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Grecia, prospettiva di governo stabile dopo l’addio alla Grexit

La prospettiva traumatica che era circolata nel 2015 non trova alcun consenso nel «mainstream» politico di Atene: la Grecia non vuole essere più un problema per l’Europa. Il probabile ritorno del centrodestra al potere trova eco favorevole sui mercati

dall'inviato Stefano Carrer

Grecia domani al voto, centrodestra avanti

4' di lettura

ATENE - L’Inno alla Gioia di Beethoven si leverà martedì nell’antichissimo teatro di Erode Attico, sotto la bacchetta di Riccardo Muti che porta l’Orchestra Giovanile Cherubini di Ravenna ai piedi della collina del Partenone per una spettacolare performance della Nona sinfonia alla quale parteciperanno congiuntamente musicisti e cantori di diverse istituzioni greche.

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L’evento, all’indomani dei risultati delle elezioni di domenica 7 luglio, assume un significato simbolico particolare, specie se messo in contrasto con lo spettacolo offerto a Strasburgo dai parlamentari britannici favorevoli a una Brexit anche disordinata, che hanno voltato le spalle all0esecuzione dell’inno europeo. Comunque vadano le elezioni, una Grecia che nel corso dei turbolenti appuntamenti con le urne del 2015 era diventata un fattore di destabilizzazione continentale - sperimentando sulla sua pelle anche il volto più severo dell’Europa - ora cerca di proporsi come una risorsa più che come un problema per la Ue.

Grexit in archivio
Grexit appare ormai come una momentanea chimera che non trova alcun riscontro del «mainstream» politico del Paese e viene respinta anche da colui che fu al centro della sua evocazione come Yanis Varoufakis, fautore della ricerca di un profondo cambiamento all’interno del panorama europeo. L’ex ministro della Finanze ha scelto di tenere l’ultimo comizio per il suo partito alla stessa ora di quello di Alexis Tsipras e a soli 300 metri di distanza: mentre il premier in piazza Syntagma appariva ancora carismatico tra le bandiere di diverso colore della coalizione di Syriza, mentre Varoufakis esponeva le sue idee di cambiamento in uno spazio in penombra di Pamepistimio, di fronte a fedeli non molto numerosi, con toni più professorali che tribunizi.
Entrambi erano impegnati a esorcizzare quello che si profila come il risultato molto probabile del voto: il ritorno al potere del centrodestra di Nuova Democrazia, pilotato dal suo leader Kyriakos Mitsotakis che anche nella biografia appare il campione dell'establishment scacciato quattro anni e mezzo fa dalla stanza dei bottoni dal trionfo degli «outsider». Quella della sinistra radicale al potere si profila come una parentesi di pochi anni, segnata dalle contraddizioni alla base della sua probabile caduta. Paradossalmente, un Tsipras che fu proiettato al governo su una piattaforma anti-austerity - poi sceso a miti consigli accettando il terzo memorandum, da cui è riuscito a far uscire il Paese tre anni dopo - è in predicato di scivolare proprio sulla narrativa, diffusa efficacemente dall’opposizione, secondo cui lui è diventato ed è ancora il campione dell'austerità.

Elezioni in Grecia, urne aperte

Elezioni in Grecia, urne aperte

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Il centro-destra: sì al grandi progetti
Tutte le analisi politiche uscite in questi giorni evidenziano che il messaggio del centrodestra ha trovato forte risonanza in una classe media che ancora non percepisce la ripresa economica in corso e che vede in Nuova Democrazia un potenziale cambio di passo verso meno tasse e più stimoli alla crescita. «Siamo pronti a varare un simbolo forte di cambiamento della politica economica - afferma un portavoce di Nuova Democrazia - Prevediamo una legislazione fast track per far decollare i grandi progetti di investimento che quelli di Syriza hanno insabbiato per la loro ostilita' preconcetta al cosiddetto big business, ricorrendo a pretesti come tutele forestali o archeologiche in aree dove non ci sono boschi né antichita. Intendiamo dare un segnale di reale apertura ad accogliere investimenti diretti stranieri». Il riferimento è ad almeno tre progetti. Uno, il gigantesco Hellinikon sull’area dell’ex aeroporto di Atene da oltre sei miliardi di euro, dovrebbe cambiare il volto della costa della capitale: il gruppo Lamda si è associato alla Eagle Hills di Abu Dhabi e ai cinesi di Fosun per quello che sarebbe il maggior piano di sviluppo immobiliare-turistico in Europa. Questa settimana il consorzio si è lamentato di un'ultima mossa ostruzionistica da parte del governo uscente, ma è arrivata anche la notizia che il gruppo GK Terna si è unito agli americani di Mohegan con una offerta per costruire un megacasinò. Una società canadese dovrebbe inoltre avere il via libera per lo sviluppo di una miniera d'oro nel nord del Paese, mentre i cinesi di Cosco - che gestiscono il porto del Pireo - potranno avere il via libera per investire un totale di oltre 600 milioni di euro in strutture immobiliari e commerciali che competeranno l’offerta turistica per i croceristi.

Buoni segnali dal turismo
Il turismo, sia pure con qualche segnale recente di rallentamento, sta attirando sempre piu' persone e capitali, oltre ad aver generato anche un boom edilizio spicciole per le ristrutturazioni finalizzate a trasformare appartamenti in alloggi per visitatori. La prospettiva di un ambiente più favorevole agli investimenti e lo scenario di una ulteriore crescita turistica sono risultati fattori importanti per il recente boom della Borsa e il rally obbligazionario. «Lunedi' potrebbe esserci qualche presa di profitto, ma, specie se dal voto uscira' l'indicazione di un governo stabile, l'atteggiamento positivo degli investitori finanziari appare destinato a proseguire - osserva Luca Trabattoni di UBP Italia - Le incognite però non mancano: l’opposizione potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alle spinte verso riforme strutturali, mentre il consolidamento della crescita non potrà essere indipendente dallo scenario generale europeo e globale».

Banca centrale prudente
La banca centrale greca ha appena emesso stime più prudenti sul Pil 2019, ipotizzando una crescita dell’1,9%: invitando ad accelerare sulle privatizzazioni, ha già benedetto in anticipo i piani di Mitsotakis per chiedere ai creditori europei una riduzione dei target sull’avanzo primario. Resta da vedere se le promesse elettorali di Nuova Democrazia potranno essere mantenute senza deviare troppo dagli impegni di bilancio post-bailout: dalla riduzione della corporate tax e dell'Iva al bonus bebè da 2mila euro, dall'apertura a un aumento del salario minimo su scala doppia rispetto alla crescita fino a un netto tagli ai carichi fiscali sugli immobili. Mitsotakis sembra convinto che - come i mercati, accelerando le scommesse sula Grecia dopo le europee, hanno mostrato di dargli una grande apertura di credito - anche le istituzioni Ue saranno disposte a concessioni superiori a quelle che presumibilmente avrebbero accordato a Tsipras.

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