Emergenza Coronavirus

Green pass, in arrivo un decreto unico per l’estensione a Pa e privati

Testo in Consiglio dei ministri forse già giovedì. La Lega vota gli emendamenti Fdi contro il certificato verde ma Salvini: il governo non rischia. Di Maio: preoccupati per la stabilità dell’esecutivo. Letta: Lega inaffidabile

Green pass, dagli statali ai ristoranti, dove scatterà l'obbligo

4' di lettura

L’estensione da ottobre del green pass obbligatorio ai dipendenti della Pubblica amministrazione e del settore privato potrebbe arrivare con un decreto legge di un solo articolo nel Consiglio dei ministri di giovedì, dopo la cabina di regia. Quanto al costo dei tamponi - punto sul quale le parti sociali non hanno trovato ancora una posizione comune - dovrebbero essere gratuiti solo per i lavoratori esentati dalla vaccinazione per motivi di salute.

La Lega vota con Fdi

Intanto però alla Camera si vota il decreto legge Covid, cioè il testo che ha introdotto l’obbligo di green pass per entrare nella maggior parte dei locali al chiuso, dai ristoranti fino agli aerei e ai treni a lunga percorrenza (oltre a stabilire la proroga a fine anno per lo stato di emergenza e rivedere i parametri sanitari per il passaggio di colore nelle regioni del Paese). I gruppi di maggioranza, compresi quello della Lega, hanno ritirato i loro emendamenti al testo. Il governo ha rinunciato a porre la questione di fiducia ma le tensioni nella maggioranza non si sono esaurite.

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Matteo Salvini ha annunciato nel corso della giornata che il suo partito avrebbe votato gli emendamenti di Fratelli d’Italia che puntano a sopprimere l’obbligo di green pass nei ristoranti. «Non penso - ha affermato - che il governo dipenda dal fatto che uno voglia andare al ristorante a mangiarsi la pizza con o senza il green pass. Penso che il governo abbia altre sfide ben più ambiziose rispetto a queste». La norma è stata bocciata a scrutinio segreto dall’Aula con 270 no, 4 astenuti e 134 voti a favore. I favorevoli sono ben più dei voti teorici dell’opposizione, che sono poco più di 50.

Di Maio: preoccupati per la stabilità del governo

«Dobbiamo essere preoccupati per la stabilità del governo», nato per completare la campagna di vaccinazione e spendere i soldi del recovery, «se si creano fibrillazioni nel governo è chiaro e evidente» che si «impensierisce la serenità del percorso», la Lega sembra combattuta tra seguire Fdi della Meloni e seguire il bene del paese, la linea del governo» è stato il commento a quanto accaduto a Montecitorio da parte del ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Letta: Lega irresponsabile, è inaffidabile per governo

«Trovo gravissimo l’atteggiamento della Lega, un atteggiamento che dimostra irresponsabilità e dimostra che la Lega non ha a cuore la salute degli italiani e che non è un partner di governo affidabile. Un partner di governo affidabile non vota gli emendamenti dell’opposizione su una questione chiave» è il commento del segretario del Pd Enrico Letta.

«Qualcuno della Lega ha votato a favore» ha sottolineato Emanuele Fiano (Pd). Che in seguito ha specificato: «Non alcuni esponenti ma, come dimostrano i numeri, tutta la Lega ha votato l’emendamento di FdI e quindi contro il governo. 134 voti sono in pratica la somma dei loro voti più quelli dell’opposizione. Irresponsabilità e incoerenza nei confronti del governo sono evidentemente le caratteristiche scelte da Salvini e dai suoi quando si affrontano gli argomenti più delicati per i cittadini».

Un altro esponente democratico, Enrico Borghi, su twitter scrive: «A voto segreto, sull’emendamento Meloni di soppressione del greenpass, quasi 100 parlamentari della maggioranza votano contro il governo. Ormai la doppiezza della Lega viene elevata a sistema. A questo punto la domanda è semplice: la Lega non ha più fiducia in Draghi? Lo dica!”.

Nel pomeriggio gli emendamenti interamente soppressivi della certificazione verde presentati da Fdi e “L’Alternativa c’è” erano stati bocciati dall'Assemblea di Montecitorio con 260 no, 59 sì e 82 astenuti: questi ultimi tutti della Lega.

Bonomi: sul costo tamponi ci sia un intervento sociale

Intanto, il giorno successivo all’incontro con i sindacati che chiedono che i costi del Green pass obbligatorio (vale a dire i tamponi per i lavoratori che non sono ancora vaccinati) siano a carico delle aziende, è intervenuto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi : «Nel momento in cui le parti sociali dovessero essere d’accordo e il governo dovesse adottare in emergenza un provvedimento» sull’obbligo del Green pass, ha rimarcato «credo che temporaneamente si possa pensare ad un intervento sociale. Non si può pensare che questo costo sia a carico delle imprese».

Bonomi ha ricordato che «Confindustria da sempre ha detto che è per l'obbligo vaccinale. Ci sono difficoltà a prendere questo provvedimento, purtroppo vediamo che l'eterogeneità della composizione della maggioranza non consente di trovare una sintesi. Ma abbiamo la necessità di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro. Lo strumento che oggi abbiamo è il green pass, quindi per noi è fondamentale che il governo assuma il provvedimento di rendere obbligatorio il green pass sui luoghi di lavoro».

Cgil: il governo si assuma responsabilità su obbligo vaccinale

Da parte sua la Cgil chiede che «il Governo e il Parlamento si assumano la responsabilità politica di prevedere l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini e le cittadine, obbligo previsto allo stato solo per il personale sanitario». È quanto si legge nell’ordine del giorno approvato dal Comitato direttivo della confederazione sindacale in cui si agginge che è necessario «necessario che vengano superate le contraddizioni nel Governo, sinora emerse» per determinare «un quadro normativo che assolva l’obiettivo di generalizzare la vaccinazione, evitando di produrre nei fatti divisioni nei luoghi di lavoro».

Quanto al green pass, la Cgil sottolinea: «Vogliamo evitare di far venire meno le misure di sicurezza e che uno strumento di protezione/prevenzione, quale è il tampone, anziché essere gratuito costituisca un costo che devono sostenere i lavoratori e le lavoratrici solo per poter svolgere il proprio lavoro». Il parlamentino della Cgil ritiene inoltre necessario il ripristino della indennità per malattia Covid nel caso di quarantena obbligatoria.

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