Domenica il voto anticipato

Grecia: il fattore-tasse cruciale nelle elezioni

La classe media stremata dalla maggiore pressione fiscale tira la volata al centro-destra, che ha dipinto l’esecutivo di Tsipras come “il partito delle tasse”. Nuova Democrazia vuoel negoziare con la Ue una maggiore flessibilità sul bilancio

di Stefano Carrer


default onloading pic
(Reuters)

3' di lettura

ATENE - “È l’economia, stupido”. Il detto risalente alla campagna elettorale vincente di Bill Clinton nel 1992 si applica alle elezioni di domani in Grecia, dove si potrebbe calibrare meglio in “sono le tasse, stupido”. Mentre a Roma si discute animatamente di flat tax, il tema di un sollievo alla pressione fiscale - cresciuta di molto negli anni della crisi - è stata centrale in una Grecia che andrà domenica alle urne per un voto anticipato da cui, secondo i sondaggi, dovrebbe uscire vincitore il partito di centrodestra Nuova Democrazia: uno schieramento che sembra riuscito a diffondere la narrativa secondo cui i rivali di Syriza sono stati “il partito delle tasse”. In un’altra analogia con le faccende italiane, Nuova Democrazia intende finanziare misure espansive cercando di ottenere più flessibilità sul bilancio da parte delle autorità creditrici europee.

Meno tasse per tutti
Entrambi i principali schieramenti, comunque, stanno proponendo riduzioni dell'imposizione fiscale per dare un senso di svolta rispetto agli anni della lunga crisi economica accompagnata da un salvataggio finanziario internazionale che comporta ancora rigidi vincoli di bilancio. Il leader di Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, promette una generale riduzione della pressione fiscale al fine di rilanciare l'economia. In particolare, a regime la corporate tax scenderebbe dal 28 al 20%, mentre la tassazioni sui dividendi sarebbe dimezzata dal 10 al 5 per cento. I termini dell'uscita dal salvataggio finanziario del Paese (avvenuto nell'agosto scorso) prevedono un costante avanza primario al 3,5% del Pil fino al 2022, che scenderebbe al 2,2% per un lunghissimo periodo successivo. Realisticamente, il target appare incompatibile con una robusta crescita economica: sarebbe difficile trovare un Paese che ha avuto continui surplus primari di questa entità. Se diventerà premier, Mitsotakis cercherà di vendere ai sospettosi creditori europei una credibilità sulle riforme in cambio di maggiore flessibilità: lo farà, però, avendo cura di evitare toni da contrapposizione frontale che con tutta probabilità sarebbero controproducenti. Un altro punto è quello dell'Iva: ND intende tagliare le aliquote principali dal 24 al 22% e quelle agevolate dal 13 all'11%.

Il tema del salario minimo

Un tema di cui si parla molto in Italia è quello del salario minimo: l'amministrazione uscente di Alexis Tsipras l’ha alzato nei mesi scorsi, suscitando irritazione nei creditori. Il programma di Nuova Democrazia prevede ulteriori rialzi legati al tasso di crescita economica: il salario minimo dovrebbe arrivare al un ritmo di innalzamento doppio rispetto alla crescita del Pil (sempre al fine di stimolare la domanda interna), arrivando in tre anni a 730 euro. In vista anche una riduzione non quantificata dell’imposta supplementare di solidarietà su alcuni redditi, e un taglio dell”'Irpef” locale, con una riduzione dell'aliquota alta (ora al 45%) e un più netto taglio dal 22 al 9% per i redditi fino a 10mila euro. Anche la contribuzione socio-previdenziale dovrebbero essere limata, dal 20 al 15%. ND studia benefici anche per il settore immobiliare, con una riduzione del 30% dell'imposta principale. Un altro punto qualificante è il baby bonus di 2mila euro per ogni nuovo nat o.

Syriza, la coalizione della sinistra radicale guidata dal premier uscente Alexis Tsipras, prevede ulteriori sollievi sul fronte fiscale - dopo quelli introdotti qualche mese fa, accusati di commotazione elettoralistica - soprattutto per i ceti che hanno più sofferto della crisi ed è aperta anche a una riduzione della tassazione sulle imprese. Promette aumenti del 7,5% del salario minimo l’anno prossimo e altrettanto nel 2020, più mezzo milione di nuovi posti di lavoro nei prossimi quattro anni con l'obiettivo di ridurre ulteriormente la disoccupazione, che resta altissima a oltre il 18%. Un taglio del 30% è ventilato anche per le imposte immobiliare e per alcune aliquote dell'imposta sul reddito.

Questi messaggi di Syriza, però, non sembrano aver convinto una classe media che, stremata dall’incremento della pressione fiscale necessario per uscire dal bailout, spera di un cambiamento di governo. Così almeno segnalano i sondaggi, per i quali il vantaggio di ND nelle indicazioni di voto è di almeno 8-9 punti percentuali.

Ieri sera Tsipras ha chiamato a raccolta il suo popolo in piazza Syntagma, cercando di non dare il senso di una sconfitta imminente. Poco lontano, alla stessa ora, il suo ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis parlava male di lui, con l’intento di strappargli voti. Dopo il suo “decennio perduto” e i flirt con il populismo, la Grecia sembra pronta a tornare a scommettere sull’establishment tradizionale, che pure ha avuto gravi responsabilità per lo scoppio della crisi finanziaria da cui si sta lentamente riprendendo.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...