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Grecia al sorpasso? In 3 anni spread con Italia crollato da 1.000 a 13 punti base

Aumentano volatilità e rendimenti dei BTp dopo il voto in Umbria che mette in dubbio in prospettiva la tenuta dell’attuale maggioranza di governo. Se la tensione dovesse proseguire non è da escludere un clamoroso soprasso della Grecia i cui rendimenti a 10 anni distano ora appena 13 punti base dalla carta italiana

di Vito Lops


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L’andamento dello spread Grecia-Italia

3' di lettura

I rendimenti dei BTp tornano sui massimi da fine agosto. Il decennale italiano ha chiuso l’ultima seduta (28 ottobre 2019) all’1,11%, in rialzo di sette punti base rispetto ai livelli della vigilia. Lo spread con il Bund tedesco è salito a 145 punti, con una punta intraday in area 150. Il computo a fine giornata sarebbe stato peggiore se non fosse stato che, nel frattempo, il rendimento dei titoli tedeschi è risalito da -0,37% a -0,33%, rivedendo i livelli di luglio e allontanandosi consistentemente dai minimi storici toccati a Ferragosto (-0,71%).

A conti fatti nell’ultima seduta gli investitori hanno venduto sia titoli italiani che tedeschi. Ma per due motivi diversi. I Bund sono stati venduti perché in questo momento di appetito per il rischio (con Wall Street sui massimi storici e le Borse europee al top dell’anno grazie ai continui progressi tra Usa e Cina su una tregua commerciale) gli operatori hanno perso interesse per i beni rifugio. Mentre i BTp hanno risentito dell’esito delle urne di domenica in Umbria.

La Regione - storica roccaforte della sinistra - è passata al centro-destra. La Lega di Matteo Salvini ha ottenuto il 38% dei consensi mentre la coalizione Pd-5 Stelle - al primo test elettorale dopo la nascita del nuovo governo lo scorso agosto - ha riportato una sonora sconfitta attestandosi sotto il 30% (sommando il 22,4% del Pd e il 7,4% del M5s).

Un segnale accolto con un certo nervosismo dagli investitori.

Il tutto quando mancano ormai pochi giorni (inizio novembre 2019) alla partenza del quantitative easing 2 da parte della Banca centrale europea che il 28 ottobre ha salutato ufficialmente (dopo otto anni) Mario Draghi dalla carica di governatore. Verrà sostituito da Christine Lagarde che, stando alle prime indicazioni, non dovrebbe cambiare la rotta espansiva tracciata dal predecessore.

La “protezione” offerta dal Qe (acquisto di titoli da parte della Bce al ritmo di 20 miliardi al mese) dovrebbe garantire una relatività stabilità per la carta italiana. Anche se gli investitori - come peraltro dimostrato dalla reazione delle ultime 24 ore - mantengono i riflettori puntati sull’andamento politico, consapevoli che al di là del fatto che non faccia più parte della maggioranza di governo, il primo partito in questo momento resta nettamente la Lega, in passato più volte espressosi con toni euroscettici (il vero timore per gli investitori). Resta poi da superare il test della manovra di Bilancio.

L’Unione europea a questo giro offre più flessibilità (circa 12 miliardi) ma eventuali tensioni del governo sulle singole misure potrebbero far emergere qualche scricchiolìo nascosto in una maggioranza che in ogni caso sembra poggiare su basi fragili.

Singolare poi che ai livelli attuali lo spread tra Italia e Grecia - che nel 2016 sfiorava i 1.000 punti - ieri quotava ad appena 13 punti base (i titoli di Atene a 10 anni rendono l’1,23%). Certamente più per effetto del crollo dei tassi greci che non per l’impennata degli italiani. Resta il fatto che l’Italia continua ad essere cara. Paga un premio di 80 punti base rispetto alla Spagna e di 86 sul Portogallo. La nuova era dei tassi bassi ha ridato slancio ai Piigs, quel brutto acronimo con cui fino a qualche anno fa venivano etichettati Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Ma tra questi l’Italia è quello che arranca di più. E non è da escludere che, se dalla politica non arrivino chiari segnali di distensione, nelle prossime settimane la Grecia compia il clamoroso sorpasso.

twitter.com/vitolops

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