arte

Goya e il «Cuaderno» dal carcere della follia

Il grande pittore produsse ben nove quaderni di disegni. Del Quaderno C il Museo del Prado(che lo conserva dal 1872) pubblica con Skira un prestigioso volume

di Marco Carminati

default onloading pic
Uno dei disegni contenuti nel «Cuaderno» dal carcere della follia

4' di lettura

Francisco José de Goya y Lucientes (1746-1828) è universalmente noto per la sua formidabile produzione pittorica, dai ritratti dei sovrani borbonici ai quadri di denuncia (come Los fusilamientos del tres de mayo), dagli affreschi di San Antonio de la Florida e alle due Maje, la desnuda e la vestida.

Disegnatore

Ma la sua fama è affidata anche a corrosive serie di incisioni, come i Capricci, la Tauromachia e i Disastri della guerra. Tuttavia, accanto a questa produzione, mediante la quale l’autore ha lasciato una visione estremamente critica dell’umanità e della società del suo tempo, bisogna necessariamente aggiungere il significativo impegno di Goya come disegnatore. Infatti, oltre ai bozzetti preparatori per le incisioni, l’artista produsse ben nove quaderni di disegni, nei quali espresse il suo estro abbandonandosi a fantasiose trasfigurazioni del mondo circonstante e a urticanti critiche degli aspetti più riprovevoli del comportamento umano, dall’irrazionalità alla violenza, dalla fragilità dei deboli alla prepotenza dei forti.

Loading...

Il primo dei suoi quaderni di disegni - il cosiddetto Quaderno italiano, composto durante il viaggio in Italia tra il 1771 e il 1772 - è l’unico a essere rimasto intatto e con la rilegatura originale (oggi si trova al Prado). Gli altri quaderni, noti in ordine alfabetico o con i nomi attribuiti dagli storici - Quaderno di Sanlúcar [A], Quaderno di Madrid [B], Quaderno [C], Quaderno di vecchie e streghe [D], Quaderno dai margini neri [E], Quaderno [F] e Quaderni di Bordeaux [G e H] -, vennero smembrati dopo la morte di Goya, riorganizzati in tre album dal figlio Javier e venduti separatamente dal nipote Mariano nel 1859. Aste e compravendite successive fecero il resto: molti fogli rimasti erratici finirono dispersi in varie collezioni pubbliche e private d’Europa e d’America.

Il Quaderno C ha una storia a parte, e di essa si parla perché il Museo del Prado(che lo conserva dal 1872) ha deciso di riprodurlo in facsimile, realizzando la prestigiosa pubblicazione in collaborazione con la casa editrice italiana Skira, a cura di José Manuel Matilla (responsabile senior del Dipartimento disegni e stampe del Prado), con saggi e schede redatti in cinque lingue (spagnolo, inglese, francese, italiano e tedesco).

Il Cuaderno C (così è la corretta dicitura spagnola) approdò al Prado nel seguente modo: nel 1866 Ramón Garreta y Huerta vendette al Museo de la Trinidad di Madrid tre dipinti di Goya e un album contenente 186 disegni tratti da alcuni dei quaderni già citati: il Quaderno di Sanlúcar, il Quaderno di Bordeaux e 120 disegni del Cuaderno C. Poi, nel 1872, a seguito della fusione del Museo de la Trinidad con il Museo del Prado, tali opere passarono a quest’ultimo.

Il Cuaderno C era originariamente composto da almeno 133 fogli (l’ultimo disegno riporta infatti questo numero). Dunque ora mancano all’insieme tredici disegni, verosimilmente separati intorno al 1860. Cinque di essi sono stati rintracciati e sono oggi divisi tra l’Hispanic Society of America (fogli 71 e 128), il British Museum (foglio 88), il Paul Getty Museum (foglio 78) e una collezione privata (foglio 11). Ma all’appello ancora non rispondono otto fogli (14, 15, 29, 56, 66, 72, 110 e 132): per gli studiosi, ovviamente, la caccia è aperta.

Frutto dell’acutezza dello sguardo di Goya, elaborato durante la guerra d’indipendenza e negli anni di repressione che seguirono (1808-1820), il Cuaderno C offre uno spaccato inquietante della società spagnola dell’epoca con scene di vita quotidiana segnate dalla povertà, dalle atrocità dell’Inquisizione, dalle crudeltà nelle prigioni, da caricature di personaggi eccentrici e da visioni oniriche. Un altro gruppo di disegni mostra le conseguenze della confisca dei beni ecclesiastici che portò alla chiusura di numerosi monasteri e conventi, costringendo monaci e monache a rinunciare ai voti e a iniziare una nuova vita al di fuori della sicurezza garantita dal loro stato. Libertà, ragione e giustizia sono infine i soggetti di un ulteriore gruppo di disegni che attestano le speranze di Goya per la politica di riforma del cosiddetto «Triennio Liberale» (1820-1823).

Alla luce di questi contenuti, si è ipotizzato che il Cuaderno C fosse una sorta di diario grafico in cui Goya illustrava le proprie ansie, in particolare quelle riguardanti il destino degli individui più miseri ed emarginati che maggiormente subivano le conseguenze economiche, sociali e politiche della guerra. Con queste “vittime”, l’artista - ormai anziano, sordo e in una situazione finanziaria e politica precaria a causa delle proprie idee - poteva in buona sostanza identificarsi. Non a caso il Cuaderno C venne fabbricato dallo stesso Goya con fogli di carta spagnola, un materiale assai meno costoso della carta olandese di migliore qualità con cui sono composti gli altri quaderni. Segno, anche questo, della scarsità di mezzi dell’artista e dello stato di difficoltà del Paese in quel frangente storico.

Bisogna evidenziare infine che, in tutti i disegni, Goya stesso pose delle curiosissime didascalie autografe in basso, in alto o nel retro dei fogli, che sembrano fungere da titolo o da commento alle immagini, oppure paiono esaltare il gioco delle ironie e delle ambiguità legate alle immagini stesse. Alcuni monaci in preghiera, ad esempio, sono accompagnati da frasi come: «almeno fa qualcosa» oppure: «può darsi che sia buono»; un mendicante che tende la mano ha la dicitura «mancanza di lavoro»; un uomo che si è calato i pantaloni dichiara di voler fare una «rara penitenza». E un altro, invece, riverso a terra, preferisce «mangiare bene, bere meglio e dormire, oziare e passeggiare». Poi, ci sono le «sante braghe» portate in processione, il «cieco innamorato della propria ernia» e il condannano alla gogna solo perché «amava un’asina». Alla fine sovrasta il desiderio di riscatto da tanta umana stravaganza: una luce si accede nelle tenebre («Lux ex tenebris»)e compare la bilancia della giustizia (anche se, dice la didascalia, «non a tutti si confà la giustizia»). A un certo punto, una donna irrompe e alza violentemente la frusta: «Divina Ragione, non risparmiare nessuno» “grida” la didascalia manoscritta di Francisco de Goya.

Cuaderno C, Francisco de Goya, Museo del Prado / Skira, Madrid-Milano, edizione in italiano, francese, spagnolo, inglese, tedesco, pagg. 306, € 40.
In libreria dal 18 giugno

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti