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«Green bond», ecco perché le obbligazioni verdi non fanno sempre bene all’ambiente

Le “obbligazioni verdi” sono il simbolo dell'investimento responsabile nell’era del climate change: lo testimonia il boom di questo mercato, passato dagli 1,5 miliardi di dollari del 2007 ai 174 miliardi del 2012. Ma attenzione: i “green bond” finanziano davvero progetti ecosostenibili? Un report di Insight in esclusiva per Il Sole 24 Ore spiega perché a volte le obbligazioni verdi possono essere tutto fuorché amiche dell’ambiente

di Enrico Marro


«Il green bond da 400 milioni simbolo della sostenibilità di gruppo»

3' di lettura

Sono l’investimento simbolo di chi ha a cuore il futuro del pianeta nell’era del climate change. I green bond, obbligazioni emesse per finanziare progetti con caratteristiche di sostenibilità ambientale, nei loro tredici anni di vita hanno conosciuto un boom incredibile: dagli 1,5 miliardi di dollari del 2007, il mercato delle obbligazioni verdi è passato ai 173,6 miliardi di dollari del 2017.

All’inizio venivano emessi soprattutto da grandi istituzioni sovranazionali come la Banca mondiale o la Banca europea degli investimenti, ma la moda dell'investimento responsabile ha ben presto attirato una miriade di altri emittenti, dalle singole aziende alle agenzie statali e persino alle amministrazioni comunali. Anche in Italia le emissioni si sono moltiplicate, con emissioni che da gennaio hanno toccato i 4,25 miliardi di euro, contro i due miliardi dell'intero 2018.

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Peccato che parte di questi green bond non siano sempre così “verdi”. A rivelarlo è uno studio di Insight, la più grande società di asset management del gruppo BNY Mellon, forte di circa 850 miliardi di dollari di masse gestite. Il report, che Il Sole 24 Ore ha ottenuto in esclusiva, ha messo sotto la lente 83 green bond e 96 social impact bond (investimenti obbligazionari mirati a ottenere un impatto sociale positivo e misurabile) presenti sul mercato mondiale nel 2019: per farlo Insight ha messo a punto un vero e proprio sistema di rating che serve a capire quanto effettivamente i bond siano sostenibili, al di là delle dichiarazioni degli emittenti.

Provare a bluffare sui green bond, infatti, non è poi così difficile: non esiste uno standard globale per certificare come “verde” un’obbligazione, ma solo quattro linee guida elaborate dall’International Capital Market Association (Icma). I pilastri delineati dall’Icma per distinguere un’obbligazione “verde” sono un’attenta selezione dei progetti su cui investire, una chiara identificazione della destinazione dei proventi, la massima trasparenza su tutto il processo e la pubblicazione di report periodici.

Il report di Insight rivela però che oltre il 15% dei green bond e oltre il 16% degli impact bond analizzati nel 2019 sono “sospetti”, nel senso che ci sono dubbi sulla reale sostenibilità dell'emissione, per vari motivi ma soprattutto per una mancanza di trasparenza sul modo in cui i finanziamenti verranno utilizzati per finanziare progetti “verdi”. Degli 83 green bond passati al microscopio dagli analisti di Insight, 13 hanno un rating “rosso”, in netto peggioramento rispetto al 2018 quando una sola emissione era risultata sospetta.

«Sul fronte trasparenza ci sono peraltro esempi di eccellenza - sottolinea Joshua Kendall, analista senior di Insight Investment nel settore ESG - ma molti dei report al contrario non spiegano in dettaglio come vengono utilizzati i proventi delle emissioni, il che secondo noi dovrebbe rappresentare un requisito minimo per green bond e impact bond». Gli investitori dovrebbero essere infatti in grado di conoscere il reale impatto ambientale dei loro investimenti, continua Kendall.

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Invece queste informazioni talvolta sono nebulose o assenti, per esempio nel settore costruzioni, responsabile di circa il 49% delle emissioni globali di CO2. «In certi casi, i finanziamenti raccolti con i green bond possono potenzialmente essere utilizzati per il pagamento di altre obbligazioni in scadenza che non sono sostenibili», sottolinea l’analista di Insight.

Il panorama delle obbligazioni verdi non è tuttavia così nero. Per fortuna esistono settori e aree geografiche dove sono stati fatti grandi passi avanti, sottolinea Kendall: per esempio le telecomunicazioni, dove questo tipo di obbligazioni stanno finanziando progetti di sostenibilità che peraltro sarebbero comunque stati effettuati, ma soprattutto il settore delle utilities europee, dove i green bond vengono utilizzati per creare impianti di produzione di energia solare o eolica.

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