a Montecitorio

Grasso: «La Torre resta guida su legalità e libertà»

Mattarella all’incontro dedicato a Pio La Torre

2' di lettura

«Pio La Torre continua a costituire una guida per le donne e gli uomini delle istituzioni e per tutti i cittadini che hanno a cuore la giustizia, la pace, la libertà e i diritti delle persone». Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso concludendo a Montecitorio, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, l’incontro sul “90/o dalla nascita di Pio La Torre: il suo impegno per la libertà, il progresso e la pace”.

Chi era Pio la Torre
Pio La Torre, politico del Pci e sindacalista della Cgil, fu ucciso da una raffica di proiettili il 30 aprile 1982, a Palermo, mentre si trovava a bordo di una Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo. La Torre morì all’istante, mentre Di Salvo, prima di spirare, ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi. Alcuni pentiti di mafia dissero che La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva l’introduzione del reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi. Dopo nove anni di indagini, vennero condannati all’ergastolo i mandanti dell’omicidio: i boss di mafia Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

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Delitto politico quello di Pio la Torre
«Il delitto La Torre, come del resto l’omicidio Mattarella, sono delitti politico-mafiosi - ha sottolineato Grasso dopo aver ripercorso la figura del politico assassinato dalla mafia - nel senso che sono la reazione, con connotazioni anche terroristiche o intimidatorie, all’azione di quelle persone che operavano per il rinnovamento e così mettevano in grave pericolo il complesso degli interessi mafiosi collegati con la realtà economico-politica siciliana».

Boldrini: la mafia si sconfigge con la giustizia sociale
«Non si sconfiggono le mafie senza giustizia sociale, questo ci ha insegnato Pio La Torre», ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, introducendo a Montecitorio il convegno, che si è svolto nella Sala della Lupa. La terza carica dello Stato ha ricordato la legge che porta il nome di Pio La Torre, e che fu firmata assieme allora ministro dell'Interno Rognoni: «Quella legge rappresenta una vera e propria svolta nella lotta dello Stato alla criminalità organizzata, perché ha introdotto nel codice penale il reato di associazione di tipo mafioso e il sequestro e la confisca dei patrimoni accumulati illecitamente».

Bindi: mafia richiede una terapia sistemica
Per la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, è necessario «rafforzare la dimensione preventiva della lotta alle mafie, per individuare e chiudere in anticipo i varchi attraverso i quali le organizzazioni criminali entrano nel sistema legale per inquinarlo e condizionarlo. Sono una malattia sistemica e metastatica che richiede una terapia anch’essa sistemica, non solo chirurgica, che arrivi a tutti i gangli vitali, e a tutte le cellule di quell'organismo complesso che è la comunità nazionale». (N.Co.)

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