finanza del futuro

Green deal, il club dei fondi sale oltre i 40mila miliardi di $

Con l’ingresso di BlackRock a livelli record il patrimonio per le battaglie sostenibili. I 370 investitori della lobby Climate Action 100+ pronti a campagne attiviste sul clima

di Riccardo Barlaam

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Con l’ingresso di BlackRock a livelli record il patrimonio per le battaglie sostenibili. I 370 investitori della lobby Climate Action 100+ pronti a campagne attiviste sul clima


2' di lettura

Sostenibilità nel lungo termine. E gestione del rischio. Sono i due elementi che l’industria finanziaria negli Stati Uniti guarda come pre-requisiti ormai per indirizzare gli investimenti. Per questo gli stessi investitori hanno avviato volontariamente l’iniziativa Climate Action 100+: gruppo di pressione che raggruppa ormai oltre 370 investment manager, con asset combinati ormai per 41mila miliardi di dollari, che cerca di spingere le grandi aziende, quelle con maggiori emissioni inquinanti, a porre in essere le azioni necessarie nelle organizzazioni e nelle strategie per combattere il cambiamento climatico.

L’ultima ad aderire al club dei finanzieri “green” è stata BlackRock, a inizio gennaio. Ci sono anche State Street e Vanguard Group e tante altre. L’adesione del primo asset manager globale, in ogni caso, è stata salutata come una tappa fondamentale per Climate Action 100+ e le sue campagne di pressione. Come si ricorderà, a inizio settimana nella sua lettera annuale agli investitori il ceo di BlackRock Larry Fink ha ripreso le fila di questa iniziativa e l’ha spiegata: «Il cambiamento climatico sta rivoluzionando la finanza globale». È ora di agire. E di prepararsi. Il rischio è quello di essere scartati, di non rientrare più nei portfolio dei grandi investitori istituzionali. Non si tratta solo, come dire, di pulirsi la coscienza. Ma piuttosto di prospettive di reddito e di rendimenti che nel futuro rischiano di allontanarsi a fronte della crescente sensibilità delle persone al problema clima.

Climate Action 100 + ha già riportato delle vittorie nelle sue campagne per spingere le grandi aziende, che producono oltre due terzi delle emissioni inquinanti industriali globali, a impegnarsi in cambiamenti concreti. Lo scorso anno il colosso energetico Bp dopo una risoluzione proposta da gruppi attivisti e sostenuta dagli azionisti, ha deciso per la prima volta di dettagliare in un report quanto i suoi investimenti sono compatibili con gli Accordi sul clima di Parigi. La stessa adesione di BlackRock al club della finanza “green” è arrivata dopo lo scorso mese Boston Trust Walden e Mercy Investiment Services hanno sottoposto una proposta in tal senso agli azionisti. Lo stesso hanno fatto con Vanguard Group e JpMorgan Chase.

Insomma il climate change a tutti gli effetti è diventato un importante aspetto nell’industria dell’asset management. Attivisti e associazioni non profit sempre più spesso lanciano campagne critiche contro i più grandi fund manager nel mirino per le loro azioni insufficienti, dicono, di fronte alla crisi ambientale globale.

Le aziende più virtuose hanno maggiori possibilità di trovare investitori. Secondo gli ultimi dati di Bloomberg nel 2019 gli Etf che hanno nel loro portfolio società con strategie legate ai parametri ambientali, sociali e di governance Esg hanno raggiunto la cifra record di 8 miliardi di dollari.

Climate Action 100+ con le sue campagne per promuovere la sostenibilità, e il suo formidabile pacchetto di mischia di 370 investitori globali, ha l’ambizione di diventare il più grande, ricco e benevolente pungolo ambientale che il mondo corporate abbia mai avuto, per spingere le aziende a spiegare come il climate change può impattare sul loro business nel medio e lungo termine. In modo che gli azionisti possano decidere se investire ancora i loro soldi in aziende che non sono preparate per il futuro.

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