Conferenza stampa

Governo sulla riapertura in presenza: «Pochi assenti, scelte giuste»

L’esecutivo ribadisce - con il premier Draghi e il ministro Bianchi - la propria linea: «La Dad provoca disuguaglianze». L’allarme dei presidi

di Redazione Scuola

(LAPRESSE)

3' di lettura

La scuola resta aperta e in presenza, «perché la Dad provoca disuguaglianze» e invece «le scelte prese stanno pagando». Dopo lo stop delle feste natalizie, attraversato da appelli, polemiche e scontri a colpi di ordinanze e impugnazioni, il Governo ribadisce in una conferenza stampa la propria linea, respingendo le critiche sulla decisione sul ritorno di bambini e ragazzi tra i banchi. E dopo un balletto di numeri sulle assenze verificatesi nel giorno della ripresa delle lezioni, il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi - supportato del premier Mario Draghi - chiarisce che «i docenti assenti perché positivi o in quarantena sono il 6%, gli studenti il 4,5%. Stiamo controllando la situazione perché abbiamo operato con attenzione, non siamo stati fermi» mentre i docenti sospesi perché non vaccinati sono lo 0,72%. Ma per i presidi la stima è del 10% di assenze tra prof e personale Ata, così come - dicono - tra gli studenti. Percentuali ancora più alte di 3-4 punti, invece, secondo i sindacati, che denunciano “i soliti problemi irrisolti” su sicurezza, investimenti sul personale e sovraffollamento di classi.

Riaprono le scuole anche in Campania

Riaprono tutti gli istituti dopo solo un giorno di Dad in Campania, dove il governatore Vincenzo De Luca aveva firmato un'ordinanza che aveva disposto la didattica a distanza in tutte le scuole del territorio per criticità legate alla pandemia: oltre ad aver dato parere favorevole al ricorso presentato da alcuni genitori, il Tar ha accolto l'istanza cautelare presentata dalla Presidenza del consiglio dei ministri e dai ministeri dell'Istruzione e della Salute. E così il provvedimento del governatore è stato sospeso. L'Esecutivo impugnerà ancora tutte le ordinanze che non riterrà opportune, visto che la norma consente la chiusura delle scuole in determinati territori circoscritti solo qualora la situazione lo preveda. Nessun passo indietro, dunque, di fronte alle richieste di gran parte dei governatori, alcuni dei quali avevano anche invocato il ricorso al parere del Cts. In Sicilia gli studenti torneranno comunque in presenza tra cinque giorni mentre in alcune città come Messina hanno previsto la sospensione delle attività didattiche dal 13 sino al 23 gennaio. Aldilà delle misure isolate degli enti locali, dei governatori e delle decisioni del Tribunale amministrativo regionale, resta basso - 3,07% secondo le cifre ufficiali - il numero dei Comuni che hanno disposto ordinanze di chiusura: «Una situazione che non è, quindi, dilagata», sottolinea il ministro Bianchi, assicurando «che le scelte prese stanno pagando. Stiamo agendo in maniera responsabile regolando anche la dad che è uno strumento utile e deve essere integrato nei piani educativi della scuola», consapevole che «il prolungato e diffuso uso di una distanza provoca problemi alla vita di una comunità», aggiunge, mentre in serata il ministero ha diffuso una circolare con indicazioni dettagliate per i casi di classi con doppia positività alle medie e alle superiori. Del resto Bianchi e tutto il Governo sono fermi su un punto, che mira ad evidenziare una discontinuità rispetto allo scorso Governo: «non si può giustificare che tutto è aperto e l'unico spazio chiuso è la scuola, che è sicura».

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Allarme dei presidi

L'alzata di scudi dell'Esecutivo, che ha portato a scendere in campo i ministri e lo stesso presidente del Consiglio, è arrivata dopo giorni in cui da più parti il mondo della scuola ha lanciato una serie di allarmi in vista della riapertura degli istituti. L'Associazione presidi paventa 200mila classi in Dad entro una settimana, «una previsione facile da fare guardando i contagi», dicono, secondo i quali «sarebbe stato preferibile rinviare l'apertura di 2-3 settimane». Ma alcune proposte avanzate potrebbero finire sul tavolo del prossimo Cdm. Le richieste sono di portare a «dotare le scuole di una funzionalità 'Sidi' (Sistema Informativo dell'Istruzione - ndr) che consenta di individuare con tempestività lo stato vaccinale degli alunni, dotare di Ffp2 tutti gli alunni e tutti i dipendenti e includere le parafarmacie tra i soggetti abilitati all'esecuzione dei test Covid», spiega il presidente dell'Anp, Antonello Giannelli, al termine di un incontro con Bianchi, che riferisce «la disponibilità del ministro a discutere le nostre proposte in sede di Governo».

I pediatri

La Società italiana di pediatria rilancia invece l'ipotesi di effettuare le vaccinazioni anche all'interno delle scuole, proprio perché nella fascia di età 5-11 gli immunizzati “sono ancora pochi” (il 16,72% quelli con prima dose). E' stato un nuovo inizio all'insegna delle proteste anche per gli studenti del liceo classico Manzoni di Milano, che hanno deciso di occupare la scuola contro - dicono «le politiche del governo in ambito scolastico in questi due anni di pandemia e clima interno alla scuola con assenza di dialogo con professori e dirigenza».

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