Formula 1

Gran Premio d’Arabia: un guaio dopo l’altro porta Hamilton e Verstappen a pari punti

Dopo ventuno gran premi, ora i due “galli” nel pollaio si dovranno giocare tutto all’ultimo

di Alex D'Agosta

F1, Hamilton: ho rinnovato per un anno, ma niente è da escludere

5' di lettura

Jeddah: che pasticcio! Hamilton, Verstappen, Bottas: un risultato già visto, ma tutt’altro che banale. Frutto di una gara tutt’altro che regolare. E che porta a un finale tutt’altro che scontato. Anzi, sarà senza dubbio tirato e denso di polemiche e rimpianti.

L’eccesso di ricerca di piste esotiche e medio orientali, per far numero e incassare molti petrodollari, ha mandato in scena uno spettacolo frizzante come pochi ma, a ben vedere, fin troppo incandescente e anche poco onorevole per la federazione e la direzione gara, che hanno mostrato delle carenze importanti.

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Era più che auspicabile che in questa pista “temporanea” potesse succedere qualcosa in tema di incidenti e imprevisti. Ma quello che si è visto nel primo gran premio dell’Arabia Saudita è stato troppo, è stato inaccettabile. La precarietà della sicurezza di questa pista ha causato incidenti che hanno interamente condizionato l’esito finale della domenica e forse dell’intero campionato. Una gara davvero precaria dall’inizio alla fine, con tutto quello che è successo. Con un risultato che potrebbe essere messo in discussione da investigazioni pendenti anche dopo la bandiera a scacchi. Di sicuro non è stato bello vederla interrompersi molte volte. Purtroppo la “colpa” iniziale è riconducibile ai piloti Haas, di bassa classifica, in particolare Schumacher. Errori umani che, con muretti così vicini, senza via di fuga adeguata, erano da mettere in conto.

Al di là dei limiti di questa pista così poco adatta a questo sport, la cosa che più si è capita è che Lewis Hamilton non ha intenzione di abdicare. Si è andato a riprendere la leadership a pari merito della classifica mondiale. Dopo ventuno gran premi, ora i due “galli” nel pollaio si dovranno giocare tutto all’ultimo. Con una vittoria al termine dei 50 giri più discutibili della stagione, Hamilton gioca sulla forza, sull’arroganza, sull’esperienza e sulla psicologia per cercare di contrastare il fenomeno emergente di Max Verstappen, che comunque ha dimostrato tutte le sue qualità, perché ha avuto degli “acuti” nel comportamento ma ha anche dato una lezione magistrale di guida al terzo start. Però entrambi sono stati ben poco gentleman: si è temuto in molte occasioni che si potessero verificare dei momenti “sporchi” come in passato, dove l’esclusione dell’avversario, numeri alla mano, potesse anche essere una opzione da mettere in conto per guadagnare un vantaggio più “comodo” nell’ultima gara di Abu Dhabi. Tant’è che Lewis Hamilton a un’ora dal termine è andato sotto processo, mentre Verstappen ha pagato già una posizione restituita e cinque secondi nello svolgimento della competizione.

A favore di Hamilton, bisogna ricordare che è per lui la terza vittoria consecutiva. Lo si dava forse già per “morto” invece a oggi nessuno potrebbe essere in grado di fare un pronostico per il gran finale. Alla fine, stiamo vedendo due piloti di altissimo livello che si stanno sfidando senza tralasciare nulla. E senza dare grande spazio agli altri. Chi si è distinto a Jeddah oltre a loro? Pochi meritano menzione. In particolare Ocon: avrebbe meritato il podio ma è stato superato solo da un Bottas a causa di un’auto nettamente superiore. Per gli italiani, merita essere citato anche Antonio Giovinazzi che, alla penultima prova di Formula 1 della sua vita, porta a casa due punti. Due terzi del bottino stagionale. Magari saranno gli ultimi. Molto meglio che terminare la carriera con solo un punto.

