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Crisi di Governo, fallisce l’ultima mediazione di D’Incà: si vota la fiducia sul dl Aiuti

Il governo ha posto la questione di fiducia, al via la votazione al Senato. Il ministro aveva proposto ai capigruppo di evitare la fiducia sul provvedimento, votando articolo per articolo: ipotesi respinta da Palazzo Chigi

Draghi: "Un Governo con gli ultimatum non lavora"

3' di lettura

Ore decisive per la sopravvivenza del governo Draghi. I Cinque Stelle non voteranno la fiducia al decreto aiuti al Senato, come ha annunciato il leader Giuseppe Conte al termine di una giornata convulsa e contraddittoria. Nel tentativo di evitare la crisi di governo il ministro dei Rapporti per il Parlamento, Federico d’Incà, ha portato avanti un’ultima mediazione: ai capigruppo parlamentari che ha riunito prima dell’Aula, ha proposto di evitare la fiducia sul provvedimento ma di votare articolo per articolo. Una soluzione respinta però da Palazzo Chigi.

La fiducia al Senato

L’aula del Senato ha avviato la discussione generale alle 9,30. Il testo è stato licenziato dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama senza il mandato al relatore e già approvato dalla Camera. Dopo tre ore di discussione, alle 12,30 è stata posta la questione di fiducia e subito dopo dovrebbero cominciare le dichiarazioni di voto. La “chiama” dei senatori è prevista a partire dalle 13,30. L’esito del voto dovrebbe arrivare tra le 14,30 e le 15. Alle 15,30 è previsto un Consiglio dei ministri. Dopo la votazione al Senato Draghi dovrebbe salire al Quirinale.

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Letta, maggioranza senza M5s ipotesi improbabile

«Quello che è successo ieri a Roma e la decisione del M5s di non votare la fiducia al decreto Aiuti cambia lo scenario politico. Prendiamo atto di questa scelta, non è la nostra: è una scelta che ci divide. Noi oggi voteremo convintamente la fiducia». Così il segretario del Pd, Enrico Letta, in un punto stampa a Milano. Una maggioranza senza il M5s «a me sembra un’ipotesi totalmente improbabile. Dopodiché il Parlamento è sovrano, quindi ascolteremo tutti» ha aggiunto.

Di Maio, M5s pianificava da mesi apertura crisi

«I dirigenti M5S stavano pianificando da mesi l’apertura di una crisi per mettere fine al governo draghi. Sperano in 9 mesi di campagna elettorale per risalire nei sondaggi, ma così condannano solo il Paese al baratro economico e sociale. Non potevamo essere complici di questo piano cinico e opportunista, che trascina il paese al voto anticipato e al collasso economico e sociale». Lo ha detto il leader di Ipf e ministro degli Esteri Luigi Di Maio nerl corso dell’assemblea congiunta del suo partito.

Berlusconi: attendiamo scelte Draghi, urne non preoccupano

Per Silvio Berlusconi «i numeri dicono che il governo potrebbe proseguire il suo lavoro fine a fine legislatura anche senza il M5s. FI, in continuità con l’atteggiamento di responsabilità che ha sempre contraddistinto la sua azione, attinde con rispetto le determinazioni del presidente Draghi e le indicazioni che darà il capo dello Stato. È chiaro e innegabile che eventuali elezioni anticipate in un momento così delicato per l’Italia saranno da attribuire unicamente all’atteggiamento irresponsabile dei 5S. Se dovesse accadere, andare alle urne non ci preoccupa: anzi siamo certi che il risultato elettorale premierebbe il centrodestra».

Lega, al lavoro per scelta unitaria centrodestra

«Siamo stupiti e preoccupati» è il commento della Lega. «Dopo un anno e mezzo di sostegno leale della Lega al governo in una fase di emergenza, siamo costretti a perdere tempo in Parlamento con i no dei 5 Stelle e una sinistra che si occupa di droga libera e cittadinanza agli immigrati. Non si può andare avanti così per mesi, con milioni di italiani che hanno problemi con stipendi, pensioni e bollette. Attendiamo le prossime ore, la Lega lavorerà per una scelta unitaria del centrodestra per il bene del Paese. Piuttosto che perdere mesi preziosi con inutili e logoranti tira e molla, sarebbe più saggio dare la parola agli italiani».

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