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Governo, tregua armata Lega-M5S. Resta il nodo delle dimissioni di Siri

di Manuela Perrone


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3' di lettura

Il primo test per la tenuta del Governo sarà martedì, quando approderà in Consiglio dei ministri il decreto crescita per la seconda deliberazione assicurata dal premier Giuseppe Conte al presidente Sergio Mattarella. Nel provvedimento il M5S ha voluto la norma “salva Roma”, che prevede la chiusura della gestione commissariale del maxi debito della Capitale trasferendolo in parte allo Stato. Ma dopo l’esplosione dei casi Siri e Raggi, la Lega ha alzato il muro. Nessuno degli alleati intende arretrare. Fonti qualificate del Movimento sottolineano come la misura sia presente nella bozza pronta per il Cdm. E ricordano di avere la maggioranza in Consiglio dei ministri. Dal Carroccio insistono: i nostri ministri non voteranno una norma che serve a una sola città.

Sono giorni di tregua armata, dopo le tensioni di venerdì. Conte dalle pagine del Corriere della Sera ha voluto rassicurare sul fatto che «il Governo vivrà, non sopravviverà». Vedrà nei prossimi giorni il sottosegretario leghista Armando Siri, indagato per corruzione, che presto sarà ascoltato dai Pm di Roma. Ma avvisa Salvini a rinviare le ambizioni da premier. E cita l’«etica pubblica» come valore che «impone di distinguere e di spiegare bene al Paese».

L’asse con Luigi Di Maio sulla questione è totale. Il vicepremier M5S sceglie Repubblica per invitare Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti a chiarire sia su Siri sia su Federico Arata (figlio di Paolo, che per gli inquirenti sarebbe legato a doppio filo all’imprenditore mafioso dell’eolico Vito Nicastri), assunto a Palazzo Chigi dal sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio.

Sulla vicenda Siri il Pd al Senato, con il plauso del segretario Nicola Zingaretti, ha deciso di presentare una mozione di sfiducia al premier. «Un drammatico errore», commenta Silvio Berlusconi. Mentre la Lega fa quadrato intorno a Siri: di dimissioni al momento non se ne parla. L’ordine di scuderia di Salvini è uno: evitare di rispondere a polemiche e provocazioni. Con i suoi si dice tranquillo. Ricorda le cose da fare e la soddisfazione per quanto già realizzato. Cita le tasse, il lavoro, la sicurezza, le telecamere negli asili. In sintesi: non vuole alimentare le voci di un Governo in crisi. Men che mai seguire il M5S sulle sue proposte. Come quella sul conflitto d’interessi, rilanciata da Di Maio anche per sondare i rapporti tra Lega e Fi. I Cinque Stelle sono pronti a presentare due proposte di legge alla Camera.

Salvini lascia correre. Dal Trentino, dove ha trascorso il Sabato santo, pubblica su Facebook il sondaggio Ipsos che vede la Lega volare al 36,9% e accredita M5S e Pd in calo al 22,3% e al 18,7%. Dati che galvanizzano i big del Carroccio, più che tentati dallo staccare la spina. L’intenzione del vicepremier, però, è aspettare le europee. Tenendosi pronto in caso di incidenti che facciano precipitare la situazione. Calendario alla mano, per votare a giugno occorrerebbe sciogliere le Camere entro il 14 maggio. Le successive finestre elettorali per non votare in piena estate si aprirebbero a settembre o a ottobre. Quando però si dovranno mettere in sicurezza i conti con la manovra. Fonti di maggioranza raccontano di contatti e confronto continuo tra il presidente Mattarella e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Alle porte c’è da sciogliere anche il nodo Bankitalia: come anticipato dal Sole 24 Ore del 18 aprile, la soluzione al vaglio di Conte sarebbe quella di procedere, forse già martedì, con il via libera alle sole nomine di Fabio Panetta Dg con Daniele Franco e Luigi Federico Signorini vice. Senza Alessandra Perrazzelli, invisa alla Lega perché ritenuta troppo vicina al Pd.

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