cambiamento climatico

Green deal: Ferreira, il fondo di transizione non pesi sulla politica di coesione

Lo strumento finanzia gli investimenti per la conversione industriale sarà presentato martedì 14 gennaio. Si ipotizza l’esclusione degli investimenti pubblici dalla disciplina Ue sugli aiuti di Stato. La Puglia, con l’ex-Ilva tra le regioni beneficiarie

di Gi.Ch.

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(REUTERS)

Lo strumento finanzia gli investimenti per la conversione industriale sarà presentato martedì 14 gennaio. Si ipotizza l’esclusione degli investimenti pubblici dalla disciplina Ue sugli aiuti di Stato. La Puglia, con l’ex-Ilva tra le regioni beneficiarie


2' di lettura

Il nuovo fondo europeo per la transizione equa verso un'economia più amica dell'ambiente e più sostenibile non deve sottrarre risorse alla politica di coesione. «Servono nuove risorse» ha detto la commissaria Ue alla coesione, Elisa Ferreira, al termine di una riunione con i rappresentanti delle associazioni di enti locali e regionali europei che hanno dato vita all'Alleanza per la politica di coesione. «Qualunque sarà l'ammontare dell'intero pacchetto» del nuovo strumento, «questo non sarà a spese della politica di coesione – ha assicurato Ferreira – ma si combinerà con i fondi strutturali, con lo strumento InvestEU (erede dell'attuale Piano Juncker, ndr), con la Bei, con altri fondi, ma l'elemento cruciale proviene da nuove risorse. Ciò che stiamo chiedendo e che difenderemo è che le risorse non provengano dalla politica di coesione».

Ferreira ha puntualizzato che il nuovo fondo dovrà «aiutare le regioni che davvero dipendono» da industrie che verranno fortemente colpite dalla transizione energetica. «Non tutte le regioni potranno usarlo, potranno farlo solo se rispettano queste condizioni», ha spiegato. «La base del fondo è regionale, quindi bisogna tenere conto di tutte le altre condizionalità relative ai finanziamenti, in particolare il fatto che ci sono elementi di prosperità relativa: i Paesi più ricchi magari possono realizzare da soli la transizione “verde”, mentre i più deboli dovranno essere aiutati». La presentazione del fondo di transizione era già slittata dall'11 dicembre all'8 gennaio e poi ulteriormente rinviata a martedì 14 gennaio.

Le prime simulazioni indicano 50 regioni (di cui quattro italiane) come beneficiare del fondo di transizione che nelle intenzioni della presidente Ursula Von der Leyen dovrebbe mobilitare 100 miliardi di euro di investimenti “verdi” in sette anni.
Secondol’ultima bozza anticipata dall’Ansa, il fondo partirà con uno stanziamento di base di 7,5 miliardi e dal 2021 permetterà di finanziare con risorse pubbliche “la modernizzazione” di grandi impianti industriali e “la bonifica di siti contaminati” - come potrebbe essere per l'ex Ilva - senza violare le regole Ue sugli aiuti di Stato.

Sullo stesso argomento è intervenuto il Wwf Europa, affermando che per funzionare davvero il fondo per il clima Ue deve “contenere e mobilitare” risorse fresche “sia pubbliche che private” e utilizzare al meglio i ricavi del mercato Ue delle emissioni (Ets). Il Wwf raccomanda un più ampio utilizzo dei ricavi dell'Ets, con “4,6 miliardi che oggi non vengono spesi nell'azione climatica” senza contare le “quote di emissioni concesse gratuitamente dal valore di 11 miliardi”. Secondo l'analisi dell'organizzazione, i paesi che chiedono più finanziamenti dal nuovo fondo (Ungheria, Polonia e Repubblica ceca) sono anche quelli che più utilizzano i ricavi Ets per sussidiare la costruzione di impianti alimentati da fonti fossili.

Per saperne di più:
Green new deal, i nodi da sciogliere del fondo europeo da 100 miliardi

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