertura al dialogo anche su altre questioni: «Tante volte all’interno della maggioranza - ha detto - ci siamo interrogati e anche divisi in ordine, per esempio, all'impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l’andamento dei tempi del processo sarà importante una Commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l'efficacia della riforma del nuovo processo penale e civile».

Emma Bonino di +Europa, illustrando la propria mozione di sfiducia individuale nei confronti del Guardasigilli, lo ha definito «ministro del sospetto». «Oggi - ha detto l’esponente radicale - qui si discute di quale politica per la Giustizia serva all'Italia. Se la continuità del governo dovesse significare la continuità della politica della giustizia praticata da Bonafede inviterei tutti a considerare che l’Italia non ne avrebbe nessun giovamento».

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