l’accordo

M5S-Pd, via libera al Conte bis. Il premier stamattina al Quirinale per l’incarico. Grillo: ministri non politici

C’è accordo politico tra M5S e Pd per dare vita ad un governo politico guidato da Giuseppe Conte. Lo hanno confermato i rispettivi leader, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti: «Sia un nuovo inizio ma serve responsabilità». Il presidente Mattarella ha convocato il premier Conte per stamattina al Quirinale. L’ira di Salvini: teatrino indecoroso di poltrone. E Grillo avvisa: niente ministri politici

di Nicola Barone e Vittorio Nuti


Crisi di governo: il duello sui ministri

7' di lettura

Il primo passo per il bis di Giuseppe Conte è compiuto. Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio comunicano a Sergio Mattarella che il Pd ha accettato la proposta del M5S di dare vita a un “Conte due”. Il presidente della Repubblica lo convoca stamattina alle 9.30 al Quirinale per conferirgli l'incarico di formare il nuovo governo, poi Conte avvierà le consultazioni. Ma il cammino si annuncia accidentato. Il premier uscente riceve il mandato di M5S e Pd senza che sia sciolto il nodo dei vicepremier, con un braccio di ferro durissimo tra il M5S che vorrebbe Di Maio e il Nazareno che vuole un unico “vice” dem.

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Una lunga giornata
«C'è un accordo politico con il Pd affinché Giuseppe Conte possa diventare di nuovo presidente del Consiglio»
. Le parole di Luigi Di Maio al termine del colloquio con il Capo dello Stato chiudono le consultazioni dei partiti. È il passaggio più atteso dopo giorni di trattative serrate fra alti e bassi vertiginosi, l'ultimo miglio per le prove di intesa fra Pd e M5S verso un esecutivo da costruire sulle ceneri dell'esperienza gialloverde.

«In questi anni il nostro obiettivo è sempre stato cambiare guardando a un progetto per l'Italia di grande respiro che mettesse al centro la persona ed i beni essenziali», registra il capo politico pentastellato. «Un nuovo umanesimo di cui Giuseppe Conte è stato grande interprete. Uomo di grande coraggio che ha dimostrato di servire il Paese con spirito disinteressato e di abnegazione». Adesso il lavoro si concentra sui contenuti nel rispetto di tutti i passaggi istituzionali. «Come capo politico chiederò che il percorso di formazione del nuovo governo parta dalla redazione di un programma omogeneo. Solo dopo si potrà decidere chi sarà chiamato a realizzare le politiche concordate e su questo chiediamo che si rispettino le prerogative del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio».

È il segretario dem Nicola Zingaretti, arrivato poco prima, a certificare il superamento degli ultimi ostacoli parlando della necessità di «un nuovo governo con una nuova maggioranza politica». Per il leader dem serve «un governo che abbracci una chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale e che promuova uno sviluppo economico "verde"». Non si tratta tanto di una questione di "staffette" a Palazzo Chigi quanto di una sfida da cominciare. «Amiamo l'Italia e crediamo che valga la pena tentare questa esperienza. In tempi complicati come quelli di oggi sottrarsi alla responsabilità del coraggio di tentare è l'unica cosa che non possiamo e non vogliamo permetterci. Intendiamo mettere fine alla stagione dell'odio, del rancore e della paura».

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Grillo: ministri competenti fuori dalla politica
«Oggi è l'occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c'entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica». A sorpresa Beppe Grillo sul blog spiazza tutti («il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari») sun un punto nodale nella definizione dell'esecutivo. Salvo poi ridimensionare, almeno in parte, la portata del messaggio (il riferimento è «solo ai ministeri tecnici»).

Sul punto non è mancata nel discorso di Di Maio una replica esplicita ad alcune accuse venute dal Carroccio. «La Lega mi ha proposto di propormi come premier per il M5S e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale. Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo Paese e a non a me». Una citazione di Pietro Nenni si offre per respingere le accuse di cui si è sentito ingiustamente oggetto («qualcuno nella storia ha detto che in politica ci sono sempre due categorie di persone, quelli che la fanno e quelli che ne approfittano»). In ogni caso niente della stagione passata viene rinnegato dal capo del M5S.

In mattinata il via libera della direzione Pd
Nella mattinata la direzione del Pd ha dato via libera (un solo voto contrario, quello di Matteo Richetti) al segretario democratico di verificare la fattibilità di un accordo di legislatura, questo malgrado le difficoltà ancora pendenti. «Non c'è un problema Di Maio, ma c'è un problema di struttura di governo. Se c'è un premier del M5S e è giusto che ci sia un vicepremier del Pd», spiega l'ex Guardasigilli Andrea Orlando a consuntivo.

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Quanto alla linea politica Zingaretti rivendica la «schiena dritta» mantenuta dal Pd nel confronto con i pentastellati («mai abbiamo anteposto gli interessi di parte a quelli del Paese» e il Pd «è sempre stato responsabile»).

