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Granarolo-Lactalis: rischio latte oltre 2 euro

Allarme sostenuto anche da Coldiretti

di Giovanni Uggeri

2' di lettura

Di fronte all’incremento dei costi energetici, il prezzo del latte potrebbe superare i 2 euro al litro. Un fatto “impensabile” per un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana.

E’ l’allarme lanciato da Granarolo e Lactalis che, in un comunicato congiunto, pongono all’attenzione del Governo «la forte preoccupazione per un’inflazione galoppante che da 12 mesi colpisce l’agroalimentare italiano e in particolare il settore lattiero caseario. Occorre un intervento pubblico che scongiuri conseguenze ancora più disastrose per le migliaia di imprese che compongono la filiera».

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Quasi un allevamento su dieci è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività per l’esplosione dei costi. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel condividere l’allarme lanciato da Granarolo e Lactalis sulla corsa dei prezzi al dettaglio per il latte a causa dell’impennata delle bollette energetiche sull’intera filiera agroalimentare. “Fino a oggi grazie alla cooperazione fra allevatori, industrie e grande distribuzione si è riusciti a contenere gli aumenti nei confronti di consumatori e cittadini, ma adesso non siamo più in grado di reggere se non con un aumento dei prezzi perché la situazione sta diventando insostenibile”, spiega il presidente della Coldiretti nel sottolineare che “è importante intervenire perché è a rischio un’intera filiera produttiva”.

In pericolo c’è un sistema composto da 24mila stalle da latte italiane che garantiscono una produzione di 12,7 milioni di tonnellate all’anno e alimenta una catena produttiva lattiero-casearia nazionale che esprime un valore di oltre 16 miliardi di euro con oltre 200.000 persone fra occupati diretti e indotto. “La stabilità della rete zootecnica italiana ha un’importanza che non riguarda solo l’economia nazionale ma - afferma Prandini - ricopre una rilevanza sociale e ambientale perché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate”.

“La chiusura di un’azienda zootecnica significa anche che non riaprirà mai più, con la perdita degli animali e del loro patrimonio genetico custodito e valorizzato da generazioni di allevatori. Per questo è necessario intervenire subito per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate” e, conclude Prandini “lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni”

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