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Gp Giappone, Verstappen vince ed è campione del mondo. Ira di Gasly per i trattori in pista

Verstappen strappa il secondo titolo a bordo di una Red Bull. La rabbia del francese per i rischi causati dai mezzi di recupero, a otto anni dalla tragedia di Jules Bianchi

di Alex D'Agosta

Verstappen festeggia la vittoria (Reuters)

4' di lettura

Nel trentaseiesimo Gran Premio del Giappone a Suzuka oggi Max Verstappen ha conquistato il suo secondo titolo mondiale di fila a bordo di una Red Bull. Tornando a regalare questa emozione alla pista nipponica, che ha come main sponsor Honda, la quale tuttavia non appare più come fornitore ufficiale delle monoposto di Chris Horner.

Un mondiale che verrà iscritto come secondo nel palmares nel giovane olandese, a meno che la federazione non accolga le proteste relative allo sforamento del budget cap e cancelli quello conquistato nel 2021. La classifica di gara parla di una doppietta Red Bull, con un Leclerc molto combattivo nonostante un'auto non del tutto all'altezza della situazione, retrocesso d'ufficio al terzo posto dopo aver meritato fino all'ultimo chilometro il secondo.

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L’occasione sprecata di Leclerc

Ma un suo errore di “taglio” di una chicane nelle battute finali, sotto gli occhi di tutti, senza possibilità di appello, ha mandato tutti gli sforzi all'aria. Forse era una questione di orgoglio, forse una questione matematica. Anche un po' per gli sponsor, per il morale del team, per l'audience televisivo.

Ma contrastare una vittoria matematicamente quasi del tutto inevitabile sarebbe stato un bel lavoro per Leclerc: aveva insomma fino all'ultimo in mano la possibilità di rimandare la festa all'olandese alla prossima settimana. Invece no: è andata bene a Verstappen e conferma così una statistica che i tanti che lavorano alla Honda confidavano fosse presto rinnovata. Nella loro nazione, infatti, prima di oggi erano stati decisi ben 13 campionati del mondo di Formula 1, di cui 11 a Suzuka e 2 al Fuji. Così l'olandese ha potuto scrivere il suo nome nella lista di alcuni giganti di tutti i tempi che hanno vinto il loro titolo in Giappone: prima di lui Hunt, Piquet, Prost, Senna, Hill, Schumacher e Vettel.

A proposito del tedesco, i due condividono anche un'altra coincidenza statistica: in questo tracciato entrambi sono riusciti a conquistare il secondo sigillo e, come noto, in ambo i casi a bordo di una Red Bull.Indubbiamente Vettel adora Suzuka e, infatti, venerdì si è presentato ai box con una bandana hachimaki in perfetto stile samurai. E in tale occasione ha dichiarato che in futuro prenderà in considerazione un eventuale ritorno ‘one-off' alle corse, solo in Giappone, se gli verrà offerto un sedile. D'altra parte, pochi come lui si sono tolti tante soddisfazioni su questa pista: Vettel a Suzuka ha infatti ottenuto ben cinque pole position e quattro vittorie. Meglio di lui solo Hamilton a quota cinque e Schumacher a sei. E dietro un vuoto enorme: pochi altri, solo Alonso fra i piloti attivi, sono arrivati infatti a due.

Un amore nato da lungo tempo, non solo per i risultati, ma per quanto sia iconico in questo sport: si è innamorato del disegno delle curve, specialmente per il galvanizzante primo settore e della forma a otto, che consente di alternare la percorrenza da oraria ad antioraria. Ma anche per l'atmosfera galvanizzante, paragonabile a davvero pochi altri impianti storici.

L’intuizione di Vettel e la prudenza di Perez

E poi: in gara Vettel ha saputo chiudere in sesta posizione dopo una prestazione intelligente, con un peculiare colpo di genio. La sua intuizione di togliere presto le full wet gli ha consentito di ottenere e capitalizzare presto un vantaggio su tanti avversari, che lo ha portato a chiudere con onore una gara corta ma difficile. Nei 29 giri interrotti da una lunghissima pausa dovuta soprattutto all'incidente di Carlos Sainz delle prime fasi, si è vista comunque una gara con un meteo in miglioramento che ha premiato le due Red Bull, capaci di partire bene e gestire la giornata accorciata senza grosse preoccupazioni.

Perez ha guadagnato la pagnotta molto bene senza prendere rischi: tornando sulla fortunata penalizzazione di Leclerc, retrocesso dopo l'arrivo al terzo posto non senza qualche bocca storta, è stata la sua vera fortuna. Perché, a ben vedere, non ha mai sferrato attacchi convincenti o pericolosi all'avversario fino all'ultimo giro. Un suo errore sfociato eventualmente in incidente avrebbe compromesso il suo traguardo personale più importante: sfilare di mano il secondo posto non solo di arrivo, ma anche nella classifica mondiale al rivale dell'anno in rosso. E così Perez, a 113 lunghezze dal neo campione del mondo, si trova ora con un punticino davanti a Leclerc nel driver standing.

Contemporaneamente, causa i zero punti del ferrarista iberico, l'ottavo posto della Mercedes di Russell gli è stato sufficiente per surclassare Sainz al quarto posto, con cinque punti di margine. Una ‘doppia sberla' per Ferrari, insomma, che tutto sommato non poteva sperare molto di più considerando per quanto tempo Leclerc è stato in balia di gomme consumate. Sul finale lo si è visto anche perdere tempo e terreno per cercare zone più bagnate della pista in rettilineo. Se quindi stanco, sfinito, ha tagliato uno spazio di fuga rientrando senza danni glielo si può anche perdonare: certo, in una curva normale avrebbe impiegato più tempo a riprendere la pista e così avrebbe perso la posizione in modo naturale, senza sanzione.

L’ira di Gasly per i trattori in pista

Direzione gara ancora discutibile. C'è un episodio non particolarmente esaltato dalla regia internazionale che merita di essere ricostruito e analizzato. La pioggia battente ha causato diversi incidenti durante il giro inaugurale di Suzuka, tra cui l’incidente di Carlos Sainz all’uscita del tornante. Prima della lunga pausa, Gasly è stato l’ultimo pilota a rientrare in regime di bandiera rossa ed è stato visto discutere con un membro del suo team nel garage a questo riguardo, poi si è sfogato anche ai microfoni nel dopo gara. Il filmato di bordo dell’AlphaTauri ha mostrato Gasly superare un trattore per recuperare l’auto di Sainz.

Gasly era rientrato tardi ai box nonostante la bandiera rossa. Ma non è una scusante: se c'erano auto ancora in pista, prima di mandare fuori dei mezzi di recupero, occorreva tenerne conto. Come collega francese, non poteva non indignarsi per un rischio non necessario e così urlare via radio che «è inaccettabile. Bisogna ricordare cosa è successo». Tanto più perché se Jules otto anni fa era andato a sbattere contro una gru che andava a prendere l'auto di Sutil parecchio fuori dalla pista, questa volta Gasly si è trovato un mezzo pesante direttamente sul nastro d'asfalto. Indipendentemente dalla velocità più ridotta del solito a cui stava procedendo, in effetti la situazione, dal punto di vista della sicurezza, è del tutto paradossale.


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