svolta storica

Grecia-Macedonia: quando un testo giuridico commuove

di Stefano Carrer


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(Foto Reuters)

4' di lettura


Raramente un testo giuridico riesce a commuovere. Ma leggendo le 19 pagine del testo dell'accordo che mette fine a un contenzioso formale di 27 anni – e, idealmente, a secoli di dispute balcaniche - viene spontaneo congratularsi mentalmente con due leader, Alexis Tsipras e Zoran Zaev, pronti a sfidare l'impopolarità per affermare il comune destino europeo di due popoli e una solida volontà di amicizia, collaborazione e pace.

Una lettura che fa persino riscoprire l'esistenza della storica e ineliminabile differenza tra ”destra” e “sinistra”: tra chi trova una ragion d'essere in un nazionalismo identitario e chi la vede (anche) nella promozione dell'intesa tra le nazioni al di là dei particolarismi. Dopotutto, non va dimenticato che fu proprio la questione macedone a scrivere l'atto di nascita del terrorismo internazionale, con gli attentati a banche e mezzi di trasporto del 1903 specificamente finalizzati a porre quel tema all'attenzione dell'opinione pubblica e della diplomazia mondiale: lo ricorda, nel centro di Skopje, il monumento sul lungofiume dedicato agli “Assassini di Salonicco”, mentre al locale Museo delle Lotte Macedoni sono ben documentate non solo le stragi perpetrate dai turchi, ma anche gli episodi di pulizia etnica delle truppe greche in villaggi bulgaro-macedoni. Fu il problema macedone a fare da innesco alle due guerre balcaniche che fecero da preludio all'immane catastrofe europea della Prima guerra mondiale.

Ora o mai più

Probabilmente solo tra due leader di “sinistra” un accordo simile poteva esser siglato: se cadranno, il patto probabilmente cadrà con loro, viste le feroci resistenze già emerse da una parte e dall'altra. Zaev si impegna non solo – come ha fatto – a cambiare il nome dell'aeroporto di Skopje non più intitolato ad Alessandro il Grande, ma a cambiare la Costituzione del suo Paese; Tsipras va a a sfidare i sondaggi che danno 7 greci su 10 contrari a consentire ad altri l'uso del nome Macedonia sotto qualsiasi forma, anche con una qualificazione geografica. Secondo l'intesa, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) si dovrà chiamare sia all'interno sia all'estero “Repubblica della Macedonia del Nord” e i suoi cittadini “Macedoni/cittadini della Repubblica della Macedonia del Nord”: la loro lingua sarà il macedone, con riconoscimento che appartenga alla famiglia linguistica slavo-meridionale.

Cruciale l'articolo 7, in cui la futura Macedonia del Nord si dissocia dall'antica civilizzazione-storia-cultura-eredita' ellenica, sviluppata nei tempi antichi nella Macedonia storica oggi provincia della Grecia settentrionale. Così Atene passerà dal bloccare al favorire l'ingresso di Skopje nella famiglia dell'Unione Europea e della Nato.

Inquadramento europeo

In un momento di sordina per i diritti umani e politici, in cui il capo della democrazia americana copre di elogi il dittatore Kim Jong-un al di là delle convezioni diplomatiche – definendolo uomo di grande talento per come, tanto giovane, abbia sapute gestire il potere come pochi avrebbero saputo fare – tocca a due Stati localizzati nella regione europea storicamente più turbolenta stringersi la mano, richiamandosi a quanto di meglio la comunità internazionale abbia saputo produrre: nel testo sono continui i riferimenti a Carta delle Nazioni Unite, atti rilevanti dell'Osce, valori e principi del Consiglio d'Europa, Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, Convenzione Europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, Carta di Parigi per una Nuova Europa, Atto Finale di Helsinki 1975 e altri ancora.

E' in questo contesto – non balcanico ma europeo e internazionale – che fiorisce un patto «guidato dallo spirito e dai principi di di democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà e dignità fondamentali» e si prefigura una «partnership strategica nel desiderio di rafforzare una atmosfera di fiducia e relazioni di buon vicinato nella regione e di mettere fine in modo permanente a ogni attitudine ostile che possa persistere», sottolineando sia «l'importanza di sviluppare relazioni amichevoli tra Stati» sia il rafforzamento dei contatti people-to-people e dei rapporti culturali oltre che economici.

La Macedonia cambia nome, storico accordo con la Grecia

Sono elementi che si apprezzano ancora di più nella percezione della delicatezza di un patto in cui le due Nazioni si definiscono “Parte 1” e “Parte 2” (per evitare riferimenti attuali o anticipati ora impossibili) e si impegnano a combattere ogni irredentismo. Nelle clausole di irrevocabilita' e immodificabilita' del patto emerge un bagliore utopistico ma necessario.

Ieri ad Atene la polizia ha sparato lacrimogeni contro i dimostranti che protestavano a migliaia contro il patto davanti al Voulì. Contemporaneamente, molti turisti salivano la Collina delle Muse per avere una visione spettacolare dell'Acropoli, guardando i resti delle mura (Diateichisma) costruite per proteggere (invano) le liberta' ateniesi contro il pericolo macedone, su cui Demostene aveva lanciato l'allarme con le sue Filippiche. Ironia della storia, furono le falangi macedoni a distruggere la democrazia greca, prima di conquistare l'Asia conosciuta e farsi alfieri di civiltà panellenica. Il patto che oggi viene sancito al confine tra i due Paesi è un atto di civiltà, che prefigura un vero modello di relazioni tra Stati e popoli confinanti. Che entri in vigore, è ancora tutto da dimostrare.

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