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Grana Padano, all’estero il 45% delle forme: verso il sorpasso sul consumo nazionale

Nel 2022 5,2 milioni di forme lavorate. Il presidente Zaghini all’Assemblea del Consorzio: meno burocrazia, lotta ai falsi e sostegno alla promozione ci faranno crescere ancora.

di Emiliano Sgambato

3' di lettura

«Nei nostri progetti non è lontano il giorno in cui esporteremo più Grana Padano Dop di quanto ne sarà consumato in Italia. Una data tanto più vicina quanto più potremo essere competitivi. Non dipende solo da noi, ma anche dalla semplificazione delle procedure burocratiche, che crediamo si possa ottenere se le nostre rappresentanze saranno in modo adeguato coinvolte negli orientamenti della pubblica amministrazione».

Lo ha detto il presidente Renato Zaghini all’Assemblea del Consorzio del Grana Padano, che si avvia a chiudere l’anno con oltre 5,2 milioni di forme lavorate ed un export pari al 45% della produzione, ricordano le questioni aperte che stanno a cuore ai produttori, a partire dalla riforma delle indicazioni geografiche tipiche in corso nell'Unione Europea, sottolineando la necessità di accentuare le azioni ed i provvedimenti contro chi usurpa ed evoca i prodotti Dop, anche favorendo accordi bilaterali tra l'Ue e altri paesi, sul modello di quelli stretti con Canada, Cina e Giappone.

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Tra i freni burocratici Zaghini ha fatto un esempio molto concreto sull’obbligo di riportare sulle confezioni la dicitura “certificato da Organismo di Controllo autorizzato dal..”: «Il cambio di acronimo del Ministero da Mipaf a Mipaaf, Mipaaft, Masaf costa al sistema milioni di euro – ha detto il presidente – ed è scritto talmente in piccolo, visto l’obbligo in etichetta di riportare molte altre indicazioni, che, come risulta da nostre verifiche sul packaging, sfugge al consumatore».

«Le produzioni Dop – ha ricordato Zaghini – hanno una rilevanza che va oltre il pur importante Made in Italy. Ogni materia prima viene dal territorio di produzione e quindi è un tutt'uno con il prodotto, offrendo garanzie assolute che un bene più semplicemente prodotto in Italia non offre».

«Oggi ho potuto confermare il mio convincimento sulla grande capacità del Consorzio Grana Padano di valorizzare i prodotti di qualità della nostra Nazione – ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, intervenuto in collegamento video –. Gli imprenditori di questo settore, che eccelle nel mondo, dimostrano ogni giorno quanto sia necessario che lo Stato gli sia vicino per proteggere i nostri prodotti e per garantire, a livello nazionale e internazionale, normative utili alla crescita delle loro imprese e quindi dell’economia».

Rispondendo sul tema dei cambi degli acronimi ministeriali sulle confezioni, ha ricordato come si potranno usare quelle attuali sino ad esaurimento. «Ma sottolineare la sostenibilità ambientale sui prodotti – ha aggiunto il ministro – è un messaggio importante sull'impegno complessivo dello Stato a difesa della qualità delle sue produzioni».
Strategica inoltre per Lollobrigida è la difesa delle produzioni Dop dalle imitazioni: «Dobbiamo evitare che questo accada in Europa, ma anche essere protagonisti negli accordi che l'Ue intende sottoscrivere con altri grandi paesi e nella revisione di quelli già variati, ma che possono essere migliorati».

L’aggravio dei costi di produzione, ha sottolineato il ministro, «rischia di indebolire un virtuoso sistema, aggredito anche da provvedimenti come il Nutriscore o, ancor più grave, dalla diffusione di sostanza sintetiche». «Il Governo Meloni – ha concluso – si impegnerà in maniera congiunta nel sostegno delle nostre filiere, a difesa dei nostri prodotti, e dell’economia da questa generate».

Nella parte riservata ai consorziati, l'assemblea generale come di consueto ha provveduto alle riassegnazioni di quote aggiuntive per l'anno successivo previste dal Piano Produttivo:«Per il 2023 è stato deciso un +1,5% ad inizio anno a tutti i caseifici che lo richiederanno, pari a 75mila forme-quota, più lo 0,8%, pari a 40mila forme-quota, ai caseifici che andranno oltre quota alla fine dell'anno – ha spiegato il direttore generale – Quest'ultimo incremento verrà suddiviso proporzionalmente al costo aggiuntivo che ogni caseificio deciderà di maturare».

Approvate dal 99,45% dei consorziati anche modifiche al disciplinare di produzione, tra le quali spicca l'obbligo che le vacche siano tutte nate e allevate nella vasta zona di produzione del Grana Padano.

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