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Green economy, l’europrogettista si trasforma in un manager strategico

Per mettere in circolo le risorse iniettate dal Green new deal (Gnd) servono tecnici capaci di tradurre in azioni gli obiettivi indicati da Bruxelles

di Flavia Landolfi

"Non sprechiamo l'Europa": i commercialisti per i fondi europei

3' di lettura

«Nella grande famiglia del project managing l’europrogettazione è destinata ad avere un ruolo sempre più strategico: i dati internazionali parlano di un incremento del 33% di qui al 2027». Marco Buemi, docente universitario a contratto in europrogettazione alla Viu di Venezia e lead expert in Urbact (il programma europeo per lo sviluppo urbano sostenibile), non ha dubbi: per mettere in circolo il fiume di risorse iniettate dal Green new deal (Gnd) servono tecnici capaci di tradurre in azioni gli obiettivi indicati da Bruxelles.

E non solo dal Gnd. La partita europea si giocherà anche sul tavolo della programmazione 2021-2027, che farà della sostenibilità un mantra allargato a tutti i settori economici. «Dalla rigenerazione urbana alla riconversione energetica - dice Buemi - sarà cruciale tradurre in pratica queste indicazioni e farlo in un’ottica di lunga durata: perché l’altro tema delicato è quello della mortalità dei progetti avviati».

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Progetti trasversali
La nuova era «green» si annuncia come una rivoluzione che attraverserà tutti gli ambiti e tutti i settori economici e sociali. I pilastri del Gnd si incaricano di ecosostenibilità in tutte le sue declinazioni ma anche di inclusione sociale, diversity, lavoro, salute, uguaglianza. Con una reattiva Banca europea degli investimenti che dal 2021 chiuderà i rubinetti dei finanziamenti al settore fossile. E a cascata, per i professionisti che prenderanno in carico le call e i bandi con il compito di progettare azioni mirate, la scommessa è quella delle competenze. Ma con una chiave in più, rispetto al passato.

«Non parleremo più di innovazione industriale senza un occhio alla riduzione del Co2, di cooperazione internazionale senza l’abbattimento delle emissioni sulla mobilità: è un vero e proprio cambio di paradigma in cui ci aspettiamo di vedere bandi e call con punteggi maggiori per i progetti che rispettano gli obiettivi comunitari», spiega Alessio Flego, professionista di Udine che da anni lavora fianco a fianco degli enti locali.

Formazione e competenze
La formula per arrivare preparati? «Non si tratta di iperspecializzarsi ma di possedere un know how adeguato ai compiti che ci attendono - dice - perché uno dei problemi che attraversano l’europrogettazione in Italia è proprio la mancanza di competenze specifiche». Del resto la formazione è del tutto deregolamentata: non esiste oggi nessun percorso normato per aprire uno studio e ricevere il primo cliente. La congruità della formazione, insomma, la stabilisce il mercato: se sei bravo vai avanti, altrimenti chiudi bottega. Quello che sta accadendo nel Nord-Est, dice Flago: «Non tutti ce la fanno a restare sul mercato, alcuni preferiscono entrare nel pubblico o riconvertirsi in altre attività».

E torniamo alle competenze. Fondamentali secondo Stefano Picchi, docente a contratto all’Università di Bologna, esperto del programma Life e degli altri strumenti di finanziamento per l’ambiente: «Con il Green new deal l’europrogettista dovrà possedere competenze tecnico-scientifiche perché la costruzione del progetto di finanziamento dovrà partire anche dagli studi e dalle ricerche sul tema da affrontare». Secondo Picchi «assisteremo certamente a un aumento di richieste di europrogettazione, soprattutto sul fronte dei fondi diretti anche se per quanto riguarda quelli indiretti, che passeranno per gli enti locali, si concentreranno i maggiori sforzi di adeguamento alle indicazioni Ue».

E i commercialisti? «L’europrogettazione non è sfruttata a pieno, potremmo fare molto di più - spiega Giuseppe Tomasello, dell’Unione giovani commercialisti (Ungdcec) -. Il professionista che lavora al servizio delle imprese ha tutte le carte in regola ma deve fare il grande passo e da consulente tecnico deve trasformarsi in manager strategico. Europrogettazione, piani strategici, codici etici, bilanci sociali devono diventare pane quotidiano».

Per approfondire:
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