squadra al completo

Governo, il giuramento dei sottosegretari a Palazzo Chigi

«Abbiamo una grande responsabilità, siamo qua per un ufficio pubblico, dobbiamo farlo con disciplina e onore ma al di là della forma costituzionale, la Costituzione sarà la nostra stella polare, noi ci metteremo tanto cuore, tanta passione e tanto impegno». Queste le parole del premier dando il benvenuto ai sottosegretari dopo la cerimonia nella Sala dei Galeoni. in polemica per l'accordo con i Cinque Stelle il deputato del Pd Roberto Giachetti lascia la Direzione nazionale del partito

di Nicola Barone


L'esercito dei sottosegretari

2' di lettura

Dinanzi a al premier Giuseppe Conte e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro i 42 sottosegretari nominati dal Consiglio dei ministri di venerdì hanno giurato a Palazzo Chigi. «Abbiamo una grande responsabilità, siamo qua per un ufficio pubblico, dobbiamo farlo con disciplina e onore ma al di là della forma costituzionale, la Costituzione sarà la nostra stella polare, noi ci metteremo tanto cuore, tanta passione e tanto impegno». Le parole del premier danno il benvenuto ai sottosegretari dopo la cerimonia nella Sala dei Galeoni.

Sul totale ammontano a 21 gli esponenti pentastellati mentre del Pd sono in 18 (2 i rappresentanti di LeU e uno del Maie). Il M5S conserva dunque una maggioranza di sottosegretari e così di viceministri (sono 6 mentre quattro sono del Pd). Servizi e disabilità sono le materie che Conte ha stabilito di tenere per sé. Al senatore M5S e professore tarantino Mario Turco è stata affidata la delega centrale alla programmazione economica e gli investimenti, una scelta per tenere in buona vista presso la presidenza i dossier tra i più spinosi dell'esecutivo. Al ministero di via XX settembre il M5S conferma i due uscenti Laura Castelli (viceministro) e Alessio Villarosa, ma anche LeU, con Cecilia Guerra, ottiene di essere presente al fianco dei due dem Antonio Misiani (viceministro) e Pierpaolo Baretta. Il Pd riporta al governo tanti ex, tra questi Marina Sereni e ancora Lorenza Bonaccorsi e la "prodiana" Sandra Zampa. Generando qualche tensione interna il ministro degli Esteri e capo politico Luigi Di Maio ha confermato parecchi degli uscenti: Ferraresi (Giustizia), Tofalo (Difesa), Sibilia (Interno), Di Stefano e Del Re agli Esteri, Crimi (dall'Editoria passa all'Interno).

Nel Pd un certo malcontento di corrente spira invece in area Renzi (malgrado i cinque approdi nella squadra di Malpezzi, Morani e Margiotta di Base riformista, più Ascani e Scalfarotto), a motivo della esclusione geografica dei toscani lamentata per primo da sindaco di Firenze Dario Nardella. La scissione sembra ormai a un passo e consisterebbe nella prima fase in gruppi autonomi di Camera e Senato. Si tratta del passaggio preliminare di quella che i maggiorenti vicini all'ex premier definiscono la «separazione consensuale» dal Nazareno, che potrebbe dare il via (forse alla Leopolda) alla nuova creatura politica.

Intanto il deputato del Pd Roberto Giachetti lascia la Direzione nazionale del partito in polemica per l'accordo con i Cinque Stelle. «È venuto il momento che io parli e dica la mia dopo un periodo di silenzio durato un mese e mezzo. Capisco perfettamente le ragioni per cui abbiamo deciso di fare questo accordo e in cuor mio io, davvero, mi auguro che possa funzionare. Non posso, però, rinnegare le mie convinzioni sul Movimento Cinque Stelle e su tutto quello che è successo in questi anni perché sono cose che a me pesano. Io sono stato il frontman della campagna che negava qualsiasi possibilità di fare un accordo con loro. Mi sono candidato alla segreteria del partito contro quest'ipotesi. Vista questa situazione è inevitabile che ne debba trarre le conseguenze».

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