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Grecia, pane e miele profumati di vento

Un uomo d’affari e una fotografa in barca a vela intorno alle isole. Dall’Egeo emergono una gran varietà di paesaggi, facce e tradizioni

di Maria Luisa Colledani

3' di lettura

C’è un mare, l’Egeo, che bagna di luce cappelle e spiagge, spumeggia di una memoria millenaria, e se ne va. Tutto sommato la felicità è una cosa semplice. È questa luce rivelatrice e materna che, come un richiamo della foresta, ci lega. La Grecia è una calamita di pensieri e poesia, uno state of mind che, prepotente, ti seduce anche dalle pagine di Greek islands, preghiera laica alla vita e al blu. In Grecia, davanti a tanta grazia, a tanta armonia non ci resta che sussurrare l’invocazione del Nobel greco Odysseas Elytis (1911-1996): «Oh, Dio, usi così tanto blu che non possiamo vederti».

Una nuova «Odissea»

In quel blu ci perdiamo dolcemente perché da lì aggallano miti e storia, come ricordano anche i testi di Chrysanthos Panas e le immagini di Katerina Katopis-Lykiardopulo. L’uomo d’affari, collezionista e filantropo ateniese, parte a bordo della barca a vela Aetos insieme alla fotografa, donna dal multiforme ingegno con le sue vite da maratoneta e da aviatrice. Il loro è un periplo per isole, più o meno note, e antichità in cui, come scrive Eugenia Chandris, nell’introduzione «l’unica costante è il mare blu intenso tutt’intorno. Lo spirito e l’anima della Grecia sono legati a quest’acqua cristallina, al bianco delle onde che si infrangono e ai pendii assolati delle montagne costituendo una sorta di Polinesia». Per attendersi l’inatteso. Aetos va fra asperità e raffinatezza e l’Egeo è misura di tutte le cose con le Cicladi, le isole a cerchio attorno a Delo, sacra al dio Apollo, ponte fra Occidente e Oriente. Il viaggio di Chrysanthos e Katerina è un’Odissea che spinge a partire, in una carica di energia accumulatasi per millenni e fra orizzonti così perfetti da diventare familiari.

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Tappe a Serifos, Sifnos, Folegandros e non solo

Dopo Atene, tappa a Kea e a Kythnos, oasi di semplicità, Serifos e Sifnos, fino a Folegandros, dove approdarono i fenici all’inizio del I millennio a.C., magari per una sosta a base di kalasouna, torta ripiena di cipolle e formaggio, o per un piatto di pasta matsata. Le isole greche sono circa 6mila, di cui 227 abitate: tutte diverse, ogni scoglio una personalità, una cucina, un bianco proprio, una propria declinazione della philoxenia nell’aprire le porte all’ospite, sotto lo sguardo di Zeus, magari come fa Katerina che ad Anafi, nel suo Balcony to the Aegean, ogni mattina ti fa trovare pane fresco e miele che profuma di vento. La varietà dei paesaggi, delle facce, delle tradizioni sono un’ulteriore ricchezza di una terra, la Grecia, sempre prodiga. Tutto è in versione extralarge. Come aveva dimostrato anche l’Odissea linguistica di Nikos Kazantzakis (1883-1957). Un giorno il poeta si trova sul Monte Taigeto, nel Peloponneso, e vede un fiore. Chiede ad alcuni bambini come si chiama e nessuno lo sa. Poi, un ragazzino afferma che la zia Legnò conosce quel nome. Ma, quando Kazantzakis con il bimbo bussano alla porta della zia Legnò, scoprono che è morta: non è scomparsa solo la donna ma anche il nome di un fiore e chissà quanti altri. Da quel giorno il poeta inizia un viaggio fra i paesini di Creta, dov’era nato, e delle isole dell’Egeo, per trascrivere le parole delle cose destinate a perire, nomi di fiori e piante, il lessico di contadini e pescatori, della gente semplice. Chi salva una parola, salva il mondo. E, allo stesso modo, gli scorci, i volti che Katerina fissa nel suo obiettivo sono un lascito per trovare pace. A bordo dell’Aetos, c’è spazio per tutti: «è un viaggio attraverso la storia del mondo e verso l’autorealizzazione. Anche quando è terminato, ci offre l’opportunità di godere di tutti i piaceri che la vita ha da offrire senza alcun senso di colpa. È un sogno che si avvera, una poesia piena del respiro del vento, dei sapori salati e delle acque scintillanti. Amplifica la bellezza della vita e basta per convincerti che la vita, nel suo insieme, va trattata e goduta come un’interminabile estate greca».

Andar per monasteri (a Patmos e Amorgos)

Nell’Egeo, animato dai venti, fastidiosi a volte, ma si impara che anche questo significa libertà e scorrere del tempo, infinite sono le perle: Milos, Kimolos, Amorgos, con il monastero della Panagia Hozoviotissa, o Patmos, con quello di Giovanni Teologo, o Chios, l’isola del lentisco, fino a Kastelorizzo o Hydra, amata da Leonard Cohen. È tempo di alzare le vele in questo Egeo denso, sfavillante, profetico, sull’onda dei versi eterni del Nobel Giorgos Seferis (1900-1971): «Si gonfia lento il mare, le sartie menano vanto e si addolcisce il giorno. / Tre delfini nereggiano luccicanti, la gòrgone sorride, e un marinaio fa cenni, dimentico a cavalcioni sull’albero di gabbia». Dimentico e felice come noi, sotto un cielo greco puntinato di stelle.

Greek islands, Chrysanthos Panas, Katerina Katopis-Lykiardopulo, Assouline, pagg. 312, € 95

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