due anni di governo

Grecia, Tsipras riparte dalla lotta all’austerità

di Vittorio Da Rold

(Bloomberg)

4' di lettura

Sono passati due anni sotto il Partenone dopo la vittoria alle politiche 2015 della sinistra radicale di Syriza, ma sembra passato un secolo, dopo il voto sulla Brexit, l’elezione negli Stati Uniti di Donald Trump e la vittoria dei “no” al referendum costituzionale italiano. Il mondo è cambiato completamente e in qualche modo Atene, due anni fa, aveva anticipato la tempesta perfetta in arrivo della protesta della classe media stremata e arrabbiata per gli effetti delle politiche di austerità, dei colpi di coda della globalizzazione/delocalizzazione e a causa dell’immigrazione selvaggia. Solo che ad Atene la risposta politica era stata di segno opposto (un voto a sinistra dei maggio i partiti storici) rispetto a quello che poi è avvenuto nel resto del mondo.

Due anni di Tsipras
Il premier greco Alexis Tsipras il 25 gennaio scorso ha raggiunto comunque il traguardo dei due anni al governo con un margine parlamentare esiguo di soli tre deputati, e alla fine di questo lungo e travagliato periodo scosso da referendum popolari poi messi nel cassetto, ha promesso che «neanche un euro» verrà da nuove misure di austerità. Tattica negoziale? Possibile, ma il Paese è stanco e affaticato dopo otto anni di crisi sebbene le ultime previsioni economiche siano ottimiste. Intervistato dal quotidiano EfSyn, Tsipras - che vinse a sorpresa le elezioni il 25 gennaio del 2015 con il suo partito-coalizione di sinistra Syriza che aveva appena il 4% nelle precedenti consultazioni - ha chiesto ai leader europei di aiutare la ripresa economica della Grecia, un rafforzamento che servirebbe anche all'Unione europea nel suo insieme.

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«In nessun caso - ha affermato il premier ellenico che ha negoziato un terzo piano di salvataggio con i creditori internazionali - passeremo leggi che introducano altre misure di austerità. Neanche per un euro, oltre quello che è già stato concordato». L'opposizione, invece, usa toni molto diversi, con il leader conservatore di Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, che parla di un «anniversario negativo». «È il momento di porre fine a questo incubo nazionale», ha affermato sempre Mitsotakis, che spinge per elezioni anticipate sull’onda degli ultimi sondaggi condotti da Alco per “Parapolitica” che lo danno al 26,8% contro il 17,8% di Syriza, un distacco di ben 9 punti percentuali.

Negoziati in salita
La trattativa tra Atene ed i creditori sulla prossima fase del piano di salvataggio è in una fase di impasse e la protesta sociale monta nel Paese. L'Fmi, che per ora sta alla finestra, chiede un surplus di solo 1,5%, affermando che con l'attuale previsione di bilancio, un surplus del 3,5%, gli obiettivi prefissi per il 2017 non possono essere raggiunti, a meno che non ci sia una rinegoziazione importante del debito, ipotesi a cui si oppone la Germania che in vista delle elezioni politiche non vuole aprire il dossier.

Atene resta un problema per l’Eurozona, ma sottotono. Il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, ha detto che «Febbraio è il mese in cui non vi è alcuna elezione politica significativa in importanti Stati membri». «Febbraio dunque è realisticamente il momento migliore in cui possiamo raggiungere un accordo politico», ha affermato Moscovici. Dopo sarà tutto più difficile con il voto in Olanda, Francia e Germania.

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Ritorno alla crescita?
La Grecia e i suoi creditori stranieri devono entrambi mostrare «realismo e flessibilità» per completare rapidamente una revisione del programma di salvataggio del Paese, ha detto ieri il governatore della Banca centrale di Grecia, Yannis Stournaras nonché ex ministro delle Finanze nel governo Samaras. La revisione si trascina da mesi in mezzo a disaccordi su riforme del lavoro e agli obiettivi fiscali e una rapida conclusione dovrebbe «rafforzare la previsione di crescita economica greca dal 2017 in avanti», ha proseguito Stournaras nel corso di una conferenza. Le previsioni europee di autunno 2016 prevedono dopo -0,3% del 2016 e -0,2% del 2015 finalmente una crescita della Grecia del 2,7% quest’anno e del 3,1% nel 2018. Sara vero? La cautela è d’obbligo visto i precedenti e le cocenti delusioni del passato. Stournaras ha parlato ieri, prima di una riunione dei ministri delle finanze della zona euro prevista per oggi, anche se i funzionari della zona euro hanno già escluso di raggiungere un accordo sulla revisione e che probabilmente se ne riparlerà a metà febbraio.

La Grecia vuole concludere la revisione al più presto, per partecipare al programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea entro il primo trimestre. «Una condizione necessaria per la ripresa economica è in primo luogo il completamento della seconda revisione e una determinata attuazione delle riforme strutturali delineate nel nuovo programma (di salvataggio)», ha detto Stournaras. «Allo stesso tempo, particolare attenzione deve essere dato a rimuovere gli ostacoli alle privatizzazioni che sono già state concordate e l'ulteriore promozione del programma di privatizzazione e l'utilizzo dei beni pubblici». Le privatizzazioni sono state una condizione chiave dei salvataggi internazionali della Grecia dal 2010, ma la resistenza politica e burocratica ha bloccato il processo che ha fatto pochi passi in avanti fino ad ora.

Riforme incomplete
Ma a che punto siamo in Grecia? Il terzo pacchetto di aiuti Ue per la Grecia si concluderà nel 2018. Atene, in cambio dei finanziamenti dell'Esm, si è impegnata a varare una serie di pesanti misure di austerità su pensioni e fisco e riforme strutturali. Molto è stato approvato ma molto ancora resta da implementare mentre il governo non brilla più nei sondaggi e i dipendenti della sanità pubblica, scesi in sciopero per i tagli, manifestano contro il governo accusando il premier Tsipras e il suo partner nazionalista, Panos Kammenos, di essere entrambi dei “Pinocchio”. Accuse dure da digerire per un governo di sinistra radicale che però ha dovuto accettare la medicina amara della austerità.

Il governo ribatte che nessun esecutivo ha mai fatto tanto per rimettere in sicurezza il Paese e frenare il catastrofico declino causato dalle precedenti amministrazioni. Intanto la Grecia è alle prese, nella sempre maggior indifferenza dei partner, dell’ennesimo braccio di ferro con la troika. Forse è il momento di un atto di realismo che consenta di chiudere in fretta la seconda revisione del terzo piano di salvataggio prima di febbraio. Dopo, come ricorda Moscovici, si chiuderanno tutte le opportunità in Europa a causa di un calendario elettorale ad ostacoli e sarà come cercare di atterrare in una pista con la nebbia fitta.

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