STRATEGIE DI ESPANSIONE

Green Network punta sul mercato francese e guarda a nuovi soci

L’azienda romana luce e gas fondata nel 2003 ha superato il milione di utenti

di Simona Rossitto


3' di lettura

Aumentare il numero dei clienti, magari sfruttando l’attesa chiusura del mercato tutelato, ed espandersi in altri mercati, come quello francese. Senza chiudere la porta all’arrivo di un eventuale socio forte ma «a condizioni ragionevoli». Sono gli obiettivi di Green Network, società romana che opera nella vendita di energia elettrica e gas, primo e unico operatore italiano presente nel Regno Unito. Last but not least, resta, come conferma il direttore generale Giovanni Barberis, il piano di quotare la società in Italia al raggiungimento di circa 70 milioni di ebitda e in caso di condizioni di mercato favorevoli. Un target, quello dei 70 milioni, a cui si potrebbe arrivare «nel giro di un paio d’anni».

Green Network è stata fondata nel 2003 da Piero Saulli, presidente e amministratore delegato e dalla moglie Sabrina Corbo, vice presidente esecutiva. Di recente Green Network ha superato il milione di utenti luce e gas, sia nel mercato domestico sia nel business: in Italia si contano circa 350mila clienti, circa 700mila nel Regno Unito. Nel primo semestre del 2019 i ricavi sono cresciuti del 15,7%, a 965 milioni, l’ebitda del 16,2% a 22,4 milioni, l'utile netto a 3,86 milioni (+463%). Per l’intero anno Green Network stima di chiudere i conti con due miliardi di fatturato e di superare ampiamente un milione di clienti. «La marginalità – aggiunge Barberis, già cfo di Hera e Acea – sarà in linea con il 2018».

Dopo il Regno Unito, dove Green Network è sbarcata tre anni fa e dove si stima il break even nel 2020, la società guarda anche ad altri mercati. «Abbiamo – spiega Barberis - già la licenza per la Francia, inizieremo appena ci saranno le condizioni generali». Nel frattempo il gruppo si sta concentrando sul sostegno al mercato italiano, in particolare su quanto accadrà il primo luglio 2020 con la prevista chiusura del mercato tutelato. «Non è una vera e propria liberalizzazione tramite aste, ma – commenta il direttore generale – un progressivo completo passaggio al mercato libero che coinvolgerà circa 30 milioni di italiani, in modo molto intelligente, in quanto sarà il cliente a decidere il proprio fornitore». Un’opportunità di crescita per l’azienda. Al momento «siamo liberi e indipendenti, praticamente senza debito, grazie anche ai soci fondatori che non hanno mai voluto ricevere dividendi, lasciando gli utili in azienda. Se per ipotesi volessimo però sfruttare l’importante opportunità del 2020 per tentare di crescere in modo significativo, avremmo bisogno di un partner finanziario o industriale. Il problema si porrà ad aprile-maggio dell’anno prossimo in prossimità dell’apertura del mercato tutelato». Il punto, aggiunge Barberis, «è che 10 anni fa, a parità di risultati, saremmo stati corteggiati dal sistema, mentre attualmente ci stiamo confrontando con un mercato finanziario in difficoltà».

La quotazione in Borsa, annunciata negli anni scorsi, non è un progetto finito nel cassetto. Ma bisogna aspettare il momento giusto. «Avevamo dichiarato che l’obiettivo era quotare un 40% nel listino ufficiale non appena l’ebitda avesse raggiunto l'area di 70 milioni di euro. Ad oggi – spiega Barberis – non abbiamo ancora raggiunto questo target. Quando ci arriveremo, e se ci sarà finalmente un momento favorevole del mercato borsistico, sarà un progetto che porteremo avanti. Probabilmente per arrivare a questo risultato dovremmo aspettare almeno un paio d’anni». Non è esclusa neanche l’apertura del capitale ad altri soci. «È un’altra strada che stiamo valutando. Se arriva un socio forte a condizioni ragionevoli ben volentieri, ma al momento non c’è nulla in corso».

Green Network, nata come azienda delle rinnovabili, ha da sempre avuto attenzione alla sostenibilità. Di recente è stata partner del riconoscimento istituito dalla Camera nazionale per la moda italiana per i migliori progetti di sostenibilità nel settore della moda e del lusso. E i progetti green e sostenibili restano nel dna dell’azienda che è già plastic free al suo interno. Al momento però, conclude Barberis, «dobbiamo stabilizzarci, capire cosa farà il mercato nei prossimi mesi. È in corso un grande cambiamento, con grandi opportunità, la marginalità è attualmente ridotta ma con interessantissime prospettive a breve».

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