Ma come si è svolta questa folle domenica? La storia l’hanno scritta soprattutto le partenze. Alla prima poco da dire: Verstappen resta dietro. Parte terzo, resta terzo, inseguendo le Mercedes con calma. In occasione del primo incidente senza conseguenze di Mick Schumacher, Hamilton e Bottas vanno a fare il pit stop dopo l'ingresso della safety car, Verstappen resta dentro e poi la direzione gara blocca tutto: bandiera rossa e Verstappen potrà ripartire in testa, con il diritto di sostituire le gomme.

La seconda partenza è stata invece caratterizzata da fasi con uno stress che si potrebbe definire aulico. Lo start, da fermi, ha dato luogo a un passaggio alla prima chicane molto "nervoso" dei piloti in testa: Verstappen, a destra, supera Lewis irregolarmente fuori dalla linea; Hamilton evita l'incidente e sta a guardare, in attesa di una normale restituzione della posizione. Che non avverrà in gara però perché è stato deciso di riassegnare le posizioni solo nella pausa prima della terza partenza.

Infine la terza. Lo start più bello della vita? Per il giovane olandese la terza partenza da fermo di questo folle gran premio di Gedda ha qualcosa di inaspettato. Un Verstappen che sembrava non avere alcun "brio" nella precedente, in questa ha dato a dir poco spettacolo. Era terzo, si porta a sinistra nel rettilineo e affronta la prima curva a sinistra completamente all'interno, restando su una traiettoria pulita e superando sia Ocon sia Hamilton nell'arco di pochi metri. A vederla e rivederla, anche dall'alto, sembra proprio un'azione da manuale. Da annali. Di quelle che fanno invidia anche a chi fa per finta: chiunque ne avesse fatta una simile ad esempio sul gioco della Playstation, rimarrebbe come replay salvato in memoria per anni da tanto che è sembrata perfetta.

Polemiche, da che parte cominciare? Oggi è stato consentito e punito di tutto. Troppo difficile da gestire causa anche una certa dose di conflitto di interesse da entrambi i piloti. C'erano già discussioni su Hamilton dalle prove. Poi l'incidente di Schumacher. La gara fermata dopo il pit stop Mercedes, senza che le barriere colpite fossero seriamente compromesse e senza sostituirle davvero: sono state solo un po' riallineate, altrimenti il tempo per un vero ripristino sarebbe stato ben superiore. Un regalo per Max? Il punto forse più basso è arrivato poco dopo, con la proposta di "negoziazione" della posizione con la Red Bull che, poi, riparte terza. E anche pochi minuti dopo, con il contatto in gara fra Vettel e Raikkonen, si evita di dare una bandiera rossa non senza polemiche. Il saggio Alonso al giro 30 dice alla radio che «c’è stata una bandiera rossa ridicola e ora ci fanno correre con i detriti in pista, serve una Safety Car». Tant'è che anche al 36 si è dovuta dare una virtual safety car per un'ulteriore rimozione di un detrito troppo grande in mezzo alla pista.

Al giro 37, un altro guaio. La lotta è di quelle con il coltello fra i denti. un sorpasso alla prima curva tentato di Hamilton. Verstappen gli "taglia" la strada. Nello stesso giro Verstappen rallenta per ridare la posizione e Hamilton, non avvisato dal muretto, lo tampona e si danneggia da solo. In tutto questo Verstappen prosegue e guadagna vantaggio senza poi restituire subito la posizione, cercando di allungare. Poi la ridà. E se la riprende. Ed Hamilton lo ripassa dopo. Vincendo. Ma potrebbe venire retrocesso proprio per questo tamponamento.

Comunque vada, solo uno vincerà il mondiale. La rivalità è altissima: sembra di essere tornati ai tempi d’oro di grandi protagonisti di questo sport che, con meno gare e meno punti, oltre che macchine più “vicine” come prestazioni, erano abituati a giocarsela fino in fondo. La speranza è solo che non ci siano eventi ancora irregolari o discutibili anche all’ultima prova del 2021. Ad Abu Dhabi già troppi piloti hanno masticato amaro negli anni. Basta che non si faccia male nessuno.

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