agricoltura

Grano Nostrum a regime: dal contratto di filiera un milione di pizze certificate

Dopo una fase di sperimentazione, entra nel vivo il programma che coinvolge Molino Caputo e le imprese agricole di Campania, Basilicata, Puglia, Molise, Lazio e Toscana per la pizza da farine 100% Made in Italy

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

Un milione di pizze da farine di grano tenero 100% Made in Italy certificate, tracciate e sostenibili. È il risultato di «Grano Nostrum», il contratto di filiera avviato appena tre anni fa (con i primi 500 ettari coinvolti in partnership con il Consorzio agrario di Latina) e giunto ora a regime. Il progetto ideato e sviluppato dall’azienda molitoria Molino Caputo insieme imprese agricole di Campania, Basilicata, Puglia, Molise, Lazio e Toscana, partito in sordina ha tagliato il traguardo, per molti insperato, dei 3mila ettari di superfici investite.

Il contratto di filiera prevede che le aziende agricole coltivino solo alcune specifiche varietà di grano e ne seguano lo sviluppo assieme ai consulenti della Green Farm, partner del progetto che realizza anche specifiche azioni di formazione dirette agli agricoltori. Il prodotto viene poi ritirato (a un prezzo prefissato che prevede un premio fino a 2 euro a quintale sulla varietà di pregio «grano tenero fino» quotata alla Brosa merci di Bologna) da Molino Caputo azienda leader nella produzione di farine per le pizzerie ma anche per panifici, pasticcerie e prodotti da forno. Il progetto Grano Nostrum è giunto a regime nel 2019 non solo per il raggiungimento del target di superfici investite ma anche per la presentazione al pubblico della prima confezione di farina «Grano nostrum» ottenuta da una miscela delle varietà di grano tutte 100% made in Italy e che è stata presentata ieri, in occasione del «Capodanno del Mugnaio 2019» manifestazione che si è tenuta presso l'azienda agricola D’Amore di Frignano (Caserta), una delle imprese coinvolte nel contratto di filiera.

Sei le varietà di grano tenero previste dal contratto: Caronte, Ambrogio, Montecarlo, Annibale, Caruso e la Don Carmine. «Che non è dedicata a me – ha spiegato il presidente di Molino Caputo, Carmine Caputo – ma a mio nonno che fondò la nostra azienda molitoria nel 1924». Il progetto Grano Nostrum è giunto a regime nel 2019 non solo per il raggiungimento del target di superfici investite ma anche per la presentazione al pubblico della prima confezione di farina “Grano nostrum” ottenuta da una miscela delle varietà di grano piantate tutte 100% made in Italy e che è stata presentata ieri presso l'azienda agricola D’Amore di Frignano (Caserta), una delle imprese coinvolte nel contratto di filiera.

«Oggi raccogliamo i frutti di un lavoro durato tre anni – ha spiegato il titolare della Green Farm, che segue tutta la parte agronomica del progetto, Michele Meninno – e che ci ha visto all’opera per la selezione delle varietà di grano e poi per lo studio del migliore adattamento delle singole varietà ai differenti suoli. Uno studio che ha tenuto conto delle caratteristiche dei terreni ma anche delle diverse esposizioni. Un lavoro che è stato svolto anche con l'ausilio del monitoraggio satellitare. Adesso i prossimi step saranno il raggiungimento della certificazione di sostenibilità ambientale e la generazione di un Qr code per riuscire dal singolo pacco di farina al campo o ai campi nei quali sono state prodotte le relative partite di grano tenero».

E i risultati sono soddisfacenti almeno a sentire i principali utilizzatori della linea di prodotti di Caputo. Anche se le nuove confezioni sono state presentate solo ora, tuttavia alcuni pizzaioli napoletani sono stati a fianco del progetto «Grano Nostrum» testando in anteprima le nuove produzioni. «Il brand Caputo – ha detto il pizzaiolo Gino Sorbillo, della pizzeria Sorbillo – è da sempre una garanzia per chi fa il nostro lavoro. Tuttavia dai primi test che ho potuto effettuare con le farine da Grano Nostrum, Molino Caputo ha compiuto ancora un passo avanti mettendoci a disposizione un prodotto ancora di grande qualità ma con caratteristiche uniche che lo differenziano rispetto ad altre farine e ne rivelano lo stretto legame al territorio d’origine».

«L’intero progetto Grano Nostrum – ha aggiunto l’ad di Molino Caputo, Antimo Caputo – è nato non solo per garantire una redditività economica ai produttori, motivo spesso alla base di tutti i contratti di filiera ma per compiere un passo in più. E cioè per garantire la sostenibilità economica dell'intera filiera. E la prova tangibile del successo ottenuto fin qui è data dalla crescita delle superfici investite giunte a quota 3mila ettari che rappresentava per noi un risultato impensabile. Ma che invece è stato possibile raggiungere grazie alle continue richieste da parte degli agricoltori di aderire al nostro progetto. Richieste giunte anche da aree non del Mezzogiorno come la recente adesione di un'azienda della Maremma Toscana. È questo a mio avviso il metro per misurare il successo della nostra iniziativa».

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