la morte DI RIINA

Grasso: non abbassiamo la guardia. Maria Falcone: né gioia né perdono

di Andrea Gagliardi


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(ANSA/OLDPIX)

4' di lettura

Il boss Totò Riina, considerato ancora il capo di Cosa nostra nonostante la detenzione al 41 bis (da 24 anni), è morto alle 3.37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma il boss Totò Riina. Ieri aveva compiuto 87 anni. Operato due volte nelle scorse settimane, dopo l’ultimo intervento era entrato in coma. Le condizioni cliniche di Riina si sono ulteriormente aggravate e poi precipitate una decina di giorni fa, quando dal reparto detenuti dell’ospedale Maggiore è stato trasferito in terapia intensiva-rianimazione, fino alla morte. I familiari del boss non sono riusciti a vederlo prima che morisse, nonostante il permesso straordinario ricevuto dal ministro della Giustizia che, ieri, viste le condizioni del detenuto, aveva autorizzato la visita. È prevista invece per domani l'autopsia sul corpo di Riina, disposta dalla Procura di Parma. La decisione di procedere all'esame medico legale è stata presa «trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti», ha spiegato il procuratore Antonio Rustico.

Portavoce Cei: non pensabile funerale pubblico
Intanto il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis, ha chiarito che per Riina «un funerale pubblico non è pensabile». Lo ha detto ricordando «la scomunica del Papa ai mafiosi» nonché «la condanna della Chiesa italiana che su questo fenomeno ha una posizione inequivocabile», perché «la Chiesa non si sostituisce al giudizio di Dio, ma non possiamo confondere le coscienze». Non solo. Non risulta per ora che a Parma sia stata chiesta una benedizione della salma di Totò Riina.

La lunga malattia
Riina era malato da anni, ma negli ultimi tempi le sue condizioni erano peggiorate tanto da indurre i legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. Istanza che il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto a luglio. Ieri, quando ormai era chiaro che le sue condizioni erano disperate, il ministro della Giustizia ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del '92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del '93, nel Continente. Sua la scelta di lanciare un'offensiva armata contro lo Stato nei primi anni '90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell'omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: «sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere».

Grasso: non abbassiamo la guardia
Molte le reazioni del mondo politico al decesso del boss. «La pietà di fronte alla morte di un uomo non ci fa dimenticare quanto ha commesso nella sua vita, il dolore causato e il sangue versato. Porta con sé molti misteri che sarebbero stati fondamentali per trovare la verità su alleanze, trame di potere, complici interni ed esterni alla mafia, ma noi, tutti noi, non dobbiamo smettere di cercarla» ha affermato il presidente del Senato, Pietro Grasso (ex procuratore nazionale antimafia) in un post pubblicato su Facebook. Grasso ha evidenziato poi che la morte di Riina, come quella di Provenzano, «accenderà nuovi problemi all’interno di Cosa nostra per la successione. Perché finché un capo è vivo, anche se in carcere, non viene sostituito». Ecco perché «la guardia non si è abbassata» ha aggiunto la seconda carica dello Stato a proposito delle ricerche del super latitante Matteo Messina Denaro. «È sempre ricercato - ha concluso - e speriamo presto di arrivare a un risultato positivo».

Orlando: morte non induca a abbassare guardia
Su una lunghezza d’onde simile il ministro della Giustizia Andrea Orlando, per il quale la morte di Riina non deve «indurre ad abbassare la guardia». Anche per la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi «la fine di Riina non è la fine della mafia siciliana che resta un sistema criminale di altissima pericolosità». Concetto ribadito
dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, per il quale «muore Riina ma non finisce Cosa Nostra. Scompare quello che tuttora, nonostante la detenzione, era il capo della mafia, e si apre una nuova stagione. Ma Cosa Nostra non è finita»

«Non gioisco per la sua morte, ma non posso perdonarlo. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato». Così invece, Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia ha commentato la morte del boss. «È una questione che riguarda lui, la sua famiglia e Dio. Non ho niente da dire» ha commentato laconico il colonnello Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò, 24 anni fa, Totò Riina. «Ci saranno tante persone che gioiranno del fatto che Riina, morendo, non potrà più parlare» e con la sua morte «scompare un'altra cassaforte dopo quella vera scomparsa dopo la sua cattura» ha dichiarato Salvatore Borsellino, arrivando all'Itc di San Lazzaro di Savena (Bologna) per un incontro con gli studenti ha commentato la morte del boss condannato all'ergastolo anche per la strage che costò la vita a suo fratello Paolo. «Spero che la sua morte possa spingere tutti ad assumersi le proprie
responsabilità» ha commentato Nunzio Galantino , segretario della Cei.


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