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«Oggi, dopo la stagione consumata con la crisi voluta dalla Lega, Giuseppe Conte sarà il candidato presidente indicato dai 5 Stelle per la guida di un governo fondato su un impianto e un programma diversi. Noi riconosciamo in questa scelta l'autonoma decisione del partito di maggioranza relativa in questa legislatura. Con questa volontà il M5S, ed è legittimo, rivendica la presidenza del governo. Ha rifiutato altre ipotesi. E in questa scelta è inciso il superamento di un modello sul quale si fondava il vecchio Governo. Una figura condivisa e due vice espressione dei due partiti della coalizione. Questo modello non c'è più».

Le ragioni degli ultimi contrasti
Nella notte tra martedì e mercoledì, i 5S hanno deciso di chiedere il gradimento della base al governo giallorosso tramite il voto online su Rousseau solo dopo il conferimento dell'incarico a Conte, creando nuovi attriti con il potenziale alleato convinto del potenziale «sgarbo istituzionale» al Capo dello Stato. Dal Quirinale è trapelato che nell'affidare l'incarico la bussola sarebbe stata rappresentata dalle sole dichiarazioni dei gruppi parlamentari. Niente spazio dunque ai "sondaggi" interni dei singoli partiti o Movimenti.

Il Pd avrebbe voluto che il M5S mettesse ai voti su Rousseau l'intesa prima della ricezione formale dell'incarico (probabilmente accettato con riserva) di formare un nuovo governo, per evitare azzoppamenti preventivi. Ma di diverso avviso sono stati i vertici pentatstellati, fermi nel voler sottoporre l'accordo ai militanti per il disco verde solo dopo l'incarico da Mattarella. Una linea che ha suscitato molti malumori nella base M5S, divisa al suo interno. «La notizia secondo cui ci sarebbe una rivolta degli eletti circa il voto su Rousseau è una fake news» secondo i capigruppo Patuanelli e D'Uva. La procedura rimane comunque confermata «nel rispetto della consueta grammatica istituzionale del voto - che ricordiamo decidere il capo politico, secondo quanto prevede lo statuto, Della cosa «è stato informato anche il Presidente Conte che conviene su questa tempistica».

Al traguardo il lavoro dei capigruppo
Nonostante l'irrigidimento del confronto il tavolo sul programma tra le delegazioni Pd e M5S a Montecitorio si è svolto regolarmente.«Stiamo andando molto bene sui temi, in un clima costruttivo. Chiunque attacca Di Maio attacca i 5 Stelle perché è il nostro capo politico: con i veti non possiamo andare lontano, non fanno mai bene», è la sintesi finale del pentastellato D'Uva. «I veti non sono mai positivi», aveva ribadito Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato, arrivando all'incontro tra le delegazioni M5S e Pd. «Ognuno ha le sue procedure. Noi seguiamo le nostre», ha invece sottolineato il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, prima della riunione: «Cominciamo a lavorare, ci auguriamo che sia una bella giornata». L'intesa potrebbe essere siglata solo all'ultimo momento, poco prima della salita al Quirinale delle delegazioni del Pd e dei 5 Stelle per le consultazioni del capo dello Stato.

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Nodo conferma per Di Maio vicepremier
A riportare in bilico le trattative mettendo in fibrillazione i democratici era stata una telefonata nella tarda serata di martedì tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. Nella conversazione Di Maio avrebbe ribadito al segretario Pd, oltre ai tempi del voto su Rousseau, anche la richiesta di continuare a ricoprire il ruolo di vicepremier nel nuovo esecutivo, accanto a un vicepremier Pd. Il segretario dem vuole invece un solo vicepremier scelto dal Pd. Entrambi i leader sono stati riuniti fino a notte con lo stato maggiore dei rispettivi partiti. Nella riunione al Nazareno i dirigenti Pd avrebbero fatto quadrato attorno al segretario nel sostenere il no alla vicepresidenza per il capo M5S: Di Maio vice, con Conte premier, vorrebbe dire per il Pd prendere parte a un "rimpastone", è il ragionamento.

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Calenda in polemica esce dal Pd
In questo scenario, non si placano intanto i malumori di una parte del Pd cui ha dato voce l'europarlamentare del Pd Carlo Calenda . «Sarò coerente, dal primo giorno in cui mi sono iscritto al Pd ho detto che non sarei rimasto se ci fosse stato un accordo con i 5 Stelle», annuncia l'ex ministro dello Sviluppo economico in una intervista a "Circo Massimo" (Radio Capital), aggiungendo di volersi impegnare «per costruire una casa per chi non si sente rappresentato da questo rapporto con i 5 stelle che nasce male. Quando il Pd avrà di nuovo voglia di combattere spero di ritrovare alcune persone sulla strada».

Poche ore dopo, Calenda conferma l'addio al Partito democratico, con una lettera di dimissioni dalla direzione indirizzata a Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni proprio mentre l'intesa 5S-dem prende sostanza. «Uno - attacca Calenda nell'intervista radiofonica - può fare accordi con chi ha idee diverse ma non con chi ha valori diversi. Ma il Pd si rende conto che i 5 stelle sottoporranno l'intesa alla piattaforma Rousseau? Noi dobbiamo rimanere appesi al voto di una piattaforma privata che abbiamo sempre considerato un'aberrazione della democrazia? Recuperiamo la schiena dritta, perché dobbiamo correre sbavanti dietro ai 5 Stelle?».

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