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Gratta e vinci senza avvertimento sulla probabilità di vincita? Solo una multa

Il mancato rispetto di un obbligo, previsto dal decreto Balduzzi, per contrastare la ludopatia non fa scattare il diritto alla restituzione di quanto speso per i biglietti

di Patrizia Maciocchi

Gratta e vinci, come fare per riscuotere i premi

2' di lettura

Solo una multa per Lotterie nazionali se nel Gratta e vinci non viene indicata, in percentuale, la possibilità di vincere, ma non scatta alcun diritto alla restituzione dei soldi spesi per acquistare i biglietti. Il contratto con la concessionaria resta, infatti, valido malgrado l’inadempimento. La Cassazione (sentenza 26999) respinge così il ricorso di un giocatore, tanto speranzoso nella buona sorte, da acquistare più di 400 tagliandi delle lotterie istantanee “Nuovo maxi miliardario” e “Fantastici 1000”, per un totale di 2.490 euro. Nessun cartoncino era stato però, evidentemente, in grado di cambiargli la vita come aveva sognato. A questo punto l’uomo aveva tentato almeno di recuperare i soldi spesi, contestando davanti al giudice, una violazione di legge. I “tagliandi” non indicavano, infatti, la possibilità di vincita, come previsto dal decreto Balduzzi per contrastare la ludopatia. Né, a suo avviso, valevano surrogati come l’avvertenza di consultare il sito web.

Le probabilità di vincere grossi premi

In effetti sapere quali sono le possibilità di invertire il corso delle propria esistenza solo acquistando un biglietto gratta e vinci, non è un grosso incentivo a puntare sulla dea bendata. Se, infatti, è altissima la probabilità di vincere tout court, è davvero rarissimo accaparrarsi il primo premio. Per vincere qualcosa basta, infatti, comprare poco più di tre biglietti (percentuale di vittoria 1 su 3, 60), ma nella maggior parte dei casi si tratta di una somma pari al valore del tagliando acquistato. Nulla che induca dunque a dire addio al lavoro o alla routine. Scoraggianti però i dati sulla possibilità di portare a casa un premio consistente che, dai 500 mila euro in su, è pari a 1 su 6 milioni: percentuali che possono avere qualche scostamento a seconda del tipo di biglietto scelto. Certamente non è un incentivo a scommettere grosse somme sulla dea bendata.

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Il decreto Balduzzi

Per questo l’ex ministro della sanità Balduzzi ha imposto, tra gli altri obblighi informativi per mettere in guardia dal rischio dipendenza nei giochi d’azzardo, anche il dovere di indicare le possibilità di vittoria. Una previsione che, se non rispettata, comporta però solo la sanzione prevista dall’articolo del Dl 158/2012 che era di 50 mila euro, almeno fino allo scorso 23 settembre quando la Consulta, con la sentenza 185, non ha passato un colpo di spugna sulla norma bollandola come incostituzionale. I giudici delle leggi hanno, infatti, considerato in contrasto con la Carta la previsione di una sanzione fissa, che non consente al giudice di valutare la gravità dell’infrazione, anche in funzione del soggetto che la commette che può essere il gestore di un piccolo bar con una sola slot machine o, appunto, una concessionaria.

Ad avviso della Suprema corte va comunque esclusa la possibilità, invocata dal ricorrente, di considerare nullo il contratto. Una richiesta accolta solo dal giudice di pace, con una sentenza impugnata con successo sia da Lotterie nazionali sia dall’Agenzia delle Dogane. I giudici di legittimità, norma alla mano, ricordano che la sola pena possibile è la sanzione.

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