Finanza sostenibile

Green bond, le stime di Borsa italiana: crescita del 20% anno su anno

di Vitaliano D'Angerio

(Stefano Capra)

3' di lettura

Green e social bond per un valore complessivo di 60 miliardi e 13 emittenti. Sono i numeri del segmento obbligazionario “verde” di Borsa Italiana che vede in prospettiva un rapido aumento di questi specifici strumenti finanziari, considerati da alcuni consulenti invece ancora un settore di nicchia. «Stimiamo una crescita del 20% anno su anno per i green e social bond – dichiara Pietro Poletto a capo di Fixed Income, ETPs and Securitised Derivatives del London Stock Exchange Group –. In Italia si è arrivati un po’ in ritardo sul settore ma le prospettive sono buone». Tutto bene quindi benché il retail italiano possa approcciare soltanto a titoli sovranazionali, come la World Bank, o bancari. I corporate bond green, in particolare quelli emessi da gruppi italiani, sono infatti

destinati in gran parte a investitori professionali.

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Lotto minimo e strategie
«È una questione di strategie commerciali – spiega Poletto –. Alcune aziende italiane, e la stessa Cdp, hanno preferito indirizzare l’offerta agli investitori professionali, puntando sul nostro segmento ExtraMot Pro. Diversi emittenti hanno però già manifestato interesse ad ampliare l’offerta anche al retail nel prossimo futuro». Il lotto minimo dei green bond corporate italiani è generalmente di 100mila euro. Aziende e banche straniere, e gli stessi organismi sovranazionali, invece hanno un lotto minimo di mille-2mila euro. Si può dunque comprare un green bond della tedesca Kfw (lotto minimo mille euro) mentre la “cugina” italiana Cdp per i suoi due social bond prevede un lotto minimo di 100mila euro.

Liquidità
L’ammontare dell’ emissione è generalmente superiore ai 500 milioni di euro; vi sono pochi bond di valore molto inferiore. Sul versante liquidità nessun problema allora? «Più che di liquidità a me piace parlare di liquidabilità – aggiunge Poletto –. Per green e social bond però generalmente siamo in ambito buy and hold: sono emissioni che vengono comprate da grandi fondi o assicurazioni che li tengono in portafoglio fino a scadenza».

Il rating
Fondi o Etf sono sempre i migliori strumenti finanziari per i piccoli risparmiatori: la diversificazione infatti consente di spalmare l’investimento su più green bond, in questo caso. Se invece si vuole puntare direttamente

sull’obbligazione verde cosa bisogna guardare? Il rating del green bond per esempio è diverso da quello di un bond tradizionale? «Il rating assegnato al green bond rispecchia quasi sempre quello dell’emittente – afferma Renato Panichi, senior director in Italia di S&P Global Ratings –. L’obbligazione verde ha un surplus di trasparenza e informazione, ma al momento sul primario non vi è una differenza di valutazione rispetto ai bond tradizionali. Sul secondario vi è qualche differenza di una decina di punti: gli investitori sono disposti dunque a un po’ di rendimento in meno. Ma ad oggi si tratta comunque di differenze veramente minime». E aggiunge: «C’è spazio per una crescita dei prodotti green, ma è necessaria una maggiore sensibilizzazione della clientela retail da parte delle reti di banche e promotori».

QUELLI SCAMBIATI IN PIAZZA AFFARI (OLTRE I 500 MILIONI DI AMMONTARE) Selezione di green bond di emittenti italiani, quotati sul segmento ExtraMot Pro, con emissioni sopra i 500 milioni di euro
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Il gestore
Messo a posto il rating, passiamo alle altre caratteristiche del green bond che devono essere valutate dall’investitore. A dare dei suggerimenti è Carmine Da

Fermo, responsabile fondi flessibili e multiasset di Sella Sgr: «Da un punto di vista finanziario le caratteristiche che i green bond devono avere sono le seguenti: un emittente finanziariamente solido; una emissione plain vanilla, priva cioè di opzioni o altri covenant a volte poco comprensibili per il piccolo investitore; dimensioni da almeno 500 milioni di euro e un rendimento allineato ad una identica emissione non green». E dal punto di vista della sostenibilità? «È necessario un buon framework, ovvero un documento che spieghi le ragioni e gli obiettivi dell’emissione obbligazionaria, i criteri di esigibilità dei vari progetti finanziati, il processo di valutazione e selezione, il reporting dello stato di avanzamento dei progetti e degli impatti. Tra le caratteristiche che deve avere è importante anche la previsione di una revisione esterna, la second party opinion, che permetta di confermare validità e fattibilità di quanto previsto nel framework».

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