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Green new deal, da anatema ad arma elettorale vincente

Jeffrey Sachs: «L’America è a un punto di svolta»

di L.L.P.

Jeffrey Sachs: «L’America è a un punto di svolta»


2' di lettura

«Il tentativo del presidente Trump di riportare l’America indietro nel tempo, agli anni 60 dominati dal carbone, da auto e industrie inquinanti, in cambio di un boom degli occupati nel manifatturiero, è fallito: se ne stanno accorgendo anche gli americani e ora siamo a una svolta».

È impietoso nell’analisi l’economista Jeffrey Sachs, fondatore dell’Earth institute della Columbia university e dello United nations sustainable development network (i più prestigiosi centri di ricerca sullo sviluppo sostenibile). L’incontro in live streaming organizzato da Andrea Illy - nell’ambito della conferenza europea Esof 2020 di Trieste - verte sul nuovo paradigma della virtuous agriculture, ma è inevitabile toccare il tema delle elezioni del 3 novembre.

Elezioni importanti anche per il pianeta, visto che da un lato c’è Trump, che da vincitore vedrebbe il giorno dopo gli Usa uscire dagli Accordi di Parigi sul clima, e dall’altro Joe Biden, che fermerebbe quella decisione improvvida e varerebbe un piano ecologico da 2mila miliardi di dollari in 4 anni. Si chiama Clean energy revolution ma in controluce si legge il vero nome: Green new deal, essendo stato scritto con il candidato progressista Bernie Sanders che ne faceva una sua battaglia. Solo che negli Stati Uniti non si può parlare apertamente di Green new deal, altrimenti si viene bollati come estremisti ecologisti votati alla sconfitta. Eppure, la bandiera verde ha consentito l’ascesa di Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane rappresentante al Congresso della storia, autrice impavida di una Green new deal resolution e di un Climate equity act con la neo-designata vicepresidente di Biden, Kamala Harris. Proposte normative stroncate dai repubblicani.

Ma il vento sta girando. Il co-firmatario della Resolution, il 74enne senatore uscente Ed Markey, ha confermato a sorpresa il seggio del Massachusetts battendo l’ultimo dei Kennedy, Joseph III.

I giovani ecologisti, trainati dal Sunrise movement, hanno fatto di Markey un’icona social, per le sue posizioni green. Il fascino dei Kennedy non è bastato al 34enne rampollo per guadagnarsi il voto di donne, giovani, classe media impoverita e persone di colore. Una fascia sociale ora ambientalista, perché più danneggiata dall’inquinamento e dai fenomeni estremi del climate change (come gli incendi estesi).

«Persino i 10 milioni di americani che vivono di oil & gas si stanno rendendo conto che questo business è in declino, per il calo della domanda da parte di clienti attenti all’impronta ecologica e per la calante competitività rispetto alle fonti rinnovabili», spiega Sachs. Significativa una sua recente analisi: durante l’amministrazione Trump, nonostante i sussidi, questi lavoratori hanno perso 30mila posizioni retribuite, mentre l’indice S&P Oil & Gas è sceso del 51,5% nell’ultimo anno. Al contrario del Clean energy, in aumento del 50,7%.

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